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Economia

Festività soppresse: cosa sono e come incidono sulla busta paga? È fondamentale saperlo

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Le festività soppresse hanno un peso sullo stipendio e assicurano dei benefici ai dipendenti. Cosa comportano? Scopriamolo.

Le ex festività, dette anche festività soppresse, sono le giornate che, fino al 1977, erano festive e che, successivamente, sono diventate feriali e, dunque, lavorative.

Che impatto hanno le festività soppresse sullo stipendio? – InformazioneOggi.it

Nonostante la modifica, tali giorni non sono considerati alla stregua di tutti gli altri giorni feriali.

La normativa, infatti, prevede che le festività soppresse facciano maturare un permesso retribuito, la cui entità è decisa dai vari contratti collettivi.

Ma quali sono le ex festività? Si tratta di tre festività nazionali civili e di cinque festività religiose.

Tra le festività soppresse civili rientrano:

  • il 25 aprile, la Festa della Liberazione;
  • il 1° maggio, la Festa dei Lavoratori;
  • il 2 giugno, la Festa della Repubblica.

Le ex festività religiose sono, invece:

  • San Giuseppe (19 marzo);
  • Ascensione (39° giorno dopo Pasqua);
  • Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate (4 novembre);
  • Corpus Domini;
  • Santi Pietro e Paolo (29 giugno).

Solo per il Corpus Domini non è previsto alcun permesso retribuito in busta paga, perché cade sempre di domenica.

Festività soppresse: i permessi devono essere necessariamente utilizzati?

Come abbiamo specificato, le festività soppresse consentono di ottenere permessi retribuiti. Facciamo qualche esempio, per capire cosa stabiliscono i principali contratti collettivi.

Il Ccnl Commercio prevede che i dipendenti hanno diritto a gruppi di 4 o di 8 ore di permesso retribuito, per un totale di 32 ore all’anno.

Cosa accade se si sceglie non beneficiare delle ore di permesso? In tal caso, il Ccnl Commercio specifica che i permessi non utilizzati entro l’anno di maturazione si perdono e vengono regolarmente pagati in busta paga. In alternativa, possono essere fruiti in un secondo momento, ma non oltre il 30 giugno dell’anno successivo.

Per il 2023, ad esempio, se i giorni di permesso relativi alle ex festività non sono stati usati, verranno o accreditati sullo stipendio (di solito su quello del mese di dicembre o di gennaio dell’anno seguente), oppure potranno essere sfruttati dai lavoratori dipendenti entro il 30 giugno 2024.

Queste regole sono stabilite dal Contratto Collettivo Nazionale Commercio, che abbiamo preso a modello, ma, di solito, gli altri contratti collettivi prevedono norme simili, ad eccezione di casi particolari.

Per conoscere tutti i dettagli sul riconoscimento e sul pagamento delle festività soppresse, quindi, è necessario fare affidamento al comparto di appartenenza.

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