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Pensioni

Aumento assegno INPS e integrazione al minimo, chi ne ha diritto e quanto percepirà di pensione

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L’integrazione al trattamento minimo è una prestazione che spetta ai pensionati che percepiscono un assegno dall’importo molto basso.

Quando lo stipendio è basso e si hanno pochi contributi maturati l’assegno pensionistico potrebbe essere al di sotto del limite consentito.

Integrazione al minimo, a chi spetta (Informazioneoggi.it)

Il tema “pensione” è tra i più caldi in Italia. Gli importi percepiti da milioni di lavoratori sono insufficienti per permettere una pensione soddisfacente o quantomeno dignitosa. Alcune cifre sono veramente basse, tanto da avere la necessità di essere integrate per poter consentire al cittadino di soddisfare i bisogni base.

Lo Stato interviene con maggiorazioni per poter aumentare l’importo fino ad un determinato limite. Si tratta proprio dell’integrazione al trattamento minimo, nato come incremento al milione delle vecchie Lire (l’artefice fu Silvio Berlusconi). Un caposaldo del nuovo Governo è proprio quello di aumentare le pensioni minime in modo tale da erogare più soldi a chi percepisce somme molto basse. Un’esigenza sempre più sentita a causa dell’aumento spropositato del costo della vita.

Come funziona l’integrazione al trattamento minimo

L’istituto del trattamento minimo è uno strumento che permette al pensionato di integrare la pensione indipendentemente dai contributi versati. Se nel momento in cui maturerà i requisiti per il pensionamento percepirà un assegno di importo troppo basso ossia sotto il minimo vitale allora il trattamento verrà incrementato della somma necessaria per raggiungere la cifra stabilita dalla normativa vigente.

La pensione bassa non è sufficiente per ottenere l’integrazione al minimo. Sarà indispensabile che anche il reddito non sia alto. Nello specifico, il reddito personale non deve superare i 7.329 euro mentre il reddito coniugale i 21.986 euro.

Per quanto riguarda l’importo della pensione minima è di 572,20 euro nel 2023 per chi ha meno di 75 anni e 599,82 euro per gli over 75 (in entrambi i casi per tredici mensilità).

I pensionati con reddito personale superiore a 7.329 euro ma inferiore a 14.657 euro (oppure tra i 21.986 e 29.314 se coniugati) potranno contare su un’integrazione parziale. Superando tali cifre non si avrà alcuna integrazione.

Nel 2024 il trattamento minimo sarà più alto perché oggetto di rivalutazione annuale come qualsiasi altro trattamento. La stima dell’indice ISTAT è del 5,6% rispetto al 2023. Significa che le pensioni verranno rivalutate da un minimo dell’1,232% ad un massimo del 5,6% in base all’importo. Naturalmente la percentuale massima è prevista per le pensioni entro quattro volte il minimo.

L’obiettivo è di poter portare tra qualche anno il trattamento minimo a mille euro. Utopia? Al momento sì. Più realistico pensare che la pensione minima toccherà nel 2024 i 600 euro.

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