Superbonus e cessione dei crediti, dopo lo stop si studiano soluzioni alternative (compensazione con F24 e incapienti)

Stop alla cessione dei crediti per Superbonus e Bonus edilizi dallo scorso 17 febbraio. Ora si cercano alternative valide.

Scopriamo i piani del Governo ora che l’unico modo per monetizzare i crediti fiscali è la detrazione diretta. Sentiamo parlare di cartolarizzazione, cosa significa?

Superbonus cessioni
InformazioneOggi.it

Del tutto inatteso, lo scorso 16 febbraio è stato pubblico in Gazzetta un Decreto con entrata in vigore il giorno successivo, 17 febbraio 2023. Tre articoli costituiscono questo DL, tre semplici testi che stabiliscono con fermezza il blocco della cessione dei crediti e dello sconto in fattura per tutti i Bonus edilizi, Superbonus compreso. Significa che chi inizierà i lavori port-Decreto potrà contare unicamente sulla detrazione diretta in dichiarazione dei redditi. La cessione rimarrà un’opportunità solamente per tutti coloro che hanno presentato la CILA o la SCIA prima del 16 febbraio. Una decisione che indispettisce il mondo dell’edilizia coinvolgendo non solo le famiglie, infatti, ma anche le imprese. Eppure un motivo alla base del Governo c’è ed è piuttosto importante. Eliminando cessioni e sconti in fattura si recupereranno 30 miliardi di euro da destinare alla Riforma delle pensioni per creare scivoli strutturali e aumentare gli importi degli assegni pensionistici.

Detto questo, ora l’esecutivo è al lavoro per ragionare su una soluzione ponte dopo il blocco delle cessioni dei crediti. Voci parlano di compensazioni in F24 e cartolarizzazione dei crediti.

Superbonus e cessione dei crediti, i motivi dello stop e le alternative possibili

Per il post-blocco della cessione si pensa alla possibilità di consentire lo smaltimento dei crediti in compensazione utilizzando il modello F24. Questo piano è nato dall’incontro di ieri, 20 febbraio, dei vertici con le associazioni di categoria coinvolte nello stop delle cessioni e con CDP, ABI e SACE. L’obiettivo è riuscire a definire un’alternativa ora che i cittadini non possono più utilizzare la cessione dei crediti o lo sconto in fattura. Il Governo non tornerà indietro, il Superbonus mette a rischio i conti pubblici e rappresenta un grande spreco di soldi. Tale Bonus, infatti, secondo Eurostat rientra tra i tax credit in edilizia che non generano debiti ma rappresentano comunque un deficit. Da qui la richiesta di classificazione contabile ogni mese. Ma nei piani del Governo c’era da tempo lo stop delle cessioni, il report di Eurostat è stata l’occasione giusta per dare il via al blocco.

I conti italiani sono stati gravemente minacciati dal Superbonus e lo dimostra l’enorme quantità di crediti arenati da oltre un anno. Tali crediti pregressi, però, vanno sbloccati e una soluzione potrebbe essere la compensazione con modello F24.

La presidente di ANCE ha riferito che le decisioni dovranno essere prese al più presto e che sul tavolo di lavoro ci sono anche altre ipotesi al vaglio. Una di queste è la possibilità di richiesta dello sconto in fattura solamente per le famiglie con reddito sotto un determinano importo e per gli incapienti.

Un Decreto, due problemi risolti ma tanti altri sono ancora lì

Il Decreto del 16 febbraio si è concentrato su quei crediti che le banche hanno smesso di acquisire molto tempo fa per il problema della capienza fiscale. Una grande matassa normativa che non è mai stata districata e che ora potrebbe sciogliersi proprio con il blocco delle cessioni e dello sconto in fattura. Troppe operazioni tra il 2021 e il 2022 hanno reso impossibile attivare nuovo pratiche.

Un secondo punto importante, poi, è stato toccato dal DL. Parliamo della questione responsabilità che ha frenato gli acquisti da parte delle banche e altri istituti. Il Governo ha chiarito che qualsiasi possibilità di dolo o colpa grave sarà esclusa avendo acquisito una corretta documentazione (asseverazioni, visto di conformità, titolo edilizio abilitativo, scontrini e fatture delle spese…). Dovrebbero, dunque, sbloccarsi le vecchie pratiche.

Due problemi forse superati ma ci sono tante altre difficoltà da risolvere ancora. C’è la questione del blocco dei cantieri, migliaia di cantieri fermi che con molta probabilità ora dovranno essere smantellati (chi pagherà le spese), e la problematica della mancanza di liquidità delle imprese che avevano acconsentito allo sconto in fattura e si sono ritrovate, poi, con le banche impossibilitate ad acquistare i crediti.

L’ipotesi della cartolarizzazione come post-blocco della cessione del Superbonus

Blocco della cessione dei crediti per il Superbonus e di tutti i Bonus edilizi, la decisione è ormai stata presa ma servono – come detto – soluzioni alternative alla sola detrazione. La compensazione con F24 è la più auspicabile ma ci sono altre opzioni. Abbiamo già accennato allo sconto in fattura solo per alcune categorie di cittadini. Ora parliamo di un’altra ipotesi, la cartolarizzazione dei crediti.

Si tratta delle operazioni di vendita dei crediti ad una società che emette titoli obbligazionari per corrisponderne il prezzo di acquisto. Dai crediti alla carta, da qui la cartolarizzazione. Riportando questo concetto del mondo della finanza nell’ambito del Superbonus, si tratterebbe di cedere i crediti derivanti da una ristrutturazione di case, villette, condomini ad una società che emette obbligazioni da collocare sul mercato. Parliamo di investitori istituzionali con la conseguenza che i crediti verrebbero inclusi in un prodotto finanziario come un Fondo. Il vantaggio è che tali Fondi non graverebbero sul bilancio dello Stato e darebbero una rendita a chi li acquista (anche se minima).

L’idea nasce da Tommaso Foti, capogruppo Fratelli d’Italia alla Camera. Presto sapremo se la trasformazione dei crediti d’imposta in prodotti finanziari sarà la soluzione scelta come post-blocco dei crediti o se le altre ipotesi avranno la meglio.

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