Fondi pensione per TFR: i vantaggi sono molteplici e ancora poco conosciuti

Un ottimo metodo per incrementare l’importo del TFR è quello di investirlo in Fondi pensione complementari. Vediamo in che modo.

In base all’ultima relazione annuale della COVIP (la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), i contributi pagati nel 2021 presso i fondi complementari ammontano a 14,3 miliardi di euro, per una media di 2.800 euro a contribuente.

fondi pensione
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Il tasso di rendimento medio, inoltre, è di circa il 3,6%, ma la situazione varia a seconda del settore nel quale il lavoratore ha deciso di versare il TFR.

I fondi pensione sono lo strumento grazie al quale i lavoratori possono avere accesso ad una cd. pensione complementare. Si tratta, in sostanza, di una rendita che va ad aggiungersi all’assegno previdenziale, versato sulla base dei contributi posseduti.

Vediamo, dunque, quali sono i vantaggi nel destinare il Trattamento di Fine Rapporto ai fondi di previdenza complementare ed in che modo scegliere quello più adatto alle proprie esigenze.

Per ulteriori informazioni, consulta il seguente articolo: “TFR in fondo pensione: la verità perché versarlo e quali sono i rischi“.

Fondi pensione: perché sceglierli?

Per quale motivo ed in quali casi si può optare per un fondo di previdenza complementare? Se aderiscono ai fondi pensione, i lavoratori maturano una somma di denaro che andranno a riscattare alla fine della propria carriera professionale. Tale somma viene versata al pensionato mensilmente, sotto forma di rendita, proprio come avviene per la pensione ordinaria.

La cifra spettante varia in base a 3 elementi fondamentali:

  1. il denaro complessivo versato al fondo pensione completare;
  2. la durata del periodo di contribuzione;
  3. gli oneri finanziari affrontati durante l’iscrizione al fondo;
  4. i rendimenti percepiti tramite l’investimento di quanto versato sui mercati finanziari.

Il lavoratore ha a disposizione 6 mesi, a partire dall’inizio del rapporto, per decidere a quale fondo intende assegnare il proprio TFR. Se, trascorso tale periodo, non comunica al datore di lavoro la propria scelta, l’importo viene devoluto al cd. Fondo negoziale, il fondo creato dal contratto collettivo applicato in azienda.

Potrebbe interessarti anche il seguente articolo: “Fondo pensione, si può cambiare? Attenzione alle clausole, non tutti sanno cosa succede“.

A quanto ammonta la rendita dei Fondi pensione?

La rendita che si riceve dipende dallo specifico fondo e dal tipo di investimento per il quale ha optato il lavoratore. Nel momento in cui sceglie di aderire ad un fondo, infatti, ha diritto di decidere in che modo investire i propri risparmi.

I Fondi pensione, dunque, mettono a disposizione dei contribuenti una serie di investimenti (i cd. comparti), che si distinguono tra loro in base al livello di rischio. Ovviamente, più è elevato il rischio, più elevata sarà la rendita; al contrario, a rischi minori corrispondono ricavi più bassi.

I comparti sono quattro:

  1. garantito: prevede un tasso di rendita minimo e, dunque, il Fondo garantisce la restituzione di tutte le somme versate;
  2. azionario: il Fondo investe in azioni. La rendita è garantita, ma il rischio è maggiore;
  3. obbligazionario: in tal caso, il Fondo investe in obbligazioni, che sono titoli meno rischiosi delle azioni;
  4. bilanciato: si investe sia in azioni sia in obbligazioni, in egual maniera.

Stando agli ultimi dati pubblicati dalla COVIP, la rivalutazione del TFR versato nei Fondi pensioni è stata di circa il 3,6%. Guardando, nello specifico, ai singoli comparti, ovviamente emerge quello azionario, che ha registrato un rendimento medio dell’11,1% dei fondi negoziali e del 14,8% dei fondi aperti.

Il comparto obbligazionario puro, invece, ha subito una rendita negativa dello 0,3% per i fondi negoziali e dell’1,5% per quelli aperti. Infine, per il comparto obbligazionario misto, la percentuale è positiva del 5,3% (per i fondi negoziali) e del 6,9% (per i fondi aperti).

Se, invece, il lavoratore decide di lasciate il TFR in azienda la rendita è fissata dalla legge ed è uguale all’1,5% fisso, a cui si aggiunge il 75% dell’inflazione annua.

Tassazione di vantaggio: quando spetta?

Un ulteriore aspetto da non sottovalutare riguarda la circostanza che le rendite dei Fondi beneficiano di un regime fiscale più vantaggioso. È, senza dubbio, una caratteristica molto importante perché consente una tassazione moderata anche per cifre molto alte.

Nello specifico, le somme lasciate in azienda prevedono l’applicazione delle aliquote IRPEF ordinarie stabilite dalla normativa; quella più bassa è del 23%. Le somme versare dai Fondi, invece, hanno una tassazione con aliquote inferiori, comprese tra il 9% ed il 15%. La differenza, dunque, è molto evidente.

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