Congedo straordinario legge 104 di 2 anni: chi può richiederlo e quali regole rispettare

Il congedo straordinario ha una durata massima di due anni e può essere richiesto da chi assiste un familiare con disabilità grave.

Questo periodo di assenza dal posto di lavoro spetta ai lavoratori dipendenti ed è frazionabile anche a giorni. L’indennità corrisponde alla retribuzione ricevuta nell’ultimo mese, con esclusione degli emolumenti variabili, ​​entro un limite massimo di reddito che viene rivalutato annualmente. 

congedo straordinario
Foto Pexels

Per poter usufruire del congedo straordinario è però necessario seguire un ordine di priorità, come chiarito anche dall’INPS. Chi lo richiede deve stabilire una convivenza, per tutta la durata del periodo, con la persona che andrà ad assistere. 

Congedo straordinario legge 104: il quesito

Una nostra lettrice ha inviato il seguente quesito: “Buongiorno, vorrei chiedere chiarimenti in merito al congedo biennale legge 104/92. I miei suoceri sono entrambi titolari di legge 104 art 3 comma 3 (entrambi hanno un’età superiore ai 76 anni). Mio marito (figlio unico), ha usufruito del congedo parentale biennale per la madre. Stando alla legge, un lavoratore non può usufruire di più di due anni nella vita lavorativa. Allora per usufruire del congedo parentale di mio suocero, considerato che in ordine di priorità dei familiari per mancanza, decesso o limiti di età, nessuno può usufruire del congedo, posso farne domanda io? Vorrei chiarire che i tre giorni di permesso mensile li prendo io, rientrando come nuora nel grado di parentela ristretta. Grazie.”

L’ordine di priorità del congedo straordinario

I congedi straordinari per assistere un familiare disabile possono essere richiesti secondo il seguente ordine di priorità:

  • coniuge convivente o parte dell’unione civile convivente del disabile;
  • padre o madre, anche adottivi o affidatari, della persona con disabilità in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge o della parte dell’unione civile convivente;
  • figlio convivente della persona disabile in situazione di gravità, solo nel caso in cui il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente ed entrambi i genitori siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  • fratello o sorella convivente della persona disabile quando il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente, entrambi i genitori o i figli conviventi siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  • parente o affine entro il terzo grado convivente della persona con disabilità nel caso in cui il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente, entrambi i genitori, i figli conviventi e fratelli/sorelle conviventi del disabile siano morti, mancanti oppure affetti da malattie invalidanti;
  • uno dei figli non ancora conviventi con la persona disabile, ma che instaurerà una convivenza in un momento successivo, nel caso in cui il coniuge, i figli, i fratelli o i parenti affini entro il terzo grado conviventi siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.

Il periodo di congedo straordinario non può durare più di due anni nell’arco della vita lavorativa. Inoltre, secondo il principio del ‘referente unico’, congedo e permessi non possono essere riconosciuti a più di un familiare per la stessa persona con disabilità. Fanno eccezione i genitori.

Nel caso in cui un lavoratore abbia più di un familiare disabile in situazione di gravità secondo la legge 104/92, può richiedere il congedo straordinario per ognuno di loro. Ma in ogni caso non si possono superare i due anni.

Permessi e congedo anche per la nuora?

I giorni di permesso mensile previsti dalla legge 104/92 possono essere riconosciuti anche alla nuora della persona disabile, dato che spettano ai lavoratori dipendenti parenti o affini entro il terzo grado. La nuora è considerata affine di primo grado. Per quanto riguarda il congedo straordinario, invece, si deve seguire l’ordine di priorità. Quindi può usufruirne solo se gli altri parenti risultino mancanti, morti oppure affetti da malattie invalidanti. Nel caso specifico, il marito nonché figlio di genitori con 104 avrebbe potuto chiedere il congedo per entrambi, non solo per la madre. Sempre però senza andare oltre i due anni.

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