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Pensioni

Opzione Uomo, una soluzione rivoluzionaria: scacco matto… alla Regina!

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Opzione Uomo è la possibile new entry nel sistema pensionistico italiano con l’arrivo dell’anno nuovo. Scopriamo di cosa si tratta.

Ad affiancare Opzione Donna potrebbe arrivare Opzione Uomo, uno scivolo di uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti.

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Il tema delle pensioni è al centro dei pensieri del nuovo esecutivo. Il 2022 sta per concludersi e con esso scadranno ben tre importanti misure, Opzione Donna, l’APE Sociale e Quota 102. Come andranno in pensione i lavoratori nel 2023 volendo scegliere un’alternativa alla pensione di vecchiaia? Rimangono la pensione anticipata ordinaria con paletti contributivi restringenti per tanti cittadini e la pensione per precoci, anch’essa accessibile a pochi. Si parla di una proroga di Opzione Donna e dell’APE Sociale ma a beneficiarne sarebbero le lavoratrici e le quattro categorie a cui è riservata l’APE. E gli altri lavoratori che non hanno le forze o la voglia di svolgere il proprio impiego fino a 67 anni? Spuntano varie ipotesi sul piano di lavoro ma, per tutte, i contro sembrano superiori ai pro.

In pensione nel 2023 con Quota 41 “modificata”?

Un’idea su cui lavora il Governo parla di Quota 41 modificata. Basterebbero 41 anni di contributi e l’età anagrafica di 62 anni per andare in pensione. In questo modo la nuova misura costerebbe meno della vecchia formula che grava sullo Stato nella misura di 5 miliardi all’anno. Il problema, come sempre, è che andare in pensione in anticipo significa rinunciare ad una parte importante dell’assegno pensionistico. Per esempio scegliendo l’APE Sociale occorrerà accettare il fatto che fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia si potranno ricevere al massimo 1.500 euro.

Anche Opzione Donna comporta una riduzione rilevante della somma erogata dato che la misura prevede che il sistema di calcolo utilizzato per definire l’importo della pensione sia puramente contributivo. E dunque basato unicamente sui contributi e non sulle retribuzioni degli ultimi 5 anni. Lo stesso ragionamento varrebbe per i lavoratori che decidessero di andare in pensione con Opzione Uomo.

Opzione Uomo, approfondiamo la misura

Al pari di Opzione Donna, Opzione Uomo consentirebbe l’uscita dal mondo del lavoro a 58 anni di età con 35 anni di contributi maturati. Condizione necessaria accettare il sistema di calcolo contributivo pur avendo contributi versati prima del 1° gennaio 1996. Ciò significherebbe ottenere un assegno più basso rispetto a quello che si avrebbe attendendo i 67 anni. Si stima una riduzione del 30%.

Tale percentuale, però, già dal 2023 si ridurrà nettamente dato che sempre meno lavoratori avranno i requisiti per accedere alla pensione con il sistema di calcolo retributivo. Solo con 18 anni o più di contributi maturati entro il 31 dicembre 1995 si potrà contare su un assegno pensionistico più ricco. Facendo due calcoli solo i nati prima del 1958 circa potranno ancora rispettare tale condizione vantaggiosa.

Tenendo conto di questa puntualizzazione, accettare l’uscita dal mondo del lavoro con Opzione Uomo significherebbe rinunciare a circa il 10% della retribuzione per i lavoratori più giovani. Su pensioni già basse tale percentuale potrebbe pesare ulteriormente. Le famiglie potrebbero essere chiamate a fare una scelta, chi tra marito e moglie va in pensione a 58 anni accettando la riduzione e portando un’entrata inferiore del previsto? Da qui la possibilità che il Re faccia scacco matto alla Regina.

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