Pensione giornalisti, ultimi chiarimenti Inps in una circolare ad hoc: la guida rapida sulla nuova previdenza dell’editoria

Una recente circolare Inps fa il punto circa i prepensionamenti giornalisti, ma come funziona oggi la previdenza di questa categoria di lavoratori? Ricapitoliamolo in sintesi, alla luce delle novità normative dello scorso anno.

Come già abbiamo avuto modo di notare in queste pagine, si è registrato l’assorbimento della gestione sostitutiva INPGI nel Fondo pensione lavoratori dipendenti, ovvero una novità molto importante per la categoria professionale dei giornalisti.

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Informazione Oggi

Il Fondo pensioni lavoratori dipendenti – in breve FPLD – rappresenta la gestione di previdenza pubblica, interna all’AGO e gestita dall’istituto di previdenza, alla quale sono iscritti i lavoratori dipendenti del settore privato, vale a dire gli impiegati od operai che prestano la propria opera alle dipendenze altrui.

Ebbene, l’istituto di previdenza, sempre molto utile nel dettagliare e chiarire le più recenti novità normative, ha recentemente precisato regole ed istruzioni in tema di requisiti per il prepensionamento di chi lavora nell’ambito dell’informazione. Si tratta di uno speciale scivolo, che scatta ricorrendo condizioni anagrafiche e contributive ad hoc. Mentre l’opzione al sistema contributivo è da ritenersi incompatibile con il prepensionamento per i lavoratori subordinati del settore dell’editoria (vale a dire giornalisti e poligrafici). Perciò se l’opzione è divenuta irrevocabile i lavoratori del comparto non potranno più accedere ai prepensionamenti di cui alla legge n. 416/1981, pur avendone gli altri requisiti.

E’ questo, in estrema sintesi, il contenuto di rilievo della recente circolare Inps n. 10/2023 in cui l’istituto fa il punto sulla disciplina applicabile e spiega quali sono le modalità per fare domanda di prepensionamento, con particolare riguardo ai giornalisti professionisti dopo l’assorbimento della gestione sostitutiva Inpgi nel FPLD. Ma proprio in ragione di queste significative novità, cogliamo l’occasione per fare il punto della situazione sulle pensioni giornalisti. Come funzionano oggi? Vediamolo insieme.

Pensione giornalisti: il contesto di riferimento e il ruolo di Inpgi

Per aver ben chiaro il contesto di riferimento e l’importanza degli ultimi chiarimenti Inps in tema di pensione dei giornalisti, bisogna fare alcuni passi indietro, per ricordare cosa è successo lo scorso anno. Ebbene l’Inpgi, noto anche  come istituto Giovanni Amendola, gestiva la previdenza dei giornalisti professionisti e praticanti ma anche dei giornalisti pubblicisti con un rapporto di lavoro dipendente di ambito giornalistico, oltre a quella dei giornalisti autonomi. Detta amministrazione speciale è terminata dallo scorso primo luglio 2022 a seguito dell’assorbimento della stessa nell’Inps, e questo per il grave squilibrio tra prestazioni ed entrate contributive. Ecco perché da quel giorno l’istituto continua a gestire soltanto i rapporti di lavoro giornalistico autonomo (e ci riferiamo ad “Inpgi2” di cui più avanti parleremo).

Da ciò è derivato che le regole sulla previdenza pubblica obbligatoria, rivolte ai lavoratori assicurati presso l’Inps, non sono state generalmente applicabili in via diretta ai lavoratori del settore. Inpgi, come le altre casse professionali, ha però sempre versato una gamma di prestazioni previdenziali nei confronti degli assicurati dalla nomenclatura del tutto simile a quella delle prestazioni date alla generalità dei lavoratori iscritti presso l’Inps, ma con regole e criteri distinti dall’assicurazione comune – dato il regime privatistico e la peculiare autonomia dell’istituto. Vero è tuttavia che, come abbiamo accennato sopra, dal primo luglio scorso le prestazioni sono via via armonizzate a quelle vigenti per i lavoratori del settore privato – cui si applica il citato FPLD – Fondo pensioni lavoratori dipendenti.

Come andare in pensione?

Dal primo luglio dello scorso anno la legge ha previsto l’assorbimento della gestione sostitutiva Inpgi nell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori subordinati e perciò, da questa data, i requisiti pensionistici valevoli sono quelli che già si applicano nell’assicurazione comune, ovvero:

  • pensione di vecchiaia con 67 anni e 20 anni di contributi;
  • pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi + finestra mobile di tre mesi dalla maturazione dei requisiti per gli uomini; 41 anni e 10 mesi invece per le donne;
  • pensione con “Quota 103”. In questo caso il diritto alla pensione si ottiene al raggiungimento, entro il 31 dicembre di quest’anno, dei requisiti dell’età anagrafica di almeno 62 anni e dell’anzianità contributiva di almeno 41 anni.

Invece, i soggetti senza anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 possono pensionarsi anche con i requisiti che seguono: 64 anni di età con almeno 20 anni di contribuzione regolarmente versata, a patto che il rateo pensionistico non sia al di sotto di 2,8 volte il valore dell’assegno sociale; 71 anni di età anagrafica insieme con almeno 5 anni di contribuzione regolarmente versata.

Salvaguardia dei diritti acquisiti e Inpgi 2: alcuni chiarimenti

Non dimentichiamo però che possono continuare ad accedere, in ogni momento, alla pensione con le regole relative alla gestione Inpgi tutti coloro i quali abbiano ottenuto i requisiti pensionistici entro il 30 giugno dello scorso anno, ovvero il giorno prima dell’entrate in vigore della riforma. Perciò nei loro confronti non si applicheranno gli aggiornamenti che vedono confluire l’Inpgi nell’Inps.

L’Inpgi dal primo luglio 2022 prosegue comunque nel suo ruolo di assicurare le tutele previdenziali verso i soli giornalisti professionisti e pubblicisti che svolgono attività autonoma di libera professione. Si tratta cioè dei moltissimi lavoratori senza vincolo di subordinazione o che compiono attività giornalistica nella forma della collaborazione coordinata e continuativa. Ricordiamo che essi sono iscritti presso la Gestione Separata dell’Inpgi (cd. “Inpgi 2”) e sono destinatari di un calcolo del tutto contributivo. Non solo: ad essi si applicano requisiti e prestazioni diversi rispetto al regime generale.

Come spiega il sito web ufficiale Inpgi, in particolare, il trattamento previdenziale – pensione di vecchiaia può essere ottenuto:

  • con 66 anni insieme con 20 anni di contribuzione;
  • o con 63 anni insieme con 20 anni di contributi a patto che il rateo pensionistico non sia al di sotto di 1,5 volte l’assegno sociale;
  • o anche con 40 anni di contributi regolarmente versati, con qualsiasi età.

In ogni caso, per tutte le informazioni di dettaglio rinviamo alla pagina apposita del sito web dell’Inpgi. Mentre per saperne di più sulla circolare Inps ricordata in apertura, il testo è consultabile qui.

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