Congedo straordinario con 104 e ordine di priorità: incide la convivenza, ma sono in pochi a saperlo

Il congedo straordinario può essere richiesto da un caregiver per assistere un familiare con disabilità e assentarsi dal lavoro ricevendo la retribuzione.

La richiesta del congedo può essere avanzata dai familiari di un invalido secondo un’ordine di priorità. Scopriamo cosa stabilisce la Legge.

congedo straordinario
InformazioneOggi.it

Al fine di tutelare e garantire una vita dignitosa alle persone con invalidità, la normativa stabilisce la possibilità per i familiari che assistono i titolari di Legge 104 di richiedere il congedo straordinario. Parliamo di una prestazione che consente di assentarsi dal posto di lavoro per un determinato periodo (massimo due anni) e continuare a ricevere la retribuzione. Si rivolge ai dipendenti e la domanda ha validità a decorrere dalla sua presentazione. Come accennato l’assenza potrà durare al massimo due anni per ogni assistito e il beneficio è utilizzabile anche in modo frazionato. Per non far conteggiare i giorni festivi, i sabato e le domeniche è importante che tra un periodo e l’altro di fruizione si torni a lavoro. Per quanto riguarda la retribuzione, in caso di congedo spetta la retribuzione ricevuta nell’ultimo mese precedente all’inoltro della richiesta conteggiata tenendo conto solamente delle voci fisse e continuative. La contribuzione sarà figurativa durante il periodo di assenza dal lavoro e i congedi non saranno computati ai fini della maturazione delle ferie, del TFR e della tredicesima.

Congedo straordinario e ordine di priorità

Prima di introdurre l’argomento principale dell’articolo riportiamo un quesito di un lettore.Desidero avere un chiarimento su un dubbio. Nipote convivente con nonno di 90 anni con Legge 104 e nonna di 80 anni con patologie invalidanti. Il nipote è un docente di scuola pubblica a tempo indeterminato. Qual è l’ordine di priorità da seguire? Il coniuge convivente (la nonna) è da escludere, i genitori sono deceduti, i figli non sono conviventi e dunque dovrebbero essere anch’essi esclusi. Rimane il nipote convivente. Ci sono due linee di pensiero. Chi dice che i figli avrebbero la priorità anche se non conviventi escludendo il nipote e chi afferma il contrario. Qual è la corretta interpretazione della Legge?“.

Iniziamo capendo qual è l’ordine di priorità stabilito dall’INPS. In primis il congedo spetta al coniuge convivente o alla parte di unione civile convivente o il convivente di fatto della persona invalida. Seguono padre e madre, anche adottivi o affidatari, qualora il coniuge dovesse essere deceduto o affetto da patologie invalidanti. Si passa, poi, ai figli conviventi qualora coniuge o genitori siano mancanti o disabili. Si continua con fratelli e sorelle per finire con i parenti entro il terzo grado sempre se conviventi.

Convivenza è la parola chiava

Secondo quanto si legge sul portale dell’INPS, dunque, la parola chiave sembrerebbe essere “convivenza”. L’ordine di priorità stabilisce una graduatoria che coinvolge i familiari conviventi. Nel caso del lettore, dunque, mettendo da parte il coniuge dato che soffre di patologie invalidanti, il parente successivo convivente è proprio il nipote. Convivenza che dovrà essere instaurata entro l’inizio del periodo di congedo richiesto e dovrà durare per l’intero periodo di fruizione della prestazione (sentenza della Corte Costituzionale numero 232 del 2018).

Il figlio per poter ottenere il congedo straordinario dovrà necessariamente iniziare a convivere con il genitore prima che il periodo di assenza dal lavoro inizi. Se così non fosse la palla passa al successivo parente convivente così come stabilisce l’ordine di priorità. L’instaurazione della convivenza è una condizione imprescindibile per usufruire del periodo di congedo (qui il motivo).

Per fare ulteriore chiarezza possiamo aggiungere che la normativa aggiunge che il congedo può essere richiesto dai figli non ancora conviventi con la persona disabile grave a condizione che la convivenza si instauri successivamente solo nel caso in cui il “coniuge convivente/la parte di unione civile convivente, entrambi i genitori, i figli conviventi e i fratelli e sorelle conviventi, i parenti o affini entro il terzo grado conviventi siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti“.

L’interpretazione più chiara è che il nipote convivente (parente di secondo grado) abbia diritto al congedo straordinario se il figlio non convive con il disabile a meno che non decida di iniziare la convivenza. Qui la circolare esplicativa.

Altri requisiti da rispettare

Interpretando la Legge siamo giunti alla risposta per il lettore. Il nipote convivente può chiedere il congedo straordinario se tutti i familiari con ordine di priorità maggiore sono deceduti, affetti da patologie invalidanti o non conviventi (senza l’intenzione di iniziare una convivenza). Ci sono, però, altri requisiti di cui tenere conto.

La Legge numero 53 dell’8 marzo 2000 stabilisce come i dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati possano richiedere per documentati motivi familiari un periodo di congedo continuativo o frazionato non superiore a due anni. Durante il periodo di congedo il posto di lavoro sarà conservato. Rimangono esclusi dalla prestazione i lavoratori a domicilio, gli addetti ai lavori domestici, i lavoratori agricoli giornalieri, gli autonomi, i parasubordinati, i lavoratori con contratti part time verticali.

L’invalidità del familiare dovrà, essere, poi, provata e accertata da una Commissione medica INPS. Nello specifico occorrerà attestare l’invalidità grave secondo la definizione della Legge 104. Il disabile, infine, non dovrà essere ricoverato presso case di cura o strutture ospedaliere e simili.

Se hai dubbi o vuoi porre una domanda di carattere previdenziale, fiscale e legge 104, invia qui il tuo quesito.

Gestione cookie