Nel 2022 i buoni fruttiferi postali hanno avuto un rialzo del tasso di interessi per ben due volte, a luglio e ottobre.
Alla scadenza, però, i buoni postali non hanno un rendimento molto alto; ciò nonostante gli italiani continuano a sceglierli come prodotto risparmio.
Tra le motivazioni ci sono: la tassazione agevolata del 12,50%, la mancanza di costi di apertura e di rimborso, una gestione molto semplice ma anche la garanzia dello Stato della restituzione del capitale al 100% e degli interessi maturati. Tra l’altro non essendo influenzati dalle variazioni dei mercati finanziari presentano un livello di rischio molto basso. È questa, in realtà, la motivazione degli interessi bassi e del conseguente minore rendimento rispetto ai titoli di Stato.
Inoltre, i titoli di Stato di differenziano dai buoni fruttiferi postali per:
In più, se l’investitore vende un BTP ottiene un rimborso che varia in base al prezzo di mercato e quindi può essere più alto o più basso del capitale investito. Invece, come detto in precedenza, nel caso dei buoni postali il capitale è restituito al 100% insieme agli interessi. Bisogna però specificare che questi ultimi saranno restituiti all’investitore integralmente solo alla scadenza naturale del titolo. Infatti, nel caso di rimborso anticipato gli interessati versati saranno solo quelli maturati fino al momento della richiesta.
Ma tra buoni fruttiferi postali e BTP quale conviene scegliere? Il BTP (ISIN IT0005323032) con scadenza il 1° febbraio 2028, vita residua di 5 anni), cedola lorda del 2% e con un prezzo di mercato poco più di 93 centesimi ha un rendimento annuo netto del 3,051%.
Il Buono postale con caratteristiche simili è il Rinnova che però può essere sottoscritto solo se un risparmiatore ha rimborsato, entro il 20 settembre 2022, un buono scaduto. Il periodo di collocamento è di massimo 6 anni. Nello specifico, il rendimento annuo lordo a scadenza è del 3,25% con un coefficiente netto pari all’1,18510386.
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