Un innovativo farmaco per l’Alzheimer ha ricevuto l’approvazione in tempi velocissimi da parte dell’FDA. Ma sull’efficacia esistono ancora dei dubbi.
L’Alzheimer è una malattia terribile, per la quale non esiste ad oggi una cura definitiva. I ricercatori stanno cercando di trovare un rimedio non solo ai sintomi della demenza, ma un modo per bloccarla ai suoi inizi.
Il farmaco appena approvato dall’FDA, infatti, verrà usato agli stadi iniziali della malattia, che fortunatamente ad oggi può essere diagnosticata più precocemente che in passato. Più che di farmaco, comunque, possiamo parlare di “trattamento immunitario”, poiché si tratta di un anticorpo monoclonale creato in laboratorio. Andiamo a scoprire come funziona e cosa promette.
Il trattamento contro la terribile malattia che distrugge il cervello è stato ideato da due case farmaceutiche, le società Eisai e Biogen. Si chiama Leqembi, ma in realtà stiamo parlando del Lecanemab-irmb, un anticorpo monoclonale.
Parlammo degli studi effettuati con questa terapia in un articolo approfondito, quando le due società avevano appena fatto richiesta di approvazione del farmaco. Adesso l’approvazione è arrivata, velocissima, da parte dell’FDA.
Dunque probabilmente i ricercatori hanno trovato il modo di migliorare il trattamento o di eliminare gli effetti collaterali che erano scaturiti in alcuni pazienti proprio durante i primi test. Ricordiamo che due persone morirono durante la sperimentazione, a causa di un’emorragia cerebrale.
Il dubbio risiedeva nel fatto che la terapia funziona probabilmente solo se iniettata all’inizio dei sintomi dell’Alzheimer, e che non guarisce definitivamente. Il Leqembi, infatti, non debella la malattia al 100%. Ma fa produrre al corpo del soggetto una “difesa immunitaria” che va a distruggere le placche amiloidi, responsabili del degenero cerebrale. Si stima un rallentamento dell’Alzheimer di un 27%, o almeno questi erano i dati successivi alla prima sperimentazione.
Ad oggi, l’FDA ha garantito al trattamento, che costerà circa 25 mila euro a persona, “il via libera accelerato“. Significa che Eisai e Biogen dovranno continuare a effettuare studi e a monitorare la salute dei pazienti.
Come riportato da prestigiosi quotidiani, come ad esempio il New York Times, gli stessi scienziati che hanno ideato il farmaco ammettono che servono ulteriori studi. Troviamo queste dichiarazioni anche in un report, pubblicato sul New England Journal of Medicine.
Anche il miglioramento cognitivo avvenuto nei soggetti trattati è poco rilevante, anche se i ricercatori hanno esultato per i grandi risultati ottenuti fino ad oggi.
Inoltre, nello stesso foglietto illustrativo del medicinale sono riportati i rischi di effetti collaterali. Come avviene, comunque, per ogni medicina presente sul mercato. Nel caso del Leqembi, i rischi sono associati a comparsa di edema ed emorragia cerebrale, soprattutto se il soggetto assume fluidificanti del sangue.
Tuttavia, l’Alzheimer colpisce sempre più persone nel mondo: solamente negli Stati Uniti vi sono più di 6 milioni di abitanti affetti dalla malattia. I risultati, seppur lievi, di questo trattamento monoclonale, danno una speranza in più.
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