Opzione Donna: grande preoccupazione per le ultime modifiche, la pensione è a rischio?

La Legge di Bilancio 2023 ha prorogato Opzione Donna per un altro anno. Ha, però, inserito delle innovazioni molto importanti.

Critiche e perplessità hanno accompagnato la recente modifica di uno degli strumenti di flessibilità in uscita più diffusi: Opzione Donna.

opzione donna
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A poter smettere di lavorare in anticipo, senza attendere la maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia (ossia 67 anni di età e 20 di contribuzione), saranno solo alcune categorie di lavoratrici, particolarmente svantaggiate. E per coloro che avevano già raggiunto le condizioni per Opzione Donna ma che hanno continuare a lavorare, cosa succede? Analizziamo la normativa di riferimento e risolviamo tale perplessità.

Non perdere il seguente approfondimento: “Pensione Opzione Donna: sfatiamo i dubbi più diffusi sulle ultime modifiche“.

Opzione Donna: come opera la cristallizzazione?

Una nostra gentile Lettrice ha inviato alla Redazione il seguente quesito:

Salve, ho maturato 35 anni di lavoro a maggio del 2021 e la prima decorrenza utile per andare in pensione, tramite Opzione Donna, era giugno 2022. Il diritto al pensionamento è cristallizzato, giusto? Non ho ancora presentato domanda di pensione perché ho appena compiuto 60 anni, ma non possiedo i nuovi requisiti per usufruire di Opzione Donna. Ho, però, intenzione di accedere alla pensione anticipata quest’anno. Grazie mille.”

Come ha giustamente specificato la nostra Lettrice, il Governo ha modificato i presupposti di accesso ad Opzione Donna. Per le lavoratrici che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2021 (proprio come nel caso della Lettrice), tuttavia, restano in vigore le vecchie regole.

In particolare, la necessità di:

  • almeno 35 anni di contribuzione. A tal fine, sono utili i contributi versati a qualsiasi titolo, al netto dei periodi di malattia o disoccupazione;
  • anzianità anagrafica di 58 anni, per le lavoratrici dipendenti e di 59 anni, per le lavoratrici autonome.

È rimasto, invece, invariato il meccanismo delle cd. finestre mobili, in virtù del quale, coloro che decidono di smettere di lavorare con Opzione Donna, ricevono la prima rata della pensione dopo:

  • 12 mesi dalla data di maturazione dei presupposti richiesti, se lavoratrici dipendenti;
  • 18 mesi dalla maturazione dei requisiti, se autonome.

È opportuno ricordare che è necessario interrompere il rapporto di lavoro dipendente, ma non è obbligatoria la cessazione dell’attività lavorativa autonoma.

Per rispondere alle perplessità della Lettrice, precisiamo che, grazie al principio della cristallizzazione, ha la facoltà di beneficiare di Opzione Donna anche nel 2023. Può, dunque, presentare richiesta per il pensionamento anche dopo l’apertura della finestra mobile. Il diritto alla pensione, infatti, “si congela”, per poter essere fruito successivamente (anche nel caso di modifiche normative dei requisiti).

Leggi anche: “In pensione con Opzione donna anche con i vecchi requisiti ma non tutte lo sanno e perdono l’occasione“.

I nuovi requisiti

Opzione Donna è uno strumento che consente di accedere al pensionamento in anticipo, introdotto (in maniera sperimentale) con la Legge di Bilancio 2005.

Di recente, ne è stata disposta la proroga per un ulteriore anno ma, contemporaneamente, sono state introdotte delle limitazioni, relative alle categorie di beneficiarie ed al presupposto anagrafico.

In particolare, potranno usufruire di Opzione Donna solo le lavoratrici appartenenti alle seguenti categorie:

  • disoccupate licenziate oppure dipendenti di aziende per le quali è attivo un tavolo per la risoluzione della crisi aziendale;
  • disabili almeno al 74%;
  • caregivers che prestano assistenza, da almeno 6 mesi, al coniuge o a un parente fino al secondo grado convivente, affetto da disabilità grave.

Per quanto riguarda le innovazioni relative all’età richiesta, potranno andare in pensione coloro che, entro il 31 dicembre 2022, hanno compiuto 60 anni. Viene meno, dunque, la vecchia distinzione tra dipendenti ed autonome, ma viene inserita la possibilità di ottenere uno “sconto” anagrafico in base ai figli.

Si potrà, infatti, smettere di lavorare 1 anno prima (a 59 anni), se si possiede un solo figlio, oppure 2 anni prima (a 58 anni), se si hanno 2 o più figli. Per le disoccupate, però, è possibile smettere a 58 anni, a prescindere dal numero dei figli.

Come già accennato, sono rimaste invariate sia la cristallizzazione del diritto sia le finestre mobili. E, dunque, anche chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2022, potrà scegliere di continuare a lavorare ed esercitare il diritto in un secondo momento. Rimane anche il ricalcolo dell’assegno con sistema contributivo puro (molto più penalizzante).

Permangono i dubbi relativi alla discriminazione delle lavoratrici senza figli, che dovranno attendere i 60 anni. Secondo le stime, solo 5 mila “fortunate” potranno accedere alla misura.

Se hai dubbi o vuoi porre una domanda di carattere previdenziale, fiscale e legge 104, invia qui il tuo quesito.