Reddito di cittadinanza e dimissioni volontarie: attenzione a lasciare il lavoro, ecco perché

Reddito di cittadinanza: è necessario sapere a cosa si va incontro in caso di dimissioni volontarie dal lavoro.

Il RdC, concesso a nuclei familiari con determinati requisiti, può essere perso, interrotto oppure ridotto in determinate circostanze.

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InformazioneOggi

La decadenza avviene in diversi casi. Tra questi:

  • non si dichiara l’immediata disponibilità al lavoro o non si sottoscrive il Patto per il lavoro o per l’inclusione sociale;
  • almeno una delle tre offerte di lavoro congrue ricevute non viene accettata oppure, al rinnovo della prestazione, si rifiuta la prima offerta congrua;
  • non si comunica l’eventuale variazione occupazionale o del nucleo familiare con DSU aggiornata.

Sono previste sanzioni per dichiarazioni o documenti falsi, ma anche per omissioni di informazioni dovute. Ci sono però delle situazioni in cui il Reddito di cittadinanza viene interrotto oppure ridotto. Nel primo caso, se i motivi sono diversi dall’applicazione delle sanzioni, può essere richiesto nuovamente per una durata non superiore al periodo non goduto.

Diverso è il caso in cui un beneficiario abbia trovato lavoro e poi rassegnato le dimissioni.

Reddito di cittadinanza e dimissioni: il quesito

Una nostra lettrice ha inviato il seguente quesito: “Sospensione reddito di cittadinanza per dimissioni consensuali. Si trattava di un lavoro stagionale dal 15 giugno al 31 agosto presso un bar, dalle 6.30 alle 14.30. Erano amici e avevo rifiutato a causa della mia invalidità del 75 per cento. Mi avevano assicurato che mi avrebbero aiutato per i lavori pesanti, ma non è andata così. Impossibilitata a continuare questo lavoro proprio per motivi di salute ho dato le dimissioni in forma consensuale. Poiché il Reddito di cittadinanza era in fase di rinnovo ho ricevuto una risposta negativa, quindi sospensione per un anno. È una vera ingiustizia, ho un figlio a carico di 8 anni. Grazie.”

Le nuove direttive in caso di dimissioni 

La legge n.26 del 2019 ha modificato quanto originariamente previsto. Ossia che il nucleo familiare, composto da soggetti disoccupati a causa di dimissioni volontarie, dovesse perdere il diritto al sostegno economico nei dodici mesi successivi. Ad essere escluso dal beneficio ora è infatti solo la persona che ha deciso di licenziarsi dal lavoro (non per giusta causa), sempre per la durata di un anno.

Questo significa che il nucleo familiare continua a percepire il reddito di cittadinanza (se soddisfa i requisiti), ma in forma ridotta. La circolare INPS 100/2019 ha confermato che le dimissioni di un componente del nucleo familiare, e quindi la sua esclusione dal beneficio, riducono l’importo mensile nella misura di 0,4 punti del parametro della scala di equivalenza.

RdC e dimissioni consensuali

In merito al quesito della lettrice, confermiamo la sospensione di 12 mesi del Reddito di cittadinanza come previsto dalla legge, considerando le sue dimissioni consensuali. Siccome questo sostegno viene erogato al nucleo familiare e non alla singola persona, come già evidenziato, possono comunque farne richiesta gli altri componenti (se presenti) con una penalizzazione sull’importo, che sarà quindi inferiore.

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