L’INPS con il messaggio numero 2425 del primo agosto ha chiarito una questione che ha generato molta confusione tra molti lavoratori in merito all’indennità di disoccupazione NASPI.
Nel messaggio si legge che i dipendenti non dovranno restituire le indennità di disoccupazione già percepite, anche se la loro azienda ha commesso errori nel dichiarare la propria attività.
In questo articolo, spieghiamo in modo semplice cosa cambia e quali sono i diritti dei lavoratori coinvolti.
La riclassificazione è un provvedimento con cui l’INPS corregge l’inquadramento di un’impresa, spostandola da un settore all’altro (ad esempio: dal settore agricolo a quello industriale o viceversa). Questa situazione si manifesta quando il datore di lavoro ha fornito dichiarazioni errate sulla natura dell’attività svolta.
Questi errori, formali o consapevoli, cambiano l’inquadramento contributivo e i lavoratori risultano iscritti a una gestione diversa (ad esempio, da quella agricola a quella dei dipendenti non agricoli), con conseguenze sulla disoccupazione indennizzata. Questo comporta la perdita di disoccupazione e la restituzione delle somme già percepite all’INPS, in quanto fino ad oggi i cambiamenti erano applicati in modo retroattivo e i lavoratori oltre a vedersi revocare l’indennità, dovevano restituire gli assegni percepiti, anche se non avevano commesso nessun errore.
Con il messaggio n. 2425 del primo agosto 2025, l’INPS spiega che i lavoratori non devono restituire nulla. L’Istituto ha accolto il parere del Ministero del Lavoro e ha stabilito un principio importante: “i lavoratori non possono essere penalizzati per errori o comportamenti scorretti dei datori di lavoro“.
L’INPS precisa che la disoccupazione è un diritto costituzionale (art. 38) e ribadisce che la responsabilità delle dichiarazioni errate ricade sul datore di lavoro, non sul dipendente.
È possibile consultare qui il messaggio INPS n. 2425 del 1 agosto 2025.
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