Scuola, come evitare il pensionamento in tarda età: la soluzione è nel TFR

Secondo l’ANIEF la soluzione per evitare il pensionamento sempre più tardi c’è. Prevede un pagamento mensile dei contributi e non solo. 

Il futuro è di una pensione a 70 anni, un traguardo troppo lontano specialmente per chi lavoro nel comparto scuola. Eppure i conti statali parlano chiaro, bisogna aspettare. Ma per l’ANIEF l’alternativa c’è.

Pensioni scuola la soluzione ANIEF
Come andare in pensione prima (Informazioneoggi.it)

Diamo uno sguardo al prossimo futuro. Nel 2027 ci sarà una spesa di 368,1 miliardi per le uscite legate alla pensione (15,5% sul PIL nazionale). Già a fine 2024 si prevede una spesa di 337,4 miliari con un + 5,8 rispetto al 2023. Negli ultimi sei anni la spesa è cresciuta di 70 miliardi e l’incremento non accenna a diminuire. Tutto questo avrà come conseguenza una stretta sempre maggiore sui parametri di uscita dal mondo del lavoro.

L’età anagrafica di pensionamento sarà sempre più alta, bisognerà attendere 40/50 anni di lavoro per poi ottenere, però, un assegno più basso del 30%. E già è tanto se la pensione verrà pagata considerando la situazione dei conti INPS. Tutto questo diventa ancora più drammatico se si considera il comparto scuola. Insegnare a 70 anni, pochi hanno ancora la pazienza, la lucidità e l’umiltà di farlo con saggezza. Bisogna trovare una soluzione a questo scenario apocalittico – così lo ha definito Marcello Pacifico, presidente nazionale ANIEF.

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Pacifico pensa che per dare una risposta allo scenario da lui definito apocalittico basterebbe applicare le regole in vigore per i lavoratori delle Forze Armate. Occorrerebbe consentire ai docenti e al personale ATA di riscattare gratuitamente gli anni di formazione e gli anni passati all’università integrando con dei fondi bancari dove ce ne fosse l’esigenza. Parla, poi, dell’adesione ad Espero come scelta consapevole e non come un’imposizione dei soci fondatori del fondo di comparto.

Come soluzioni all’aumento della spesa sociale propone che lo Stato paghi mensilmente i contributi ai 3,5 milioni di dipendenti pubblici – tre volte la quota che viene trattenuta nello stipendio – nonché la sua parte di Trattamento di Fine Rapporto o di Fine Servizio. Mettendo in atto queste risposte al problema, secondo Pacifico e i sindacati, si potrebbero risanare i conti e andare in pensione in anticipo.

C’è, poi, anche il problema dell’entrata a regime del sistema contributivo che determina una riduzione importante dell’importo dell’assegno pensionistico. Le somme percepite sarebbero sempre più basse. Pacifico suggerisce a tutti i lavoratori di procedere con una simulazione utilizzando il servizio INPS Pensami per capire quale sarà il proprio destino se la situazione non dovesse cambiare.

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