Impennata di contagi e decessi per Covid nelle ultime settimane. Ma gli scienziati hanno sperimentato nuovi vaccini che proteggono contro le varianti.
Nella settimana compresa tra il 19 e il 25 settembre 2024, sono stati registrati ben 11.164 nuovi casi di Covid, ossia il 31% in più rispetto al periodo precedente. Aumentano, purtroppo, anche i decessi, saliti a 112, a fronte dei 93 registrati nella settimana dal 12 al 18 settembre.
L’ultimo bollettino emanato dal Ministero della Salute è alquanto preoccupante perché manifesta un incremento del tasso di positività rispetto ai tamponi effettuati. Rimane stabile, invece, l’occupazione dei posti letto in ospedale (pari al 3%) e l’occupazione dei posti letto in terapia intensiva (pari allo 0,7%).
Secondo i dati del Ministero, le fasce d’età in cui il rischio ospedalizzazione e morte è maggiore sono quella compresa tra gli 80 e gli 89 anni e quella degli over 90. La Regione in cui la trasmissione è più elevata è il Veneto, con 35 casi per 100 mila abitanti, mentre la più bassa è nelle Marche, con un solo caso ogni 100 mila abitanti. Ma sono stati messi a punto nuovi vaccini molto più efficaci.
L’AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco) e l’EMA (Europena Medicines Agency) hanno autorizzato nuovi farmaci che favorirebbero l’arresto della diffusione del Covid.
Con i vaccini a mRNA (Pfizer-BioNtech e Moderna), il sistema immunitario viene preparato per affrontare un possibile contagio. I vaccini a subunità proteica (Novovax e Sanofi), invece, favoriscono la risposta immunitaria dell’organismo, grazie a “frammenti proteici” del virus, mentre i vaccini a vettore virale sono in grado di codificare un antigene che accelera la risposta immunitaria protettiva. Ci sono, infine, i vaccini a virus inattivato (Valneva), che vengono ricavati coltivando il virus SARS-CoV-2 in colture cellulari e disattivandolo chimicamente. Questo stimola la reazione del sistema immunitario, che individua il virus come estraneo.
In seguito alla diffusione di nuovi ceppi, i vaccini originali sono stati modificati e adeguati alle varianti, per assicurare una protezione più efficace. Di recente, sono stati sperimentati farmaci bivalenti (che distruggono sia il ceppo originale sia le sottovarianti di Omicron BA.4 e BA.5) e farmaci monovalenti (aggiornati alla variante Omicron XBB.1.5).
Secondo le stime, le vaccinazioni hanno permesso a circa 14,4 milioni di persone di prevenire gli effetti più gravi del contagio, come i ricoveri in terapia intensiva e la morte. I soggetti non vaccinati, invece, sono sottoposti a un rischio molto più alto di ammalarsi. I vaccini, inoltre, riducono il cd. effetto “long Covid”, cioè la manifestazione dei sintomi tipici della malattia per settimane o mesi dopo la guarigione.
Ovviamente, tali farmaci non azzerano la trasmissione da persona a persona, ma semplicemente la riducono ed evitano le conseguenze più gravi. La loro efficacia, tuttavia, dipende anche dai ceppi virali e dalle altre misure di prevenzione adottate nei vari Paesi.
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