Polemica sullo stop al Reddito di Cittadinanza dal 2024, un esercito di ‘occupabili’ a rischio povertà

Un cambiamento immediato, poi stop al Reddito di Cittadinanza dal 2024: ecco ciò che prevede la manovra e quali saranno le conseguenze.

Un nuovo termine è entrato nelle nostre vite nel giro di pochi giorni: “occupabili”. Racchiude ben più di una categoria di persone, e anzi è solo la punta dell’iceberg di un Sistema che non funziona.

stop al Reddito di Cittadinanza dal 2024
InformazioneOggi

Sono davvero variegate le sfumature di linguaggio che stiamo ascoltando dai vari partiti politici. Tra Maggioranza e Opposizione sostanzialmente non cambia, il tono predominante è quello dell’accusa reciproca, se non quando di giudizio verso il popolo italiano. La manovra di Bilancio 2023 ne è in parte la prova concreta.

Ricordiamo che, tra le altre misure previste, il Governo Meloni ha preso una chiara decisione politica su quella che era una questione annosa: il Reddito di Cittadinanza.

Nel 2023 cambia subito la portata del sussidio, che da 18 mesi passa a 8 soltanto. I percettori, inoltre, dovranno obbligatoriamente partecipare a dei corsi di formazione, per non perdere l’assegno. Dal 2024 il Reddito verrà abolito. Fino ad allora, verranno effettuati controlli più stringenti e verranno rimodulate le offerte di lavoro già previste dalla politica del sussidio. Sul “come” si attendono ulteriori specifiche.

Si stima che più di 600 mila persone perderanno questa fonte di sussistenza che al momento gli permette di sopravvivere. Parliamo degli “occupabili”.

Stop al Reddito di Cittadinanza dal 2024, perché questa misura rischia di causare ancora più povertà

Tecnicamente, la volontà insita nella Manovra di Bilancio è quella di eliminare “sprechi” e non “mantenere tutte le persone dai 18 ai 60 anni”, come ha affermato la Premier Meloni. Negli ultimi mesi non sono mancate narrazioni da parte dei Media su come giovani e adulti si sono approfittati di un programma ideato per eliminare o ridurre la povertà, prendendo soldi “a sbafo” dallo Stato.

C’è chi vorrebbe “mandare i percettori di RDC a zappare la terra” e chi invece sostiene che questa misura abbia aiutato, e aiuterebbe, milioni di italiani a sopravvivere con un po’ di dignità. Sicuramente, quando si parla di vite umane, non può essere tutto così semplice, o bianco o nero.

Il Reddito poteva e doveva essere migliorato, questo senza dubbio. I passati Governi avrebbero potuto fare dei controlli più severi, e punire giustamente chi aveva ottenuto il sussidio non avendone diritto. Ma potevano essere migliorate anche le politiche per il lavoro. Perché dobbiamo ricordarci che è stato (ed è) questo, il vero fallimento di anni e anni di politiche sbagliate.

Il lavoro, semplicemente, non c’è, o non c’è per tutti. E quando c’è, non dà una paga adeguata per mantenere una famiglia, o per provvedere a se stessi. Ricordiamo che alcuni percettori del Reddito un lavoro ce l’hanno, ma il compenso mensile non è sufficiente, infatti l’RDC è nato – anche – come integrazione ai redditi bassi. Le accuse ai percettori di non aver voglia di lavorare sono cattiverie gratuite, e ancora più inaccettabili se arrivano da Palazzo.

Togliere il reddito agli “occupabili” non gli farà di certo trovare un lavoro in fretta. Se insieme al taglio del sussidio non si attuano politiche attive a favore dell’inserimento del lavoro, questa manovra avrà un esito soltanto: creerà ancora più poveri.

Chi sono gli occupabili?

Nella Legge di Bilancio 2023 sono contenute le normative – tra l’altro ancora incomplete – che andranno a modificare l’attuale Reddito di Cittadinanza. Inizialmente il sussidio durerà solamente 8 mesi, durante i quali il percettore dovrà frequentare obbligatoriamente un corso di formazione, per almeno 6 mesi. Non si sa ancora se sia prevista o meno la possibilità di inoltrare una nuova domanda una volta terminati gli 8 mesi.

Secondo le prime stime dell’INPS sono almeno 600 mila le persone che subiranno lo stop al Reddito. Verranno individuate per fascia d’età, dai 18 ai 59 anni: questo perché è l’arco di tempo in cui una persona può svolgere attività lavorative. Inoltre verranno esclusi dal Reddito anche i soggetti in “buona salute”, che non hanno gravi impedimenti fisici o mentali per trovare un lavoro.

Ciò che il Governo non prende in considerazione, però, è tutta quella miriade di variabili intrinseche che fanno parte della vita di una persona. Avere dai 18 ai 65 anni e non essere invalido non significa automaticamente riuscire a trovare un lavoro.

Ci sono persone che sono state licenziate e sono fuori dal mercato del lavoro da diversi anni. Pensiamo alle donne, che per crescere i figli spesso rinunciano al lavoro, e pensiamo anche a chi il lavoro lo trova, ma sempre precario, a “singhiozzo” e senza tutele, stagionale o con contratti “a chiamata”. Ricordiamoci anche la strage di posti di lavoro causata dalla pandemia.

Pensando poi a chi non ha terminato gli studi, ricordiamo anche le parole del Ministro dell’Istruzione, che tra le altre cose intende abolire l’uso dei cellulari durante le ore di lezione. Le accuse verso chi ha smesso di studiare troppo presto sono molto chiare.

Il giurista Ministro e senatore ha analizzato i dati, scoprendo che più di 11 mila percettori del Reddito hanno solamente la Licenza Elementare (ma non si specifica che età abbiano ad oggi); altri 120 mila circa hanno ottenuto solo la Licenza Media.

Per queste persone, secondo il Ministro, non deve essere messa a disposizione nessuna assistenza economica. Perché “è inaccettabile moralmente. Significherebbe legittimare e addirittura premiare una violazione di legge”.

Parole forti e “coraggiose”, proprio come la politica di questo Governo, che sentenzia sulla vita delle persone guardando a dei numeri. Parlando di una moralità (di chi?) lesa da chissà quale colpa.

La politica è sempre più lontana dalle reali problematiche della popolazione, lo Stop al Reddito di Cittadinanza dal 2024 lo dimostra

Ce ne sono tante di fragilità nel mondo vero, quello sempre più distante dalla politica, quello dove è sempre più difficile sopperire alle necessità quotidiane. E non è togliendo il Reddito che le persone “occupabili” si trasformeranno automaticamente in “occupati”. L’obbligo di frequenza a un corso di formazione è sicuramente una buona mossa, ma chi dà la garanzia che dopo il corso si otterrà un lavoro?

Il nodo resta sempre il medesimo: ci vogliono politiche per aumentare il lavoro. E una volta che il lavoro c’è, deve essere pagato sufficientemente per essere coerente con i costi della vita. Fino a quando la politica non ammetterà questo semplice concetto, aumenteranno le invidie sociali, il disprezzo per chi non riesce a costruirsi una vita dignitosa a causa di svariati motivi. Cresceranno convinzioni sbagliate che verranno usate, ancora una volta, per approfittarsi dei più deboli.

L’introduzione di bonus di svariato tipo a beneficio del nucleo familiare non andrà a compensare le perdite. Ancora una volta, abbiamo un Governo che spende soldi per un tappeto nuovo, sotto al quale ci nasconderà la polvere che fa scomodo a vedersi.

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