Contributi volontari per la pensione alla fine del part time? Il calcolo è diverso da come te lo aspetti

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare a prima vista, in ipotesi di rapporto di lavoro a tempo parziale i contributi volontari sono versati in considerazione della retribuzione media riferita alle ultime 52 settimane utili per la misura. I dettagli.

Un caso pratico non infrequente, che riguarda i lavoratori part time, è quello in cui coloro che hanno appena terminato l’attività lavorativa a tempo parziale domandano all’Inps la continuazione volontaria dell’assicurazione IVS – con versamento dei relativi contributi volontari – onde conseguire i requisiti contributivi che consentono di aver diritto alla pensione anticipata.

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pixabay

Ebbene vero è che in circostanze come queste non pochi lavoratori assicurati si trovano inviato dall’Inps un comunicato che reca un contributo volontario da pagare dall’importo piuttosto salato rispetto a quanto immaginato – dato che la retribuzione incassata prima della cessazione dal lavoro si ricollegava ad un rapporto a tempo parziale. Ma il motivo c’è e lo vedremo di seguito.

Infatti il punto che vogliamo affrontare è questo: come vengono calcolati i contributi volontari da versare a seguito della fine di un lavoro part time? Ovvero quale retribuzione rileva al fine di individuare i contributi volontari da pagare per accedere al trattamento pensionistico? Scopriamolo insieme nel corso di questo articolo.

Contributi volontari dopo la fine di un lavoro part time: quali sono le regole generali in materia?

Giova ricordare che i contributi volontari sono tutte quelle tipologie di contributi pagati su richiesta del lavoratore subordinato o autonomo, che intende proseguire la contribuzione per conseguire il diritto alla pensione o per aumentarne l’importo in ipotesi di interruzione o cessazione del rapporto di lavoro.

Se ci chiediamo come si calcolano i contributi volontari dopo un lavoro part-time ovvero come vanno quantificati a fini pensionistici, le norme in materia ci dicono che in ipotesi di rapporto di rapporto di lavoro part-time ormai conclusosi, dovrà essere considerata la retribuzione media riferita alle ultime 52 settimane utili per la misura. Approfondiremo tra poco questi aspetti.

Un po’ più nel dettaglio, le regole generali in tema di contribuzione volontaria sono le seguenti:

  • il contributo da pagare (giornaliero o settimanale in base alle situazioni) deve essere calcolato, come accennato, sulla retribuzione pensionabile incassata nelle ultime 52 settimane anteriore alla domanda di autorizzazione ai volontari;
  • il valore deve essere perciò moltiplicato per l’aliquota contributiva applicata nella gestione previdenziale nella quale l’interessato domanda l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria della contribuzione – di solito il 33% – e rapportato al numero di settimane oggetto di copertura per finalità previdenziali.

Contribuzione volontaria: un esempio pratico

Non bisogna poi dimenticare che nel caso pratico in cui nei 12 mesi anteriori alla domanda non vi siano 52 settimane di contribuzione derivante da lavoro, sarà necessario procedere a ritroso nel tempo fino a ricostruire il lasso di tempo indicato. Le norme da questo punto di vista non ammettono alternative.

Facendo un esempio pratico, un lavoratore subordinato a tempo pieno che nei 12 mesi pre domanda abbia incassato una retribuzione di 30mila euro dovrà versare un contributo volontario di 9.900 euro, al fine di ottenere un anno pieno di copertura pensionistica (40mila x 0,33). Le cose però funzionano diversamente in caso di lavoro part time.

Contributi volontari e part time: qual è il calcolo da compiere?

Come appena accennato, il part time segue un meccanismo diverso in tema di contributi volontari. Si è portati a pensare che il part-time, riducendo la retribuzione pensionabile per il minor numero di ore di lavoro, farà calare anche la spesa per il versamento volontario. Insomma, rispetto all’esempio appena fatto sopra, si potrebbe così pensare che in caso di retribuzione dimezzata per il part time nei 12 mesi precedenti – 15mila euro annui invece che 30mila – possa scattare il taglio di metà dell’onere contributivo. Ma appunto le regole in materia sono differenti.

In circostanze di lavoro a tempo parziale, la ricostruzione della retribuzione pensionabile si compie scegliendo come punto di riferimento le settimane che servono a determinare la misura della pensione – e non il diritto al trattamento. Di esse si trova traccia nell’estratto conto contributivo. E siccome con il rapporto di lavoro in regime di tempo parziale i due valori non sono coincidenti, allo scopo di determinare il periodo di riferimento sarà necessario tener conto della retribuzione pensionabile incassata su un lasso di tempo più lungo rispetto alle ultime 52 settimane utili ai fini del diritto al trattamento pensionistico.

Perciò rispetto all’esempio di cui sopra, siccome le settimane utili ai fini della misura saranno 26 (part time) e non 52 (tempo pieno), si dovrà fare riferimento alla retribuzione pensionabile incassata nell’ultimo biennio, onde individuare l’importo dei versamenti volontari dovuti una volta terminato il rapporto di lavoro.

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In termini pratici, essendo il lasso di tempo di riferimento più lungo, l’importo da versare in sarà maggiore, proprio come se l’ultimo periodo fosse stato quello di un rapporto full time.