Il Covid nel corpo dai 100 ai 500 giorni dopo l’infezione, e persino di più: le scioccanti scoperte degli scienziati

Centinaia di giorni dopo l’infezione da Covid, nell’organismo se ne trovano ancora tracce. E spuntano altri inquietanti dati.

La malattia scatenata dal virus Sars-Cov-2 ci riserva ancora tanti interrogativi. Alcuni scienziati stanno ancora cercando di comprendere cosa succede mesi dopo l’infezione.

giorni dopo l'infezione
InformazioneOggi

Non parliamo solamente di “long covid” ma di qualcosa di più, e soprattutto di come si stia comportando questo virus, che ha già causato milioni di morti. Il Long Covid, infatti, è una condizione manifestata da alcuni soggetti, e non ha caratteristiche specifiche, anzi. Alcuni studi stanno classificando la varietà di sintomi legati al post-infezione, e ogni giorno spunta qualche novità.

I danni del virus, poi, non si limitano purtroppo a comparire nell’apparato respiratorio. Molte ricerche hanno permesso di scoprire che il Covid può causare problemi al cuore e al cervello, e anche ad altri organi. Riuscire a capire le modalità, però, è molto difficile, proprio perché ogni soggetto risponde in maniera diversa all’attacco del patogeno.

Ultimamente alcuni scienziati si sono chiesti quanto tempo potesse rimanere nell’organismo il virus Sars-Cov-2. E ciò che è emerso è davvero inquietante. Andiamo a scoprire perché.

Il Covid nel corpo dai 100 ai 500 giorni dopo l’infezione, e persino di più: le scioccanti scoperte degli scienziati

Partiamo dicendo che il virus attacca le vie respiratorie e dunque potremmo pensare che è lì che si annida, si moltiplica e causa i danni. In realtà, il Salrs-Cov-2 si comporta in modo anomalo rispetto ad altri virus respiratori.

Alcuni ricercatori hanno riportato l’esempio di un uomo che, fino al decesso, è risultato positivo al virus. Dall’infezione erano passati più di 500 giorni. In altri casi le persone continuavano ad essere contagiose anche fino a quasi 200 giorni dopo aver “incontrato” il Covid.

Gli scienziati, però, si sono accorti che la permanenza del virus non interessa solamente l’apparato respiratorio. Anzi, sembra che il Covid abbia la capacità di arrivare ad altri organi, e persino di comparire nelle feci dei pazienti centinaia di giorni dopo l’infezione.

Oltre alla contagiosità, però, c’è un altro dato interessante scoperto dagli scienziati. Il virus “invade” altre parti del corpo, anche se non è più in grado di diffondere la malattia. rilevante è il caso di una donna deceduta, il cui corpo è stato successivamente riesumato. Ebbene, gli studiosi hanno trovato “tracce di genoma virale nei polmoni e nel cuore”.

Probabilmente i casi sopra indicati sono eccezionali, ma non è detto. Gli studiosi non possono certo analizzare miliardi di persone in tutto il mondo contemporaneamente. Ma ciò che è emerso è il fatto che senza dubbio il Covid si comporta in maniera diversa.

Altri virus respiratori entrano nell’organismo, il quale si difende creando gli anticorpi, e poi espelle le tracce. Il Covid invece può “nascondersi” altrove, con potere infettante o meno, e il fenomeno non è da sottovalutare. Le numerose varianti, poi, non rendono facile il compito di comprendere i meccanismi di questo virus.

La speranza è che la Ricerca trovi una soluzione il più efficace possibile, in grado di sconfiggere anche l’effetto delle varianti. In questo senso è allo studio una terapia innovativa, che vuole agire sulle proteine Spike mutate per proteggere dalle infezioni future.

Fortunatamente, anche se il Covid non verrà probabilmente mai debellato del tutto, adesso è una malattia più gestibile.