Tutti si preoccupano del Covid ma in queste città si muore di più e da qui al 2050 ci sarà un incremento esorbitante

Ormai parlare del Covid, dei sintomi, del numero di vittime e di vaccini è abitudine quotidiana. Ma ci sono altri rischi cui dobbiamo stare attenti.

Prendersi cura della propria salute è un qualcosa di molto complesso. Oltre alle abitudini da adottare, dobbiamo anche confrontarci con ciò che succede intorno a noi. Pensiamo alla qualità dei cibi che compriamo al supermercato, che non è sempre garantita. Ma anche a ciò che respiriamo tutti i giorni.

del covid
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Se infatti riguardo al cibo possiamo informarci e orientare le nostre scelte, come si fa a respirare meglio? Ormai il Pianeta è inquinato in quasi tutti gli agglomerati abitati dall’uomo. In più, secondo un nuovo allarme stiamo assistendo ad un fenomeno che porterà molte morti, e danni ingenti alla salute delle persone. Ecco cosa è emerso da uno studio effettuato da ENEA.

Ci sono le vittime del Covid ma anche tanti altri pericoli per la salute

Non possiamo negare che il maledetto virus comparso a febbraio del 2020 ha cambiato radicalmente le nostre vite. Abbiamo perso i nostri cari, abbiamo avuto e abbiamo paura, abbiamo cambiato le nostre abitudini e in molti casi certezze e affetti. È anche vero, però, che esistono – purtroppo – molti altri fattori che innalzano il rischio di morte o di malattie.

Uno studio recente, pubblicato su Science Direct rivela che nei prossimi anni molte più persone moriranno a causa di inquinamento e temperature più alte. Soprattutto nelle città più esposte a questi fenomeni, come Roma e Milano. Ma ovviamente anche le altre località non vantano certo un’aria “di montagna”.

Lo studio e le inquietanti profezie

Dal titolo dello studio che è stato effettuato da ENEA si evince un nuovo allarme. Le parole “Cambiamenti climatici e inquinamento atmosferico: tradurre la loro interazione in rischio di mortalità presente e futuro per i comuni di Roma e Milano” non lasciano spazio a interpretazioni. Si ipotizza che da qui al 2050 avremo un incremento di mortalità fino all’8% in più.

E se la percentuale può apparire “irrisoria”, la traduciamo in un dato inquietante. I morti a Roma a causa di pessima qualità dell’aria potrebbero arrivare a circa 600 all’anno. A Milano ancora peggio, si stimano più di 1.000 morti all’anno.

Maurizio Gualtieri, ricercatore del Laboratorio Inquinamento Atmosferico dell’ENEA, spiega con dati tecnici e scientifici cosa succederà nei prossimi anni. Tra inquinamento, nebbia e innalzamento delle temperature, si verrà a creare un mix molto pericoloso per la salute dei cittadini. Più nello specifico, “il particolato atmosferico è riconosciuto come agente cancerogeno e rappresenta la prima causa ambientale di mortalità: secondo l’OMS il numero di decessi da inquinamento dell’aria è raddoppiato dal 1990 al 2019 raggiungendo i 4,5 milioni di morti, di cui il 92% a causa del particolato atmosferico e l’8% per l’ozono“.

Le conseguenze e le soluzioni

Naturalmente – e purtroppo – le vittime più vulnerabili saranno le prime ad accusare gli effetti del riscaldamento globale. Parliamo di anziani, e bambini piccoli, così come di donne incinte. E tra gli effetti devastanti sulla salute sono comprese molte patologie. Innanzitutto a carico dell’apparato respiratorio, ma non vanno dimenticati i problemi cardiocircolatori e i conseguenti infarti e ictus, e prospettive di vita più basse in generale.

Sempre i ricercatori dell’ENEA suggeriscono che fermare o almeno rallentare questo nefasto processo è possibile. Vanno incrementate le adozioni di misure per mantenere le temperature più basse. Diminuire l’introduzione di sostanze nocive nell’atmosfera. Contrastare il cambiamento climatico utilizzando massicciamente energie rinnovabili e pulite.

Se tutto ciò verrà fatto dai Governi di tutto il mondo, potremo scongiurare altre “stragi di innocenti”, ma soprattutto garantire un futuro migliore ai nostri figli.

(Le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e riguardano studi scientifici pubblicati su riviste mediche. Pertanto, non sostituiscono il consulto del medico o dello specialista, e non devono essere considerate per formulare trattamenti o diagnosi)

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