Svelato il vero costo della benzina: la verità sugli aumenti dei prezzi

Quale sarebbe il costo reale della benzina senza l’aggiunta delle accise? La guerra tra Russia ed Ucraina è solo uno dei motivi dell’aumento dei prezzi dei carburanti.

Dallo scoppio del conflitto in Ucraina, anche gli italiani stanno facendo i conti con il continuo incremento delle tariffe delle materie prime, tra cui gas e benzina. Il prezzo di quest’ultimo, però, varia da Stato a Stato, perché deriva anche da altre circostanze, come le accise ed il cambio euro/dollaro.

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Secondo una nota del Ministero della Transizione Ecologica, le accise formano il 55% del prezzo finale. Contrariamente a quanto si possa pensare, questa situazione non è nuova, ma risalirebbe addirittura all’epoca della guerra in Abissinia.

Il costo reale dei carburanti

I dati del Ministero della Transizione Ecologica attestano che, lunedì 7 marzo 2022, il prezzo della benzina era di 1,95 euro al litro; su questa cifra, però, 1,08 euro verrebbero pagati per la tassazione del Fisco e solo 87 centesimi per il prezzo industriale. Il gasolio, invece, costava 1,82 euro al litro, di cui 94 euro di tassazione e solo 88 centesimi di prezzo industriale.

Come sottolineano tali numeri, sono le tasse i responsabili dei costi da capogiro. E, proprio per tale motivo, in questi giorni la benzina è più cara del gasolio, il quale, in realtà, ha un prezzo di mercato più alto della benzina.

Se eliminassero le tasse, quindi, in Italia il prezzo dei carburanti sarebbe addirittura il minore a livello europeo. Nello specifico, le accise costituiscono il 55% dell’ammontare finale della benzina ed il 51% di quello del gasolio.

Le conseguenze della guerra in Abissinia

I consumatori stanno ancora pagando le conseguenze della guerra in Abissinia. Non tutti ne sono al corrente, ma i primi aumenti dei costi del carburante derivano dal finanziamento di tale conflitto.

Nel 1935, infatti, Benito Mussolini istituì un’accisa di 1 lira e 90 centesimi (corrispondente a 2,19 euro odierni) per sostenere la guerra in Abissinia.

Col passare degli anni, tuttavia,  la situazione non è di certo migliorata, perché la tassazione sui carburanti è diventata il principale strumento per fronteggiare le urgenze. Anche in seguito allo scoppio della guerra in Bosnia nel 1995, ad esempio, il prezzo della benzina balzò a 23,22 lire al litro.

Altri esempi di rincari dei prezzi dei carburanti

Oltre che per la citata guerra in Abissinia, si sono registrati aumenti delle accise della benzina anche per finanziare le ricostruzioni in seguito alla tragedia del Vajont nel 1963 ed ai terremoti nel Belice del 1968, nel Friuli del 1976 e in Irpinia del 1980. Inoltre, tale strumento di tassazione è stato utilizzato per l’invio di aiuti umanitari in Libano, per fronteggiare la crisi del canale di Suez e per sostenere i danni delle alluvioni di Firenze e Venezia nel 1966.

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