Test sui prodotti alimentari, tra smentite e rivelazioni: di chi dobbiamo fidarci?

Ogni giorno spuntano interessanti notizie riguardo ai cibi che consumiamo. Grazie ai test sui prodotti alimentari possiamo orientare meglio la scelta. Oppure no?

Il consumatore negli ultimi anni è diventato molto esigente. Si informa, compara, verifica, cerca opinioni e recensioni. Ciò è dovuto senza dubbio all’uso continuativo di cellulari e tablet. Con una connessione a Internet garantita 24/h possiamo cercare notizie e informazioni in qualunque momento.

prodotti alimentari
Foto Adobe Stock

Chi però fa parte delle generazioni X o addirittura dei cosiddetti “baby-boomers” ha vissuto letteralmente un altro mondo. Si andava molto “a fiducia”. C’erano semplicemente meno cose e meno questioni di cui occuparsi. Il surriscaldamento globale era una teoria “fantascientifica” o che comunque “non riguardava”. L’inquinamento era un qualcosa che si poteva evitare non gettando le cartacce a terra. Il cibo era nostrano, e se volevamo qualcosa di esclusivo dovevamo pagare parecchio.

Ma poi, cosa è cambiato? La globalizzazione ha scombussolato – non necessariamente in peggio – gli equilibri e le poche certezze che scandivano una vita semplice e regolare. Quantomeno ai più. Oggi abbiamo tutto, da ogni parte del mondo, “disponibile in pochi clic”. Ma insieme a questo, tanta responsabilità in più.

E quando acquistiamo un bene, un servizio, o qualcosa da mangiare, dobbiamo capire tantissime cose. Farà bene o male alla salute? Sarà dannoso per l’Ambiente? Chi l’ha fatto lavorava in condizioni regolamentari? Fortunatamente, le informazioni diffuse da organismi indipendenti e/o governativi ci aiutano. Ma alla fine, di certezze assolute non ne abbiamo. Ecco perché.

Test sui prodotti alimentari, tra smentite e rivelazioni: di chi dobbiamo fidarci?

È ad esempio di pochi giorni fa la notizia che un ente di controllo Europeo ha dichiarato il Glifosfato  non pericoloso per la salute dell’uomo. Il Glifosfato, lo ricordiamo, è un noto erbicida massicciamente usato nelle coltivazioni in tutto il mondo. O meglio, non così pericoloso come sostengono altre realtà indipendenti. Tali realtà, come ad esempio le riviste a difesa dei consumatori o team di scienziati, hanno sempre “denunciato” i pericoli di un’esposizione prolungata a sostanze chimiche.

Poi però apprendiamo anche che talune di suddette realtà sono “indagate” per procedure “non conformi”. Ma cosa significa tutto questo? Leggiamo ad esempio che nel 2021 le riviste Altroconsumo e Il Salvagente sono state “bacchettate” dal Codacons (altra associazione indipendente a tutela di cittadini e ambiente). Ciò in seguito alla volontà di approfondire i motivi che si celano dietro i test effettuati dalle due riviste citate poco sopra.

Sembra che, in realtà, i test svolti per informare i consumatori venissero effettuati “in violazione delle normative comunitarie e nazionali”. In teoria solamente alcuni organismi istituzionali (come i nostri NAS, per esempio) potrebbero fare questo “lavoro”. Le normative attuali di riferimento non sono sufficienti a garantire analisi complete e da parte di organi ad hoc, istituiti appositamente. Il risultato? Una miriade di informazioni, sulle quali però non abbiamo alcuna certezza.

Come tutelarsi dalle contraddizioni e filtrare l’enorme quantità di informazioni che ci arrivano ogni giorno

Alla fine, dunque, tutte queste disquisizioni portano ad una sola conclusione. Ci si chiede come possano, i consumatori, effettuare scelte davvero libere e consapevoli. Noi “persone normali” quando dobbiamo acquistare qualcosa, come dobbiamo comportarci? Alla fine, molto semplicemente, forse con un po’ del caro e vecchio buon senso.

Quando leggiamo le etichette, visto che abbiamo sempre lo smartphone in mano, cerchiamo informazioni in rete. Possibilmente da siti certificati e sicuri. Se un alimento viene da molto lontano, probabilmente è stato irrorato con più sostanze chimiche al fine di garantirne la non deperibilità. Se abiti, accessori o gadget costano pochissimo, probabilmente è stato creato da persone non tutelate sul lavoro. E probabilmente sono anche realizzati con materie prime di scarsissima qualità.

Forse è meglio preferire il “poco ma buono”, la produzione artigianale, quella che rispetta (e certifica) procedure non dannose per l’Ambiente. Il Biologico, il “chilometro zero”. Possiamo sfruttare le conoscenze, il passaparola, e acquistare da ditte che lavorano ancora in modo sostenibile. Ce ne sono tante, basta solo cercarle.

In questo modo, alla fine, saremo noi “consumatori” a indirizzare il mercato. Perché laddove non c’è richiesta non c’è nemmeno produzione. Scegliendo bene, aiutiamo indirettamente tutti a poter scegliere ancora meglio, eliminando fisiologicamente ciò che non fa bene a nessuno.