TFS dipendenti statali: subito i soldi grazie alla sentenza rivoluzionaria della Corte Costituzionale

I lavoratori dipendenti hanno diritto al TFS immediatamente al termine del rapporto lavorativo. A deciderlo è una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale.

I dipendenti pubblici a tempo indeterminato assunti prima del 2001 hanno diritto, al termine del rapporto lavorativo, al cd. TFS, il Trattamento di Fine Servizio.

TFS dipendenti statali
La Corte Costituzionale ha chiarito un importante aspetto sul TFS – InformazioneOggi.it

Il pagamento della prestazione avviene nel seguente modo:

  • in un’unica soluzione, se la cifra totale lorda è pari o inferiore a 50 mila euro;
  • in due rate annuali, se l’importo complessivo lordo è superiore a 50 mila euro ma inferiore a 100 mila euro. La prima rata ammonta a 50 mila euro e la seconda all’ammontare residuo;
  • in tre rate annuali, se la cifra totale lorda è superiore a 100 mila euro. La prima e la seconda rata ammontano a 50 mila euro e la terza all’importo residuo. La seconda e la terza rata, però, vengono erogate solo dopo 12 e 24 mesi dalla prima.

Un nostro Lettore ha inviato il seguente quesito:

Salve, vorrei sapere se ci sono novità sulla liquidazione del TFS dopo la sentenza della Consulta. Grazie“.

Con la sentenza n. 130 del 23 giugno 2023, la Corte Costituzionale ha stabilito che il pagamento differito del Trattamento di Fine Servizio ai dipendenti pubblici è incostituzionale. Secondo le stime, infatti, attualmente 1 milione e 650 mila ex dipendenti pubblici starebbero attendendo l’erogazione del TFS.

Per questo motivo, il Movimento 5 Stelle ha presentato una proposta di legge per garantire ai dipendenti la celerità della liquidazione del TFS. Il provvedimento propone l’anticipo del pagamento della prima rata da 12 a 3 mesi e la modifica dell’ammontare ottenibile da 50 mila a 63.500 euro con il primo versamento e da 100 mila a 127.700 con il secondo.

Ma si tratta della soluzione migliore per tutelare i lavoratori?

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Pagamento TFS: è necessario salvaguardare i dipendenti pubblici

Se la proposta di legge dovesse essere approvata, si tratterebbe di una riforma poco incisiva.

I dipendenti, infatti, continuerebbero ad avere la liquidazione non in un’unica soluzione ma a rate, con tempi di attesa ridotti ma pur sempre molto lunghi rispetto a quelli previsti nel settore privato. In altre parole, rimarrebbe la disparità di trattamento tra pubblico e privato che, al contrario, i giudici della Corte Costituzionale hanno dichiarato inaccettabile.

Sulla questione è intervenuto anche il Segretario Generale di Confsal-UNSA, Massimo Battaglia, che ha auspicato un tempestivo intervento legislativo per applicare i principi fissati dalla Consulta nella sentenza n. 130 del 23 giugno 2023.

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Attualmente, il sistema è eccessivamente restrittivo per i lavoratori pubblici che, spesso, sono costretti a rivolgersi all’INPS o alle banche per ottenere una somma di anticipo del TFS. Quest’operazione, ovviamente, non è gratuita, ma comporta il pagamento di interessi.

Alla luce di tali osservazioni, si spera che venga approvata al più presto una riforma del sistema, per far sì che anche i dipendenti pubblici possano godere della liquidazione in un’unica soluzione, all’inizio del pensionamento o subito dopo l’interruzione del rapporto di lavoro.

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