Salasso sui contributi INPS, la rateazione costa di più: la circolare dell’istituto fa luce su tutte le novità

jIl tasso delle rateazioni dei versamenti dei contributi sale così come indicato dall’istituto di previdenza, e ciò si verifica a causa dell’aumento del costo del denaro – recentemente fissato dalla Banca Centrale Europea.

A distanza di poco più di un mese dall’ultimo aumento, l’Inps ha introdotto altre novità ed aggiornamenti in tema di tassi di interesse per dilazioni contributi e sanzioni civili.

contributi
pixabay

Ma ciò non è altro che una diretta conseguenza della linea adottata dalla BCE per frenare la corsa dell’inflazione.

Vediamo allora quali sono queste novità sostanziali e che cosa viene modificato alla luce delle ultime comunicazioni Inps, che di fatto chiariscono le scelte fatte a livello interno come conseguenza delle politiche adottate negli ultimi mesi dalla BCE.

Tasso rateazioni contributi in rialzo: cosa cambia?

Per quanto riguarda i tassi di interesse, la Banca centrale europea ha proseguito la linea dura anti inflazione, ma le conseguenze e gli effetti di questa drastica scelta si fanno sentire sui mutui a tasso variabile, come anche sul credito al consumo. Inoltre, come considerato in questo articolo, vi sono riflessi anche sulla rateazione contributi Inps.

La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi d’interesse a luglio di 50 punti base per la prima volta dopo più di dieci anni nei quali erano restati nulli in modo costante, e poi ha proseguito sulla via dell’ulteriore rialzo di 75 punti. Perciò la prospettiva è quella dei tassi di interesse europei a 1,25%, con altri ulteriori rialzi promessi per i prossimi mesi. Non dimentichiamo inoltre che obiettivo primario della BCE è conservare la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro, nonché frenare la corsa dell’inflazione.

In ragione di ciò, e dunque ‘a cascata’, abbiamo anche l’aumento del tasso d’interesse per le dilazioni dei debiti contributivi, ovvero quei debiti INPS che sorgono in seguito all’accumulo di ritardi nel pagamento dei richiesti contributi previdenziali. Ebbene, dal 14 settembre si è passati al 7,25%, rispetto all’anteriore tasso del 6,5% annuo in vigore appena dal 27 luglio scorso (circolare Inps n. 98 di quest’anno).

Lo rende noto l’istituto di previdenza nella circolare n. 100 del 2022, con cui di fatto chiarisce l’adeguamento alla scelta della Banca centrale europea dell’8 settembre scorso, la quale – come sopra accennato – ha disposto l’aumento del tasso ufficiale di riferimento di altri 75 punti base.

Contributi rateizzati e novità sul tema dell’interesse di dilazione

Schematizziamo di seguito qual è lo scenario attuale, sulla scorta delle novità Inps consequenziali alla linea di politica economica della BCE:

  • l’interesse di dilazione per la regolarizzazione rateale dei debiti contributivi e sanzioni civili aumenta al 7,25% annuo e si applica in rapporto alle rateazioni presentate dal 14 settembre;
  • mentre i piani di ammortamento già notificati sulla scorta dell’anteriore tasso d’interesse resteranno invariati.

Inoltre nelle ipotesi di autorizzazione al differimento del termine di pagamento dei contributi Inps, il nuovo tasso del 7,25% è fatto valere dalla contribuzione del mese di agosto 2022.

Sanzioni civili, omissioni contributive e evasioni contributive

Per quanto riguarda invece le cosiddette i, consistenti nel mancato o ritardato pagamento di contributi previdenziali o premi – e la cui entità è ottenibile dalle denunce o registrazioni obbligatorie per legge – precisiamo quanto segue:

  • la sanzione civile corrisponde al 6,75% in ragione d’anno (tasso dello 1,25% maggiorato di 5,5 punti);
  • l’identica percentuale del 6,75% annuo vale anche per il caso della regolarizzazione spontanea e ci riferiamo dunque a quelle circostanze in cui la denuncia della situazione debitoria sia compiuta in modo spontaneo prima di contestazioni o richieste da parte degli enti. In ogni caso, detta denuncia dovrà essere fatta entro 12 mesi dal termine fissato per il pagamento dei contributi o premi, così come prevede la legge.

Nelle ipotesi di non pagamento o di ritardato pagamento di contributi o premi per incertezze legate ad orientamenti giurisprudenziali o amministrativi non convergenti, ma in seguito riconosciuto in ambito giudiziale o amministrativo, la legge indica una sanzione civile pari sempre al 6,75% annuo.

Invece non sono previste da Inps novità per il caso della cosiddetta evasione contributiva. Continua ad applicarsi infatti quanto già previsto dalle norme, ovvero la pesante sanzione civile del 30%, in ragione d’anno, nel limite del 60% dell’ammontare di contributi o premi non versati.

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Per ulteriori dettagli rinviamo comunque alla recente circolare Inps su questi temi.