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Pensioni

Aumento dell’età pensionabile: per alcuni lavoratori il pensionamento potrebbe arrivare non prima dei 71 anni

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Nel 2024 sarà più difficile accedere alla pensione anticipata e, nel 2025, potrebbero essere chiesti addirittura 71 anni di età. Quali sono gli scenari?

Andare in pensione continua ad essere, per molti contribuenti, un vero e proprio miraggio. Nonostante il Governo abbia annunciato che la Legge di Bilancio 2024 non sconvolgerà l’attuale sistema previdenziale, per alcuni lavoratori potrebbero esserci delle modifiche.

Alcuni contribuenti potrebbero accedere alla pensione non prima dei 71 anni di età – InformazioneOggi.it

In particolare, i cd. contributivi puri, cioè coloro che hanno iniziato a lavorare a partire dal 1° gennaio 1996, potrebbero essere particolarmente penalizzati.

Chi, infatti, possiede dei contributi al 31 dicembre 1995, per accedere alla pensione di vecchiaia dovrà continuare a rispettare i due requisiti dei 67 anni di età e dei 20 anni di contribuzione.

Chi, invece, ha iniziato a versare i contributi dopo il 31 dicembre 1995, deve possedere un ulteriore requisito e, cioè, deve percepire una pensione pari a 1,5 volte l’Assegno sociale. Per il 2023, tale valore equivale a 754 euro al mese.

Ma chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995 può anche usufruire della pensione anticipata contributiva, alla quale si accede con 64 anni di età e 20 anni di contribuzione. Ma, anche in questo caso, è richiesto uno specifico presupposto legato all’importo della pensione.

La prestazione, infatti, non deve essere inferiore a 2,8 volte l’Assegno sociale, cioè deve essere almeno pari a 1.409 euro al mese.

Pensioni a 71 anni per i contributivi puri: in quali ipotesi i lavoratori dovranno posticipare l’uscita dal mondo lavorativo?

Alla luce delle considerazioni appena effettuate, è chiaro che, per i contributivi puri, la pensione è sempre più lontana. Alcuni lavoratori dovranno, addirittura, attendere il compimento dei 71 anni di età.

Solo al raggiungimento di tale anzianità anagrafica, infatti, è possibile smettere di lavorare senza dover rispettare alcun tipo di vincolo di importo dell’assegno pensionistico.

I tempi per l’accesso alla pensione saranno sempre più lunghi per i contributivi puri perché tali prestazioni sono legate all’Assegno sociale.

Quest’ultima misura, però, sarà oggetto della rivalutazione del 2024 e, di conseguenza, dagli attuali 503,27 euro al mese, potrebbe arrivare a superare la quota dei 530 euro.

Si tratta di una notizia positiva per i percettori del sussidio, ma negativa per i contributivi puri, la cui pensione è legata all’importo dell’Assegno sociale.

Il requisito per poter accedere alla pensione anticipata a 64 anni, infatti, si innalzerebbe a circa 1.490 euro al mese. Per la pensione di vecchiaia a 67 anni, invece, sarà necessario percepire un assegno di circa 800 euro al mese.

Chi non raggiunge tali requisiti, quindi, sarà costretto ad attendere il raggiungimento dei 71 anni di età. Ma se l’inflazione continuerà a salire, nel 2025 le condizioni per smettere di lavorare potrebbero diventare ancora più stringenti.

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