Certificati medici: solo alcuni sono gratuiti, ma sono in pochi a saperlo

Prima di richiedere certificati medici è bene informarsi se l’erogazione è onerosa o a titolo gratuito, per evitare inconvenienti.

Il rilascio di un certificato medico è, di solito, l’ultimo step di una prestazione sanitaria complessa, che comprende, ad esempio, l’acquisizione del consenso, la raccolta dell’anamnesi e la visita medica.

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Foto Canva

Il compenso che, dunque, paga il paziente non si riferisce unicamente al documento in sé, ma riguarda la prestazione nella sua totalità.

Il problema del pagamento dei certificati riguarda solo i medici convenzionati con il SSN (ossia i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta). Le certificazioni dei medici ospedalieri, infatti, sono sempre gratuite. Al contrario, i medici liberi professionisti erogano prestazioni solo dietro compenso, perché la loro attività lavorativa ha natura privata e libera; non sono, quindi, pagati dallo Stato ma solo dal paziente privato.

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Certificati rilasciati da medici di base e pediatri: quali sono quelli gratuiti?

Un nostro gentile Lettore, ha inviato il seguente quesito:

Salve, avrei bisogno di un’informazione. Sono un invalido al 75%, con Legge 104 (art. 3, comma 1). Poiché ero intenzionato a sfruttare la detrazione fiscale per l’acquisto di un nuovo telefono, ho richiesto al mio medico curante la certificazione attestante la correlazione tra la patologia e l’accesso al beneficio. Il medico, però, mi ha informato che il certificato è a pagamento. È davvero così? Risparmierei sull’IVA per l’acquisto di un prodotto ma, purtroppo, spenderei soldi per il certificato! Lo trovo assurdo. Vi ringrazio in anticipo.”

I medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta possono rilasciare sia certificati gratuiti sia a pagamento. Quali sono quelli gratuiti? Quelli che vengono emessi ai propri assistiti e che fanno parte delle normali mansioni stabilite dalle Convenzioni Nazionali e dagli Accordi regionali. Sono, quindi, prestazioni il cui pagamento spetta allo Stato e non al cittadino.

In particolare, le ipotesi di certificazione gratuita per il paziente sono quelle per:

  • assenza dal lavoro per malattia (da inviare all’INPS);
  • riammissione a scuola in seguito ad un periodo di malattia;
  • idoneità allo svolgimento di attività sportiva non agonistica parascolastica;
  • assistenza domiciliare integrata;
  • denunce obbligatorie (ad esempio, nascita, morte, malattie infettive).

Per le ipotesi diverse da quelle appena elencate, il medico può richiedere un compenso all’assistito, perché si tratta di prestazioni non retribuite dallo Stato.

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Certificati medici a pagamento: quanto si spende?

Qual è il costo dei certificati che non rientrano tra quelli la cui erogazione è a carico dello Stato? Dipende dal tipo di documentazione di cui si necessita. In seguito all’abolizione del tariffario, a norma del “Decreto Bersani” del 2006, non ci sono più tariffe standar e, dunque, ogni professionista può fissare prezzi differenti.

In ogni caso, il medico è obbligato ad informare in anticipo i propri pazienti sugli oneri di tutte le prestazioni. Potrebbe, ad esempio, esporre in sala d’attesa la lista delle documentazioni a pagamento con il relativo costo.

Per quanto riguarda gli importi, si va dai 30 euro per i certificati di esonero temporaneo dalle lezioni di educazione fisica ai 40 euro per le certificazioni di buona salute e di avvenuta certificazione, ai 50 euro per i documenti di invalidità INPS, di invalidità civile, di inabilità per delega a riscuotere la pensione, per idoneità a guidare ciclomotori, solo per citarne alcuni. Ha un costo di 75 euro (più IVA), invece, il certificato di inabilità temporanea per mancata comparizione disposta dall’autorità giudiziaria o per le agenzie di viaggio.

Il medico, inoltre, può anche decidere di non percepire alcun pagamento per la prestazione erogata, per ragioni di solidarietà sociale nei confronti di alcuni pazienti.

Sui documenti medici si applica l’IVA?

Nel preciso momento in cui il medico viene pagato dal paziente, deve rilasciare la fattura. A partite dal 2005, inoltre, anche su tali documenti deve essere applicata l’IVA. Bisogna, però, distinguere tra prestazioni mediche effettuate a tutela della salute del paziente o della collettività, e prestazioni di carattere accertativo, peritale o medico- legale. Nel primo caso, sul compenso non si applica l’IVA, mentre nel secondo caso sì.

Gli esempi più comuni di certificati a pagamento esenti da IVA sono quelli per:

  • buona salute, sana e robusta costituzione, attività ludico-motoria;
  • patente di guida;
  • porto d’armi;
  • infortunio a fini INAIL;
  • accesso degli anziani nelle case di riposo;
  • soggiorni per questioni di salute;
  • idoneità a viaggi;
  • avvenuta vaccinazione.

Questi documenti devono recare la dicitura “Prestazione sanitaria esente IVA ai sensi dell’art. 10 n. 18 del DPR 633/1972“.

Le certificazioni a pagamento sulle quali si applica l’IVA, invece, sono quelle per:

  • invalidità civile;
  • cause di servizio;
  • scopi assicurativi;
  • idoneità allo svolgimento di attività lavorativa;
  • inabilità a riscuotere la pensione.

In questi casi, l’IVA dovuta è al 22% del compenso. Infine, se le prestazioni sono soggette ad IVA, non è necessaria la marca da bollo. Se, invece, il compenso è esente da IVA ed è maggiore di 77,47 euro, bisogna applicare la marca da bollo di 2 euro.

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