I dipendenti possono scegliere se lasciare il Tfr in azienda oppure se destinarlo ad un Fondo pensione. La scelta dipende da svariate considerazioni.
Il Trattamento di Fine Rapporto è la liquidazione che spetta al dipendente al termine di un contratto lavorativo.
Il lavoratore dipendente ha il diritto di ricevere il Trattamento di Fine Rapporto al momento della cessazione del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla causa. Il Tfr può essere visto come una grande retribuzione erogata al termine di un’attività lavorativa il cui importo dipende dagli anni di servizio prestati e dallo stipendio percepito.
Più precisamente, il Tfr viene calcolato per quote annuali con la cifra che aumenta di anno in anno di una somma pari alla retribuzione lorda divisa per 13,5. Il dipendente non deve necessariamente attendere la liquidazione per impiegare il Trattamento. Può decidere, in primis, se lasciare l’importo in azienda oppure se destinarlo ad un Fondo pensione ossia alla previdenza complementare.
Le opzioni a disposizione del lavoratore sono tre.
Scendiamo nei particolati di ogni possibilità.
Prendere una decisione significa comprendere quali sono le opzioni a disposizione del dipendente. Dal 2007, ogni lavoratore può decidere se lasciare il TFR in azienda oppure aderire alla previdenza complementare. Nel primo caso il Trattamento rimarrà in azienda se questa ha meno di 50 dipendenti oppure verrà accantonato del Fondo di tesoreria INPS se ne ha più di 50.
Aderendo alla previdenza complementare in modo esplicito, invece, si sceglie di versare una quota aggiuntiva volontaria oltre al TFR (completamente deducibile fino ad un massimo di 5.146,57 euro all’anno). Anche il datore di lavoro dovrà fare lo stesso se previsto dagli accordi collettivi. Infine, con l’adesione tacita alla forma complementare il TFR confluirà nella Forma previdenziale collettiva o nel Fondo Cometa oppure nella Forma più scelta dai dipendenti.
Per capire l’opzione più conveniente occorrerà considerare il rendimento. Lasciando il Tfr in azienda verrà rivalutato annualmente dell’1,5% più il 7% dell’inflazione. Con la forma pensionistica complementare, invece, si approfitterà dei rendimenti registrati sui mercati che solitamente battono l’inflazione.
Da valutare, poi, gli aspetti fiscali della scelta. I rendimenti del Tfr lasciato in azienda sono tassati con l’aliquota del 17%, quelli della forma complementare variano al 12,5 al 26% a seconda del prodotto. Diversa anche la tassazione al momento dell’erogazione del Trattamento di Fine Rapporto.
Per il Tfr in azienda vige la tassazione separata. La quota verrà moltiplicata per 12 e divisa per gli anni di servizio e sul risultato si applicherà un’aliquota compresa tra il 23 e il 43%. L’aliquota applicata sul Trattamento confluito nella previdenza complementare, invece, dipenderà dal numero di anni di iscrizione. L’imposta massima sarà del 15%. A partire dai 15 anni di iscrizione decrescerà dello 0,3% all’anno fino a scendere al 9% al massimo.
Con questi strumenti ogni lavoratore potrà capire cosa fare del Tfr lasciandosi aiutare preferibilmente da un consulente finanziario.
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