Pensioni minime, no al nuovo aumento fino a 600 euro: la verità è nella legge di Bilancio

Le pensioni minime saranno ritoccate a favore dei percettori, consentendo loro di fronteggiare un po’ meglio il boom dell’inflazione e l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. Tuttavia non sarà possibile portarle fino a 600 euro come voluto da FI. Vediamo perché.

In un periodo denso di novità sul fronte previdenziale, con la conferma di Opzione donna e dell’Ape sociale e il previsto lancio di Quota 103 per evitare il brusco ritorno alla legge Fornero, ecco una notizia che sicuramente frena gli entusiasmi di non poche persone.

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Ci riferiamo in particolare a coloro che sono interessati all’aumento delle pensioni minime fino a 600 euro: ebbene, le ultime indiscrezioni e le parole rilasciate a riguardo da Claudio Durigon, il sottosegretario del Lavoro e delle Politiche Sociali del Governo presieduto dall’onorevole Giorgia Meloni, non lasciano dubbi e di fatto indicano un dietrofront.

Di fatto l’aumento pensioni minime non sarà nei termini desiderati da uno dei partiti della coalizione di centrodestra, ovvero Forza Italia. Per quale motivo lo scenario è cambiato? Perché il cambio di rotta su un argomento previdenziale così delicato? Cerchiamo di fare chiarezza nel corso di questo articolo.

Pensioni minime, per il momento no a ulteriori ritocchi verso l’alto: la questione risorse disponibili

In apertura abbiamo accennato ad una notizia che rappresenta certamente un piccolo ‘terremoto’ nella maggioranza. Finora infatti Forza Italia aveva spinto per un ulteriore aumento delle pensioni minime, dai previsti 574 euro alla soglia psicologica dei 600, ma proprio nelle ultime ore la frenata, con le dichiarazioni di Durigon agli organi di informazione.

Il problema sono le risorse a disposizione, che il sottosegretario del Lavoro e delle Politiche Sociali riterrebbe non sufficienti a coprire anche questo ‘aggiustamento’ relativo agli importi delle pensioni minime. Proprio Durigon si è poi affrettato a ricordare anche che, pur in attuale mancanza di fondi a sufficienza, l’obiettivo dell’innalzamento degli importi delle pensioni minime sarà comunque conseguito pienamente entro la legislatura.

Tuttavia si tratta di dichiarazioni che non hanno trovato il gradimento di Forza Italia, formazione politica che finora si era molto battuta su questo tema.

Il rischio è che le recentissime tensioni sul complesso tema della previdenza vadano ad influenzare e intralciare in qualche modo l’iter della legge di Bilancio alla Camera che, come è ben noto, dovrà essere approvata entro fine dicembre onde evitare l’esercizio provvisorio.

Sono dunque giorni delicati per la maggioranza che, oltre ai grattacapi in ambito previdenza, deve fronteggiare anche lo scoglio dei più di 3mila emendamenti presentati. Vero è che il tempo stringe e certamente le relativa quantità di risorse a disposizione non aiuta a trovare un bilanciamento su tutte le esigenze del paese e su tutti i temi caldi di questo periodo – pensiamo anche al Superbonus, per esempio.

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Pensioni minime, salta l’aumento a 600 euro: cosa succede adesso?

Un incremento delle pensioni minime era comunque già fissato nel testo della bozza della manovra economica. Infatti si tratta di un obiettivo preciso sia per il prossimo anno che per il 2024, pertanto le parole di Durigon sono da intendersi meramente collegate ad un emendamento di Forza Italia, il quale mirava ad inserire un immediato nuovo incremento fino ai 600 euro, oltre a quello già programmato.

Ma appunto, mancano le coperture e dunque nell’immediato saltano gli aggiustamenti alle pensioni minime, anche se beneficeranno comunque della rivalutazione.

In ogni caso, c’è già la manovra economica che interviene sulle pensioni minime, di fatto potenziandole senza però incontrare il favore di Forza Italia che, peraltro, come dichiarato dal suo leader Silvio Berlusconi in campagna elettorale, ha finora sostenuto il progetto delle pensioni minime pari a mille euro. Ecco perché si è arrivati all’emendamento di Forza Italia alla manovra economica, con cui si chiede la correzione verso l’alto delle pensioni minime, almeno fino ad un importo di 600 euro.

Il punto però è tutto legato alla risorse disponibili, in quanto – come accennato in precedenza – le risorse per gli emendamenti alla manovra sono limitate, considerando che a livello ministeriale è stato previsto ed autorizzato un tetto di spesa entro i 400 milioni di euro.

Dunque la strada non può che essere sbarrata per l’emendamento di Forza Italia e, almeno per ora, nessun aumento pensioni minime fino a 600 euro potrà essere istituito anche se – nel disegno di legge di Bilancio – le forze di Governo hanno programmato un nuovo potenziamento della misura nel prossimo futuro.

Pensioni minime: cosa sono in breve

Ricordiamo infine che le pensioni minime sono quei trattamenti previdenziali che un cittadino ha diritto di ricevere per poter condurre una vita dignitosa. Il concetto è stato previsto dalla legge n. 638 del 1983.

In più circostanze, infatti, alcuni cittadini potrebbero non avere un trattamento che consente loro di vivere dignitosamente. Ecco allora un incremento dell’importo quale la pensione minima, onde raggiungere una soglia minima di sostentamento.

I cittadini che hanno una pensione dall’ammontare esiguo, per poter fronteggiare tutte le spese, si avvalgono del trattamento previdenziale previsto dall’Inps. Di fatto è un assegno sociale previsto per i pensionati che conseguirebbero altrimenti un contributo inferiore a quello previsto dalla legge. Inoltre il contributo cambia di anno in anno a causa della variazione dell’indice Istat, che raffronta la soglia minima dei trattamenti previdenziali col costo della vita. Concludendo, i pensionati che non toccano la soglia minima della pensione, di cui alla legge, incasseranno comunque il trattamento previdenziale che consentirà loro di raggiungere il limite fissato.

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