Buoni Postali e il valore da rimborsare che fa molto discutere, questa serie regala una sorpresa inaspettata

Calcoleremo il valore dei Buoni Fruttiferi Postali della Serie speciale che regala una bella sorpresa ai possessori. 

A quasi trent’anni di distanza quanto deve pagare Poste Italiane ai titolari dei Buoni Fruttiferi acquistati nel 1993 Serie Q per 5 milioni di lire?

Buoni fruttiferi
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Un Buono acquistato tanti anni fa, prossimo alla scadenza, potrebbe riservare gradite sorprese. In fondo i piccoli risparmiatori si affidano a Poste Italiane proprio per tutelare i propri soldi e vederli crescere nel tempo seppure con rendimenti non troppo elevati. Guadagni sostanziosi sono legati a rischi maggiori e i cittadini che si rivolgono all’azienda sottoscrivendo i Buoni Fruttiferi sono più interessati alla garanzia di un ritorno del capitale piuttosto che a grossi guadagni. Accettano, dunque, tassi in interessi bassi per un rischio quasi inesistente dato che i Buoni vengono emessi da Cassa Depositi e Prestiti e sono garantiti dallo Stato Italiano. Anni indietro, invece, i tassi risultavano vantaggiosi e ben remunerativi. Vediamo, dunque, qual è il valore odierno di un Buono sottoscritto nel 1993 per 5 milioni di lire della Serie Q.

Buoni Fruttiferi Postali Serie Q del 1993, i tassi di interesse

Per conoscere il valore oggi dei Buoni Serie Q del 1993 occorre fare un salto indietro nel tempo per scoprire i tassi di interesse lordi riconosciuti ai possessori. Dal 1° al quinto anno i tassi corrispondevano all’8%; dal sesto al decimo anno al 9%; dall’undicesimo al quindicesimo anno al 10,5%; dal sedicesimo al ventesimo anno al 12% e dal ventunesimo al trentesimo anno al 12%. Occorre considerare che l’ultimo range avviene con regime di capitalizzazione semplice e, dunque, gli interessi non producono interessi a differenza dei primi venti anni.

Poste Italiane calcola il valore degli interessi ogni bimestre al netto dell’imposta del 12,5% che si deve al Fisco. I contribuenti non sono soddisfatti di questa soluzione svantaggiosa. Le associazioni in difesa dei risparmiatori, infatti, hanno rilevato come l’imposta venga effettivamente versata dall’azienda unicamente alla scadenza dei Buoni Fruttiferi oppure al momento della richiesta di rimborso anticipato. Ci si domanda, dunque, per quale motivo il calcolo al netto dell’imposta avvenga durante il periodo di investimento e non al termine del contratto con la riscossione del Buono. Nonostante la recriminazione, la Legge è dalla parte di Poste Italiane e non dei risparmiatori che si trovano a guadagnare meno di quanto desiderato.

Il valore odierno del Buono

Al termine del primo periodo il valore del buono di 5 milioni è stato di 3.621,79 euro; alla fine del secondo periodo di 5.290,87 euro; alla fine del terzo di 8.210,92 euro; al termine del quarto di 13.527,05 euro e, infine, tra il 21° e il 30esimo anno di 28.474,43 euro al netto delle imposte.

Da 5 milioni di lire (circa 2.582,28 euro) a più di 28 mila. Nonostante l’applicazione dell’imposta di bollo la somma rimane elevata ma risulterebbe ancora più alta – 32.950,56 euro – se Poste Italiane calcolasse l’imposta unicamente alla scadenza.