Pensione di inabilità a 67 anni: il passaggio alla vecchiaia non è automatico (e molti lo scoprono tardi)

Chi percepisce una pensione di inabilità e si avvicina ai 67 anni rischia di commettere un errore che può costare caro. Il passaggio alla pensione di vecchiaia, infatti, non avviene automaticamente. Serve un’azione precisa, nei tempi giusti. E non tutti lo sanno.

Pensione di inabilità, pensione di vecchiaia, domanda INPS: tre concetti che sembrano collegati in modo naturale, ma che nella pratica seguono regole diverse da quelle che molti contribuenti immaginano. Quando si raggiungono i 67 anni, cioè il requisito anagrafico previsto per la vecchiaia, si potrebbe pensare a una trasformazione automatica della prestazione. Non è così.

Pensionato
Pensione di inabilità a 67 anni: il passaggio alla vecchiaia non è automatico (e molti lo scoprono tardi)

La distinzione con l’Assegno Ordinario di Invalidità (AOI), che invece si trasforma senza domanda, crea spesso confusione tra i beneficiari.
Comprendere cosa accade davvero al compimento dell’età pensionabile diventa fondamentale per evitare ritardi nei pagamenti o, peggio, la perdita di mensilità. Anche perché entrano in gioco elementi come i contributi figurativi, i requisiti contributivi e le modalità telematiche di richiesta attraverso l’INPS.

Perché la pensione di inabilità non si trasforma automaticamente

La pensione di inabilità riguarda lavoratori con una condizione di inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa. Proprio per la natura di questa prestazione, il passaggio alla pensione di vecchiaia non avviene in automatico al raggiungimento dei 67 anni.

A chiarirlo è stata anche la giurisprudenza: la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 844 del 2018, ha stabilito che il titolare deve presentare una specifica domanda di trasformazione. Senza questa richiesta, il cambio di trattamento non si attiva.

Il meccanismo è diverso rispetto all’Assegno Ordinario di Invalidità. In quel caso, il passaggio alla pensione di vecchiaia avviene d’ufficio, senza necessità di intervento da parte dell’interessato. Questa differenza rappresenta uno degli aspetti più rilevanti da conoscere per chi percepisce una pensione di inabilità.

Per ottenere la pensione di vecchiaia servono due requisiti fondamentali: il raggiungimento dei 67 anni e almeno 20 anni di contribuzione. I periodi coperti dalla pensione di inabilità contribuiscono a questo requisito grazie ai contributi figurativi accreditati dall’INPS.

Per chi rientra interamente nel sistema contributivo, entra in gioco anche un ulteriore elemento: l’importo maturato deve risultare almeno pari a quello dell’assegno sociale vigente.

La domanda si presenta esclusivamente in modalità telematica, accedendo al portale INPS con credenziali SPID, CIE o CNS, oppure tramite patronato. Una volta inviata la richiesta, la pensione di vecchiaia decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione.

Questo dettaglio temporale fa la differenza. Presentare la domanda in ritardo significa rischiare di perdere una o più mensilità, considerando anche i tempi tecnici di lavorazione, che possono arrivare fino a circa 55 giorni.

Un caso pratico chiarisce bene la situazione: un beneficiario che compie 67 anni ad aprile e presenta la domanda nello stesso mese vedrà decorrere la pensione di vecchiaia da maggio. Se invece attende, ad esempio, giugno per inoltrare la richiesta, la decorrenza slitterà ulteriormente, con una perdita economica concreta.

Per questo motivo, conviene muoversi con anticipo e pianificare il passaggio, evitando di dare per scontato un automatismo che, in questo caso, non esiste.