Alcuni tipi di riscaldamento potrebbero causare: cancro al polmone, diabete e demenza, la lista insospettabile

Molte persone non si rendono conto che il modo in cui si riscaldano le case potrebbe recare dei rischi alla salute.

Per esempio, l’utilizzo di stufe a legna potrebbe essere associato all’inquinamento interno. Attualmente si possono utilizzare diverse forme di riscaldamento portando benefici non solo alla salute ma anche al pianeta.

ALCUNI TIPI DI RISCALDAMENTO POTREBBERO CAUSARE IL CANCRO
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Cambiare il modo in cui riscaldiamo le nostre case può giovare sia alla salute che al clima

Il bagliore accogliente e il crepitio di una stufa a legna crea un’atmosfera a cui è difficile resistere. Ma varie ricerche americane hanno stabilito che il fascino delle stufe a legno avrebbe un prezzo molto alto sulla salute dell’uomo.

Infatti, Agenzia per la protezione ambientale (EPA) afferma che il fumo della legna sarebbe il maggior responsabile della scarsa qualità dell’aria in molte case degli americani. La combustione della legna produrrebbe gas tossici (ossidi di azoto e monossido di carbonio) e minuscole particelle solide dette particolato (PM). Le particelle più dannose hanno quelle che hanno un diametro minore a 2,5 micrometri (millesimi di millimetro) e sono chiamate PM2,5.

Queste essendo molto piccole se respirate potrebbero viaggiare all’interno dei polmoni causando irritazione e infiammazione. I sintomi immediati potrebbero essere: respiro sibilante, mancanza d’aria, tosse, attacchi di asma, costrizione toracica. Arrivando a sviluppare nelle persone una bronchite cronica.

Inoltre, secondo l’EPA il particolato potrebbe causare ictus, ritmo cardiaco irregolare e quindi insufficienza cardiaca, infarti soprattutto se le persone già soffrono di queste malattie.

Sempre secondo l’Agenzia per la protezione ambientale il fumo sprigionato da una stufa a legna potrebbe causare delle infiammazioni polmonari che renderebbe un soggetto più a rischio di essere contagiato dal Covid-19.

Effetti sulla salute

Queste particelle quindi, secondo gli studiosi si depositerebbero nei polmoni, cuore, cervello. Le ripercussioni sulla salute del soggetto sarebbero molto gravi. In particolare, per bambini, anziani o persone con patologie pregresse.

Secondo uno studio svolto della British Lung Foundation, il particolato potrebbe causare BPCO, ovvero broncopneumopatia cronica ostruttiva, oppure il cancro ai polmoni. Sembra che addirittura potrebbero esserci dei collegamenti tra PM2,5 e il diabete oppure con le malattie degenerative come il Parkinson e l’Alzheimer.

Alcune ricerche svolte dall’EPA stabiliscono che il livello di particolato all’interno delle case possono più alte di quelle all’esterno. Includono: fumo di sigarette, cottura, candele, caminetti, stufe a legna, a gas o a cherosene non ventilate.

Negli ultimi anni le stufe a legno sono diventate molto popolari. Sono tra l’altro ritenute economiche perché il costo del legno è inferiore a quello del gas o del petrolio. In questo modo sono diventate un’alternativa al riscaldamento della casa. Però, una recente ricerca avrebbe dimostrato che le stufe a legna genera maggior particolato rispetto alle stufe a multicombustibile o alle stufe a pellet.

Questo perché ogni volta che si apre lo sportellino per inserire legna i picchi di particolato aumentavano all’interno delle case.

Come contrastare l’inquinamento interno

Secondo l’EPA un modo per contrastare l’inquinamento interno, ovvero nelle case sarebbe quello di:

  • limitare l’uso di stufe, caminetti o stufe a combustione non ventilata;
  • scegliere una stufa a legna certificata e conforme agli standard EPA;
  • utilizzare il combustibile più appropriato per ogni stufa, come legna secca o ben stagionata.

Comunque sia, come afferma Kevin M. Stewart, direttore della difesa della salute ambientale e delle politiche pubbliche presso l’American Lung Association: anche la stufa a legna (o a pellet di legno composito) progettata e meglio utilizzata produce comunque un po’ di inquinamento atmosferico”.

(Le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e riguardano studi scientifici pubblicati su riviste mediche. Pertanto, non sostituiscono il consulto del medico o dello specialista, e non devono essere considerate per formulare trattamenti o diagnosi)