Pensioni: cosa cambierà dal 25 settembre, in molti temono di tornare alla Fornero

I partiti politici stanno lavorando alla questione pensioni per evitare di tornare alle regole della Legge Fornero.

La riforma delle pensioni era prevista per il 2023. Ora però regna l’incertezza. Risolvere e risollevare la situazione sarà il primo compito del nuovo governo che vincerà le elezioni il prossimo 25 settembre.

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Altrimenti, ci sarà il ritorno della legge Fornero con le sue regole che a molti non piacciono. Infatti, si potrà lasciare il lavoro a 67 anni di età e 42 anni e 10 mesi di contributi. Quindi, addio alla possibilità di ritirarsi dal lavoro in anticipo.

Pensioni: cosa cambierà dal 25 settembre, in molti temono di tornare alla Fornero

Nel frattempo, mentre si attende la pubblicazione del decreto Aiuti bis, le pensioni di settembre potrebbero essere un po’ più sostanziose. Almeno il 25 per cento in più.

Fino a dicembre 2022 con Quota 102 si può anticipare l’uscita dal mondo con 64 anni di età anagrafica e 38 anni di contributi. La possibilità di un rinnovo di questa forma di prepensionamento è sfumata dopo la caduta del governo.

Comunque sia, in piena campagna elettorale le posizioni dei partiti politici di centrodestra è abbastanza chiara. Fratelli d’Italia e Lega continuano a sostenere che l’anticipo dal mondo del lavoro deve essere dopo 41 anni di carriera. A prescindere dai contributi versati. Con la possibilità di aggiungere un anno per ogni figlio a carico.

Per l’INPS tale provvedimento costerebbe allo Stato 18 miliardi di euro fino al 2025. Quindi a mese 6 miliardi all’anno. Tra l’altro, Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, vorrebbe alzare gli assegni delle pensioni minime a 1.000 euro. Ma solo per coloro che non riescono a ad arrivare a tale importo.

Per Forza Italia, partito di Silvio Berlusconi, le pensioni dovrebbero essere di 13 mensilità e da versare anche a mamme e nonne.

Il centrosinistra punta su APE sociale e Opzione donna

Sul tema delle pensioni, i partiti di centrosinistra sono divisi. Ad esempio, il Partito democratico vuole ampliare i destinatari e riproporre sia l’APE sociale sia l’Opzione donna.

Con l’APE sociale i lavoratori possono anticipare l’uscita dal lavoro dopo aver compiuto 63 anni di età.  Invece, Opzione donna permette di lasciare il lavoro scegliendo il calcolo contributivo.

In posizione opposta sono i partiti Azione (Carlo Calenda) e Italia Viva (Matteo Renzi). Entrambi si oppongono a Quota 100 e Quota 102, sostengono APE sociale e Opzione donna e auspicano un ritorno della legge Fornero.

La posizione del Movimento 5 Stelle

Giuseppe Conte, leader 5 Stelle, auspicano l’ipotesi di un’uscita anticipata a 63 anni per coloro che rientrano nel sistema misto. L’ipotesi è concedere le pensioni una volta raggiunta la quota contributiva e poi versare la restante parte al compimento dei 67 anni di età.

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I requisiti richiesti, oltre all’età, sono avere raggiunto i 20 anni di contributi. Inoltre, i lavoratori devono aver maturato una quota contributiva pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale. Questi requisiti sono statti stabiliti da Pasquale Tridico, presidente dell’INPS.