Stipendio: influisce davvero sulla pensione? La risposta è sbalorditiva

Se si va in pensione più tardi, l’importo ricevuto è uguale all’ultimo stipendio percepito? Tutto dipende dal sistema di calcolo utilizzato.

Quanto si prende di pensione se si raggiungono i requisiti dell’assegno di vecchiaia? L’importo varia in base al sistema di calcolo. Vi sono, infatti, delle differenza tra metodo retributivo e metodo contributivo.

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Foto Canva

L’ammontare dell’assegno previdenziale è, senza dubbio, una delle curiosità più diffuse tra i futuri pensionati. A molti, infatti, non è ancora chiaro in che modo avviene il calcolo e se esso dipende dall’ultimo stipendio ricevuto. I dubbi riguardano soprattutto coloro che lasceranno il lavoro tramite la pensione di vecchiaia.

Vediamo, dunque, in che modo lo stipendio influisce sulla rendita pensionistica e cosa succede se si opta per un determinato sistema di calcolo.

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Stipendio: ecco quando vincola la pensione

Bisogna, innanzitutto, sottolineare che il calcolo della pensione è molto più complicato di quanto si pensi. Vi sono, infatti, casi in cui il lavoratore ha svolto varie attività lavorative, con prestazioni occasionali o autonome, con differenti misure di retribuzione.

Ma in che modo avviene, nel concreto, la determinazione dell’assegno previdenziale complessivo? La risposta varia a seconda del metodo utilizzato.

Il calcolo è meno complicato nel caso in cui il contribuente abbia sempre svolto un’attività dipendente con regolarità, senza alcuna interruzione. Ci sono numerosi programmi online che permettono all’interessato di conoscere, in anticipo, la cifra della rata della pensione. Inserendo alcuni dati (come, ad esempio, lo stipendio percepito) è possibile effettuare una simulazione dell’assegno.

Una regola fondamentale, che vale per tutti, è che più tardi si smette di lavorare, più elevata sarà la cifra spettante. Lo Stato, infatti, stabilisce i requisiti di accesso alla pensione in base alle aspettative di vita, assicurando una rendita più elevata a chi lavora anche in età “avanzata”.

La cifra si ottiene applicando il coefficiente di trasformazione al montante contributivo e questo valore aumenta in base all’età anagrafica.

Differenze tra calcolo contributivo e calcolo retributivo

Il calcolo della pensione dipende soprattutto dagli anni di contribuzione pagati alla Cassa pensionistica di appartenenza, nell’arco dell’intera vita lavorativa. Dunque, più alto è il montante contributivo e più elevato sarà l’importo.

Consulta anche: “Andare in pensione nel 2022 col sistema misto e contributivo: il segreto per non sbagliarsi e ricevere un assegno più alto“.

Un alto elemento che incide sull’ammontare della pensione è il metodo di calcolo utilizzato. Per i lavoratori che possiedono contributi prima del 1996, si applica il metodo misto. In sostanza, l’assegno è determinato, per una parte della quota, con il sistema retributivo, solo relativamente ai versamenti precedenti il 1996. L’altra parte, invece, quella relativa ai versamenti successivi al 31 dicembre 1995, è calcolata con il sistema contributivo. Il primo metodo risulta molto più vantaggioso.

Dunque, a parità di età anagrafica, i soggetti che possiedono più contributi pagati prima del 1996 (e, quindi, anche uno stipendio maggiore) avranno diritto ad un assegno pensionistico più ricco. Se si smette di lavorare con i requisiti della pensione di vecchiaia, la cifra sarà quasi uguale a quella dell’ultimo stipendio percepito.

Questa previsione, tuttavia, non è possibile per i lavoratori che, invece, subiscono il sistema di calcolo contributivo puro. Con esso, infatti, l’importo, di solito, è uguale al 70% dell’ultimo stipendio ricevuto.

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Infine, per avere le idee più chiare su quanto è possibile ricevere, si può usufruire nel nuovo simulatore PensAMi, messo a disposizione dall’INPS. Accedendo al sito web tramite Spid, è possibile conoscere i dettagli sulla cifra della futura pensione. Tale strumento, però, è utilizzabile solo da coloro che hanno iniziato a versare contributi a partire dal 1° gennaio 1996.