Busta paga più alta per le donne grazie a questa agevolazione: i chiarimenti Inps

L’art. 1, comma 137 della legge 234/2021, sperimentalmente e per il solo anno 2022, abbassa di metà i contributi previdenziali a carico delle lavoratrici madri alle dipendenze nel settore privato. Il via libera Inps alla busta paga aumentata.

C’è una novità nel mondo del lavoro che riguarda le donne che hanno un’occupazione ed allo stesso tempo sono madri.

busta paga
pixabay

Ci riferiamo infatti all’ok dell’Inps sulla misura di cui si trova traccia nell’ultima legge di Bilancio 2022, da intendersi come iniziativa ‘sperimentale’ in tema di contributi e busta paga. 

Di che si tratta? Ebbene l’agevolazione è costituita da uno sgravio al 50% della quota di contribuzione per la donna che rientra in ufficio, a seguito del congedo obbligatorio di maternità.

Vediamone allora da vicino le caratteristiche chiave, per capire quali sono le esatte dimensioni di questo beneficio per le donne che lavorano e che al contempo hanno figli.

Busta paga più alta per le lavoratrici che ritornano a lavoro dopo il congedo obbligatorio di maternità

Di fatto questa agevolazione comporta una busta paga più consistente, ovvero uno stipendio più corposo grazie allo sgravio contributivo che, secondo quanto indicato nella manovra, è pari a un anno. Ma a quali condizioni? Ebbene, anzitutto si deve trattare di dipendenti del settore privato (escluse tutte coloro che hanno un contratto di lavoro nell’ambito del pubblico impiego), inclusi i non imprenditori (ad es. studi professionali, associazioni ecc.) e il settore dell’agricoltura.

Come accennato, deve trattarsi di lavoro dipendente, ed è compreso anche il tempo determinato e il tempo parziale, nonché l’apprendistato. Potranno sfruttare l’agevolazione contributiva in busta paga anche le donne che svolgono lavoro in somministrazione o intermittente.

Ma non c’è solo questo. Il ritorno in ufficio deve infatti esservi entro il 31 dicembre di quest’anno, altrimenti l’agevolazione del taglio del 50% della quota di contribuzione gravante su di loro (9,19% della retribuzione lorda) non potrà essere applicata.

La conferma di questa novità, che di fatto attua quanto previsto sul punto dalla legge di Bilancio, arriva dall’Inps, attraverso la circolare n. 102 pubblicata nelle ultime ore. Come detto sopra, la misura  – almeno per il momento – è sperimentale e rappresenta una sorta di test, valevole solo per quest’anno così come indicato in manovra.

Busta paga più alta per le lavoratrici: gli effetti della decontribuzione ad hoc di cui nell’ultima manovra

La decontribuzione in oggetto, da un lato consentirà di avere buste paga più alte e dall’altro comporterà fondamentalmente questi due effetti:

  • il periodo di operatività della decontribuzione decorrerà dalla data di rientro a lavoro dopo la fruizione del congedo obbligatorio di maternità (ovvero al termine dei cinque mesi di astensione obbligatoria dal lavoro) e, come detto, lo sgravio varrà per un anno;
  • per la lavoratrice madre non vi saranno effetti negativi dal punto di vista pensionistico-previdenziale, siccome resta tale e quale l’aliquota di computo, uguale al 33% dell’imponibile.

L’Inps ricorda che non conta ai fini della decontribuzione e della busta paga più alta, il fatto che il rapporto di lavoro sia già in essere al primo gennaio di quest’anno, data di entrata in vigore della misura, o sia stato attivato in un momento successivo.

Sempre l’istituto fa presente che detta agevolazione va intesa in modo elastico ovvero vale anche nei casi in cui la lavoratrice ritardi il rientro perché si avvale del congedo di maternità facoltativo (cd. congedo parentale) o nel caso in cui il rientro si abbia alla fine del periodo di interdizione post partum. Ma attenzione: termine ultimo per il rientro deve essere comunque il 31 dicembre di quest’anno, altrimenti la decontribuzione non scatterà.

La decontribuzione per le lavoratrici madri: lo sgravio in termini percentuali

Nessun dubbio a riguardo: la decontribuzione in oggetto consiste in un taglio del 50% di quanto il datore di lavoro trattiene dalla busta paga per versare il dovuto all’Inps, come finanziamento della previdenza obbligatoria. E detta decontribuzione opera al di là dell’entità della retribuzione versata alla lavoratrice madre.

In termini pratici, ciò significa che per 12 mesi l’aliquota IVS si riduce dal 9,19% al 4,595%, incrementando così la busta paga delle madri che riprendono l’attività di lavoro. Mentre per le aziende o datori non ci sono vantaggi, in quanto l’aliquota contributiva (23,81%) resta tale e quale. Mentre per la lavoratrici, come accennato, non conseguono penalizzazioni dal punto di vista previdenziale.

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Ricordiamo infine che per godere dello sgravio contributivo e dunque della busta paga incrementata, il datore di lavoro – su iniziativa della lavoratrice – dovrà fare all’Inps un’istanza ad hoc via internet. Quest’ultima sarà poi valutata dall’istituto, che infatti verificherà la sussistenza delle condizioni e dunque la effettiva spettanza dell’esonero. In caso di controllo positivo, il datore potrà attivarsi senza indugio con lo sgravio a favore della sua dipendente.