I Titoli di Stato (BTP) con le migliori quotazioni e rendimenti mai visti

Il 2023 è iniziato positivamente per i titoli di Stato dopo le vendite naturali a fine anno che tendono ad alleggerire i portafogli durante la pausa natalizia.

Nelle primissime sedute di gennaio abbiamo assistito a un discreto restringimento dello spread con i Bund che rimane intorno ai 200 punti base. Quali sono le alternative ai BTP?

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Informazioneoggi

Gli investitori che hanno chiuso le loro operazioni sui Titoli di Stato italiani lo scorso dicembre si stanno attendendo qualche novità sul fronte delle nuove emissioni? Probabilmente le aspettative completamente scontate dal mercato hanno portato ad anticipare alcune scelte sui BTP e altre obbligazioni in vista di un aumento delle quotazioni.

Se il minimo per molti è stato raggiunto è così anche per l’apice dei rendimenti non più in grado di aumentare sulla spinta di nuove sorprese sui mercati. Nel frattempo, ponderando nuove opportunità di investimento il dollaro è stato tra le poche classi di asset a dare soddisfazioni in termini di rendimento agli investitori.

La valuta USA è stata infatti una delle poche classi di investimento a salvarsi dal generale crollo avvenuto durante l’anno. L’aggressivo aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve ha reso il dollaro meno liquido mentre la relativa tenuta dell’economia ne ha rafforzato l’aspetto di bene rifugio.

I due fattori da osservare per capire il futuro degli investimenti sui Titoli di Stato

Da adesso in poi gli investitori si orientano su uno scenario che comprende il rischio della recessione. Si osservano due fattori: il primo è la tenuta del mercato del lavoro USA, tenendo in considerazione licenziamenti e reddito da spendere degli americani; il 75% dell’economia USA è alimentata infatti dai consumi interni.

Il secondo fattore è insito direttamente nell’aspettativa dei mercati: essi nonostante gli iniziali crolli si sono corretti in maniera ottimista prevedendo un rallentamento morbido dell’economia e una rapida ripresa. Ciò significa che il minimo non è stato toccato in quanto non tutti credono a una recessione duratura.

Sono due segnali importanti anche della percezione del rischio sui Titoli sovrani italiani. Il mercato dei Titoli di Stato ha infatti accolto molto positivamente l’inflazione in calo di Francia e Germania non che la generale fine della crescita dei prezzi al consumo rispetto all’ultimo dato dell’Eurozona.

Le aspettative positive stanno venendo maggiormente prezzate sui mercati finanziari. Gli effetti sui BTP a 10 anni, particolarmente in vista di investitori al dettaglio e istituzioni, hanno comportato un guadagno sulle quotazioni del 3%. Questo BTP si è portato sopra la quotazione di 86 centesimi con un rendimento in calo sotto il 4,30%.

In questo contesto anche Titoli di Stato come i BTP indicizzati risultano tra quelli più direttamente esposti. Se i prezzi erano scesi velocemente fino al mese scorso, guardando al medio termine vi sono elevate probabilità che risalgano. Il BTP Italia che come gli altri Titoli di Stato è esposto alle incertezze economiche, risulta più vulnerabile dato il legame del rendimento con il livello dei prezzi al consumo; questo può venire meno data la possibile efficacia della politica delle le Banche centrali contro l’inflazione.

Quali sono i Titoli di Stato con le quotazioni più in rialzo?

Tra questi ci sono il BTp green con scadenza 1 aprile 2045 e cedola 1,50% arrivato intorno a una quotazione di 60 centesimi; il Titolo legato alla rivoluzione ecologica ha guadagnando sempre in sole tre sedute il 5,5% lordo.

Questi numeri danno il senso di quello che può accadere a chi non ha ancora sfruttando a proprio favore la volatilità in rialzo dei rendimenti. Mentre i guadagni per i BTp a più lunga scadenza sono dettati dal raffreddamento delle aspettative d’inflazione; i Titoli a più breve termine risente ancora delle preoccupazioni economiche rimanendo sotto pressione.

Nonostante questo, ciò impedisce ai Titoli di Stato come i BTP a 2 anni di perdere 20 punti base passando da 3,28 ai 3,06%. Mentre ciò rassicura la tenuta del nostro debito pubblico e quindi la capacità di finanziamento del Governo e dell’economia, può innescare una spirale positiva; questo anche per tutti coloro che, rimasti investiti in questi anni  hanno visto crollare le quotazioni dei Titoli di Stato.