La campagna elettorale parte dalla Riforma delle pensioni: le posizioni dei partiti

La campagna elettorale entra nel vivo a pochi giorni dalla caduta del Governo Draghi. Gli italiani sono chiamati ad ascoltare le promesse dei partiti.

I tema principale della campagna elettorale sembra essere, ad oggi, la Riforma delle pensioni. Scopriamo le diverse posizioni dei partiti.

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Un gran lavoro di selezione è richiesto ai cittadini. I politici hanno iniziato a disegnare i propri programmi post vittoria e tra tante promesse sarà necessario individuare quelle effettivamente realizzabili. Si ha tempo fino al 25 settembre per decidere nelle mani di chi mettere il futuro dell’Italia e la situazione è molto complicata. Protagonisti della scena sono i soliti nomi che i cittadini conoscono bene e di cui hanno già conosciuto pregi – pochi – e difetti – tanti. Spuntare un nome sulla lista non sarà facile soprattutto perché si è aggiunta confusione al caos che già dilaga da mesi se non da anni. Per ora gli italiani possono solo ascoltare le promesse per poi trarre le personali conclusioni da esprimere con il voto tra due mesi.

La campagna elettorale parte dalle pensioni

I componenti dei partiti sono furbi e hanno deciso di puntare l’accento sulle pensioni durante la campagna elettorale. Il tema “Riforma delle pensioni” è particolarmente sentito dagli italiani che attendono di sapere come e quando uscire dal mondo del lavoro nel 2023. Quota 102 sparirà il 31 dicembre 2022 e l’ipotesi ad oggi più plausibile – non gradita ai lavoratori – è la Legge Fornero.

Da sempre contrario a questo ritorno, Matteo Salvini ha lanciato la sua crociata personale contro il sistema della Fornero proponendo Quota 41 per tutti i lavoratori. Tale soluzione fa gola ma è economicamente lontana da una possibile realizzazione. I costi di Quota 41 per tutti risultano particolarmente onerosi – 4 miliardi di euro per il primo anno e 9 miliardi negli anni a seguire. Cifre che non si riuscirebbero a coprire nemmeno cancellando il Reddito di Cittadinanza come proposto dalla Lega.

Il bimbumbalegiù dei partiti

Se la Lega propone Quota 41, Silvio Berlusconi rilancia con la pensione minima a 1.000 euro per tutti i beneficiari. Anche in questo caso la misura dovrebbe essere sostenuta finanziariamente con uno spostamento delle risorse dal Reddito di Cittadinanza al trattamento pensionistico. Serviranno solo 18 miliardi all’anno perché la proposta si realizzi.

Continuiamo con il Movimento 5Stelle e la proposta di andare in pensione a 63 anni con il sistema contributivo per avere, poi, la quota retributiva una volta raggiunti i 67 anni. I costi sono contenuti, 2 miliardi di euro il primo anno e risparmi a lungo termine. Non solo, il partito aggiunge il riscatto gratuito della Laurea per anticipare l’uscita dal mondo del lavoro (costerebbe tra i 4 e i 5 miliardi all’anno). Il PD, infine, ha diverse soluzioni al vaglio in relazione al cambiamento del sistema pensionistico. La campagna spinge, però, sulla proroga dell’APE Sociale e di Opzione Donna. I risultati ottenuti finora sono stati ottimi secondo il partito, i costi non gravano sullo Stato e, di, conseguenza le misure dovranno continuare ad esistere.

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