Vivere a lungo si può: il segreto nelle buone abitudini a tavola per invecchiare in salute

Preservare una longevità sana e vivere bene anche da anziani? Secondo uno studio del Diabetes Research Institute di Miami è possibile.

Camillo Ricordi, direttore del Diabetes Research Institute di Miami ed autore del libro “Il codice della Longevità sana”, sostiene che si possa raggiungere una longevità continuando a godere di una buona salute fisica e mentale.

longevità
Foto Canva

Seguendo delle semplici ed efficaci regole, infatti, è possibile vivere anche oltre i 120 anni. Tutto parte dall’alimentazione, perché non c’è cosa più importante di imparare a cosa mettere nel piatto ed in che modo cucinarlo. Scopriamo, dunque, quali sono i consigli di Camillo Ricordi per vivere più a lungo.

Non perdere il seguente articolo: “Mangiare sano previene l’insorgere di malattie e tumori, ecco le 9 linee guida da seguire“.

Longevità sana: cos’è e come si raggiunge?

È davvero possibile vivere oltre i 100 anni e, soprattutto, vivere sani? Non ha dubbi Camillo Ricordi, direttore capo del Diabetes Research Institute di Miami, uno dei più conosciuti centri medici per la cura del diabete, e tra i massimi esperti di medicina preventiva. “Chi vuole può vivere fino a 120, forse anche 150 anni”, sottolinea il Professore, che ha pubblicato il libro “Il codice della Longevità sana”.

Ma cosa si intende con la locuzione “longevità sana”? Per il Prof. Ricordi, essa consiste nel vivere oltre i 100 anni, mantenendosi in forma. E sarebbero 3 i metodi per ottenerla:

  1. la mancanza di gravi problemi di salute;
  2. il ricorso alle nuove tecniche (ancora in fase di sperimentazione) che sfruttano le staminali;
  3. la prevenzione, che permette di dimostrare anche un’età biologica minore.

Camillo Ricordi, infatti, nel suo libro illustra come, in realtà, l’aspettativa di vita dipende dal DNA solo in parte. Nello specifico, è influenzata dalla genetica solo per il 20%, mentre, per la restante parte, ha un ruolo fondamentale lo stile di vita, in particolare l’alimentazione. Attenzione, però, perché il cibo attuale non è in grado di apportare all’organismo tutti i nutrienti di cui necessita. Per questo motivo, è importante anche il ruolo degli integratori, soprattutto degli attivatori di sirtuine, le proteine della longevità; tali sostanze aiutano, infatti, a prevenire patologie croniche come il diabete, i disturbi cardiovascolari e neurodegenerativi.

L’importanza dell’alimentazione per una longevità sana

Quasi tutte le malattie croniche hanno la stessa origine, ossia un’infiammazione derivante da una scorretta dieta che, col passare del tempo, crea danni irreversibili ai tessuti dell’organismo. Il dottor Ricordi sottolinea che, per conoscere il proprio livello di infiammazione, è sufficiente un semplice test del sangue, il cd. Acido arachidonico (AA) su acido eicosapentaenoico (EPA). Il valore corretto dovrebbe essere 1,5; tuttavia, la maggior parte degli italiani ha una media di 15.

Quando si sceglie cosa mangiare, bisogna tener conto di due fattori: indice glicemico e infiammatorio dei cibi. Vuol dire che bisogna evitare cibi che provocano sbalzi di glicemia e infiammazione, ovvero quelli ricchi di zuccheri semplici e di grassi saturi”, si legge dal libro del Prof. Ricordi. Cosa bisogna, dunque, mangiare?

Come carboidrati, meglio scegliere quelli complessi, cioè la pasta (soprattutto integrale) al posto di riso o patate. Tra le proteine, invece, sono indicate quelle del pesce e quelle vegetali, mentre bisognerebbe evitare o limitare la carne rossa. Infine, verdure a volontà, soprattutto quelle a foglie verdi e colorate, particolarmente ricche di polifenoli, che hanno capacità antiossidante. La regola, dunque, è mangiare bene ma poco. Ad esempio, una porzione di 50/60 grammi di pasta, ma condita con molta verdura ed un poco di olio extra vergine di oliva.

Infine, si dovrebbero sperimentare gli effetti terapeutici del digiuno intermittente, anche per un solo giorno a settimana. Si può iniziare saltando la colazione o bevendo solo un caffè o un the; se non si attiva la secrezione insulinica mangiando, infatti, non si percepisce la fame e si può aspettare tranquillamente il pranzo.

I metodi di cottura degli alimenti e l’assunzione di integratori

È molto importante anche il metodo di cottura degli alimenti. Ad esempio, se si fa scuocere la pasta, si distrugge il suo reticolo proteico e, di conseguenza, si alza l’indice glicemico. Al contrario, se è al dente, l’indice glicemico si riduce.

Gli studi scientifici, inoltre, hanno dimostrato che il consumo moderato di alcool (circa 2 bicchieri da 150 ml di vino rosso al giorno) può prolungare l’aspettativa di vita di ben 3 anni.

Il Prof. Camillo Ricordi, poi, sostiene che, dopo i 35 anni, è necessario assumere sostanze che il cibo, da solo, non è in grado di fornire. Innanzitutto, la vitamina D che, secondo uno studio condotto in Israele, ha la facoltà di diminuire in maniera efficace (di circa 14 volte) la degenerazione in forme gravi e la mortalità da Covid. Gli Omega 3, invece, possono ostacolare la progressione di malattie autoimmuni, mentre i polifenoli e gli attivatori delle sirtuine (ad esempio, pterostilbene, polidatina, onochiolo e acido ellagico) bloccano le malattie neurodegenerative e hanno un impatto antivirale.

Potrebbe interessarti anche: “Cosa mangiare per mantenere il Cervello giovane e in forma, la lista completa degli alimenti immancabili a tavola“.

Praticare attività fisica ed assicurarsi una vita sana e lunga

L’ultimo “segreto” per raggiungere una longevità sana ma non il meno importante, è praticare attività fisica. Nel suo libro il Prof. Ricordi lo ripete spesso: “la sedentarietà è il peggior nemico della longevità”. Sarebbe un bene per chiunque, quindi, praticare sport. In questo modo, non solo si attiva il sistema cardiocircolatorio e la produzione di sirtuine, ma si riducono anche i livelli di ansia e stress.

Con un approccio integrato che combini dieta, sport, sostanze protettive, l’obbiettivo di arrivare a 120 anni è realistico.” I vantaggi della prevenzione sono molteplici, tra cui quello economico. Se, infatti, si investisse in prevenzione, cercando di allungare anche di un solo anno la vita di un individuo, nel mondo si risparmierebbero 37 trilioni di dollari l’anno.