Attenzione alla casa: nuovi parametri obbligatori per l’efficienza energetica degli edifici, lo hanno deciso sul serio

Si tratta della direttiva per l’efficientamento degli edifici che a partire dal 2030 coinvolgerà costruzioni nuove ed esistenti.

Si tratta di una direttiva presentata dalla Commissione europea il 15 dicembre 2021.

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Informazioneoggi

A distanza di poco più di un anno il testo avanzato dall’esecutivo europeo, dev’essere negoziato dal Parlamento con poche polemiche in corso. Il testo infatti prevede che a partire dal 2030 tutti gli edifici di nuova costruzione debbano essere a impatto zero.

Tutto concorrerà a centrare gli obbiettivi ecologici stabiliti fino al 2050 quando l’Ue dovrà raggiungere la completa decarbonizzazione dell’economia. Per questo le classi di prestazione energetica degli edifici sta venendo rivalutata.

L’Ue ha previsto l’obbligo per gli edifici di passare a classi energetiche superiori; almeno alla D entro il 2033 con costi di ristrutturazione per quasi 1.400 miliardi nell’arco di circa 10 anni e risparmi tra gas ed energia elettrica intorno a 60 miliardi.

Come cambia la valutazione delle classi energetiche degli edifici

Si tratta di un lavoro sulle infrastrutture che cambia in base alla nazione. Cambiano anche le valutazioni sulle classi di consumo in base al parco di immobili e il loro stato. In Italia sei case su dieci sono nella classe energetica peggiore.

La classe di tipo A rappresenta un edificio a emissioni zero; la classe G invece corrispondente a quella più bassa includerà il 15% degli edifici aventi le prestazioni peggiori del parco immobiliare nazionale.

Gli edifici classificati con G con le prestazioni peggiori saranno anche quelli su cui è necessario intervenire per primi. Secondo la proposta della Commissione dovranno subire migliorie fino ad arrivare alla classe energetica F entro il 2027 e alla classe E entro il 2030.

Lo stesso avviene sugli edifici residenziali con date leggermente posticipate, si dovrà raggiungere la classe energetica F entro il 2030 e la classe E nel 2033.

Investimenti dell’Ue e le modifiche previste al parco immobiliare nazionale

Per ottenere tutto questo saranno stanziati dall’Ue fino a 150 miliardi di euro fino al 2030. Gli investimenti sono un sostegno finanziario indispensabile per ridurre le emissioni di circa 30 milioni di unità immobiliari a livello europeo.

L’iter legislativo europeo tramite il Consiglio che rappresenta gli Stati ha approvato, lo scorso 25 ottobre, la sua versione. Che cosa prevede?

Per gli edifici non residenziali esistenti, gli Stati membri hanno convenuto di fissare soglie massime di prestazione energetica, basate sul consumo di energia primaria del 15% degli edifici non residenziali con le prestazioni peggiori relative a ogni Stato membro. A crescere la seconda soglia verrebbe fissata sopra il 15% e sotto il 25%.

Gli obbiettivi per ridefinire i consumi e l’efficienza energetica del parco immobiliare nazionale sono fissati allo stesso modo per tutti gli Stati membri; essi arriveranno alla seconda soglia tra il 2030 e il 2034.

Saranno esenti dalle ristrutturazioni gli edifici storici, i luoghi di culto, e i fabbricati temporanei sia in base al tempo di utilizzo complessivo, che non deve superare i due anni, sia gli edifici residenziali usati meno di quattro mesi all’anno.

Si comprendono nell’esenzione le officine ed edifici agricoli non residenziali a basso fabbisogno energetico.

La tabella di marcia per gli edifici residenziali e non residenziali

Gli Stati membri hanno convenuto di portare tutti gli edifici non residenziali al di sotto della soglia del 15% entro il 2030 e al di sotto della soglia del 25% entro il 2034. Le soglie sarebbero stabilite sulla base del consumo energetico del parco immobiliare nazionale al primo gennaio 2020 e possono essere differenziate a seconda delle diverse categorie di edifici.

Per gli edifici residenziali esistenti, la nuova performance richiesta è un calo del consumo medio di energia che porti l’intero parco immobiliare residenziale ad almeno la classe D entro il 2033. Per migliorare l’efficienza di un immobile sono quattro gli interventi possibili: un nuovo cappotto termico per migliorare l’isolamento e mitigare la dispersione termica dell’edificio, la caldaia più efficiente, la sostituzione degli infissi e l’installazione del fotovoltaico.

Secondo costruttori in Italia almeno due terzi degli immobili censiti pari a circa 8 milioni, avrà bisogno di un intervento di ristrutturazione.

La norma parla a ogni modo di consumo medio a livello nazionale e non di una valutazione edificio per edificio. La bozza che è ancora in fase di discussione è soggetta a nuove modifiche, in base alle richieste di ogni Stato membro con una nuova decisione in seduta plenaria a marzo.

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