Opzione Donna è uno strumento di anticipo pensionistico riservato solo a determinate categorie di lavoratrici. Quali sono i requisiti per accedervi?
Dallo scorso anno, il pensionamento anticipato tramite Opzione Donna può avvenire soltanto se le richiedenti appartengono a categorie considerate fragili.
Si tratta delle invalide al 74%, delle caregivers e delle licenziate o dipendenti da aziende in crisi. Per quanto riguarda le caregivers, è necessario che coloro che presentano domanda per Opzione Donna assistano, da almeno sei mesi, il coniuge, un parente o affine di primo grado convivente o un parente o affine di secondo grado convivente affetto da disabilità grave, ai sensi dell’art. 3, comma 3, della Legge 104/1992.
Il requisito della convivenza con il familiare disabile è imprescindibile ed è soddisfatto quando caregiver e assistito risiedono allo stesso indirizzo, nello stesso stabile e numero civico, anche se in appartamenti separati.
È, poi, essenziale aver maturato, entro il 31 dicembre 2023, almeno 35 anni di contribuzione e 61 anni di età. Il requisito anagrafico, però, è ridotto a 60 anni per coloro che hanno un figlio e a 59 anni per coloro che hanno due o più figli.
In che modo si presenta la domanda di pensione e quali documenti servono? Scopriamo cosa stabilisce la legge.
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Per smettere di lavorare in anticipo con Opzione Donna in qualità di caregiver, bisogna presentare apposita domanda all’INPS, tramite il portale online o il Call Center dell’Istituto oppure rivolgendosi a un Patronato o a un intermediario abilitato.
La richiedente deve allegare una serie di documenti, necessari per provare che si possiedono tutti i requisiti stabiliti dalla normativa. Nel dettaglio, serve:
Leggi anche: “Opzione Donna, come anticipare il pensionamento con la Legge 104, la soluzione possibile da subito“.
Come abbiamo anticipato, un presupposto fondamentale per accedere a Opzione Donna è la convivenza con il soggetto che si assiste. L’INPS dispone d’ufficio la verifica di tale requisito, sulla base delle informazioni rilasciate dalle richiedenti, che devono specificare, nel dettaglio, la propria residenza anagrafica (ossia l’indirizzo presso il quale risultano registrate) e l’eventuale dimora temporanea (nell’ipotesi in cui ci sia una residenza temporanea differente da quella anagrafica).
Per garantire un attento accertamento sull’elemento della convivenza, l’INPS può anche consentire alle lavoratrici interessate di allegare una dichiarazione sostitutiva.
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