Tumore al polmone: un esame genetico potrebbe fare la differenza nella cura

Il tumore al polmone è il tumore più mortale in Italia e uno dei più frequenti con 41mila nuovi casi solo nel 2020.

È il tumore più facile da prevenire. Basterebbe non fumare poiché, secondo le statistiche, l’85% dei casi sono causati proprio dal fumo.

tumore polmone
Pixabay

Molto difficile da individuare precocemente e, quindi, quando sarebbe più facile da curare. Purtroppo, però, la diagnosi nel 70% dei pazienti arriva troppo tardi. Questo perché il tumore dà segni della sua “presenza” solo quando è ormai in stadio avanzato. In un articolo precedente abbiano scritto di una tecnica innovativa eseguita per la prima volta in Italia. Ora, invece, grazie a un’altra ricerca scientifica un esame genetico potrebbe fare la differenza nella cura.

Tumore al polmone: un esame genetico potrà fare la differenza nella cura

L’eventuale cura del tumore al polmone potrebbe essere un esame che indaga le alterazioni genetiche all’interno della neoplasia di ciascun paziente. Un esame importante, che riconosce le mutazioni del DNA e, di conseguenza, decidere una specifica cura.

Insomma, i medici oncologi in base al cosiddetto “profilo molecolare” della neoplasia potranno decidere per un farmaco o per una combinazione di farmaci. Questi test, invece, non sempre vengono richiesti spesso sia perché non sono rimborsati dal Servizio sanitario sia perché non tutte le strutture hanno queste apparecchiature che sono sofisticate e costose.

Ed è proprio da qui che nasce la campagna «L’esame più importante della tua vita». Promossa da Amgen Italia in collaborazione con le associazioni pazienti IPOP e WALCE Onlus, l’iniziativa mira a sensibilizzare pazienti e caregiver sull’importanza di conoscere meglio («carta d’identità») la malattia così da poter accedere a cure specifiche.

Come si è detto in precedenza, il tumore al polmone in Italia non solo e il più diffuso ma anche il più letale. Anche perché la diagnosi arriva sempre quando è troppo tardi. Però la ricerca scientifica negli ultimi anni ha fatto passi da giganti perché è riuscita a capire le mutazioni del DNA e dei geni coinvolti rendendo il tumore unico.

I biomarcatori molecolari che i ricercatori hanno trovato permettono di conoscere meglio il tumore e di determinare di volta in volta il cambiamento della terapia oncologica.

ALK, EGFR, KRAS, BRAF, ROS sono le sigle dei nomi dei geni, sigle che i malati oncologici conoscono molto bene. Sono questi che avranno un ruolo importante nei tumori al polmone perché in base alla loro presenza si possono utilizzare i nuovi farmaci. Aprendo speranze di cura (e probabile guarigione) che fino a qualche anno fa era impossibile immaginare.

Carta d’identità del carcinoma

La scoperta delle mutazioni genetiche nel tumore al polmone è stata fatta nell’85% dei casi caratterizzati da carcinoma non a piccole cellule. Con i test molecolari, che si basano su metodi avanzati come la NGS (Next Generation Sequencing), i ricercatori sono riusciti a individuare delle alterazioni genetiche invisibili fino a oggi.

«Si tratta di una risorsa diagnostica molto importante, perché permette di ottenere la “carta d’identità” del carcinoma con il minore disagio possibile per il malato» sostiene Bruno Aratri, presidente dell’Associazione IPOP Onlus (Insieme per i pazienti di oncologia polmonare).

Come detto, però, questa strumentazione non è presente in tutti i centri oncologici italiani ed «è allora fondamentale che le istituzioni e le stesse associazioni lavorino insieme, affinché la distribuzione diventi più capillare, facilitandone l’accesso ai pazienti che ne possono trarre un fondamentale beneficio ai fini di una diagnosi quanto più tempestiva e precisa possibile».

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(Le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e riguardano studi scientifici pubblicati su riviste mediche. Pertanto, non sostituiscono il consulto del medico o dello specialista, e non devono essere considerate per formulare trattamenti o diagnosi)