Pensioni, nuove misure per l’anticipo ma incentivi per chi resta: le ipotesi del governo

Il tema pensioni continua a essere un argomento molto sentito dal governo che deve cercare nuovi modi per superare la legge Fornero.

Le risposte devono arrivare presto perché nella nuova legge di Bilancio devono entrare nuove soluzioni che permettano di uscire in anticipo dal lavoro.

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Nello stesso tempo trovare incentivi per coloro che rinviano il pensionamento, magari con un aumento in busta paga. Nel frattempo, però, nella Gazzetta Ufficiale sono state pubblicate le nuove regole per le pensioni per professionisti assunti negli uffici pubblici.

Pensioni, nuove misure per l’anticipo ma incentivi per chi resta: ecco le ipotesi del governo

Buone notizie per i pensionati che ricevono le pensioni minime che nel cedolino di dicembre saranno più elevate sia per effetto della perequazione e dei conguagli sia per alcune indennità introdotte dal governo.

Nel frattempo, però, il governo sta cercando di trovare soluzioni per la pensione anticipata da inserire nella legge di bilancio 2023. Tra le ipotesi le finestre di uscita anticipata a 62 o 63 anni e con un determinato numero di anni di contributi maturati.

Insomma, si prospetta un tema caldissimo sul fronte pensioni considerando che a fine anno scade Quota 102 (ma anche APE Sociale e Opzione donna) e si ritorna alla legge Fornero. Anche se per queste due ultime misure si prevede una proroga.

La situazione non è facile a causa delle scarse risorse finanziarie perché qualsiasi intervento costa caro. In effetti, si stima che per l’adeguamento degli assegni all’inflazione fino al 2025 serviranno circa 50 miliardi di euro e considerando la crisi economica causa del caro energia, le finanze pubbliche sono molto esigue per poter intervenire su ogni emergenza.

Come riporta il Corriere della Sera, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, sta pensando a un incentivo rivolto ai lavoratori vogliono restare al lavoro.

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In questo caso, il dipendente e il datore di lavoro non verserebbero più i contributi. Una parte di questi andrebbero a incrementare il netto dello stipendio: si tratta di un aumento in busta paga anche del 10%.