Titoli di Stato (BOT e BTP) e MES: la verità sui possibili effetti

La riforma del Mes si trascina da diversi anni, funzioni e criteri sono aspramente criticati dal presidente del consiglio e quindi dall’attuale Governo.

La Meloni a dicembre si espressa in maniera fortemente contraria alla sottoscrizione di un prestito derivante dal MES; Meccanismo Europeo di Stabilità. Quali effetti può avere sui Titoli di Stato?

MES BTP
Informazioneoggi

Dal febbraio 2021 tutti i governi che fanno parte del Meccanismo europeo di stabilità si potranno rivolgere all’Ue per ottenere dei prestiti, sotto precise condizioni di bilancio e riforme economiche. Si tratta di una salvaguardia di ultima istanza che l’Italia ha rifiutato di sottoscrivere a causa delle nuove riforme.

I paesi dell’Eurozona e gli investitori guardano all’Italia con preoccupazione; non occorre tuttavia arrivare a una situazione di emergenza tale per suscitare la sensibilità degli investitori sui Titoli di Stato.

Il Mes ha una capacità di prestito che ammonta a 500 miliardi. L’Italia ne ha sottoscritto il capitale per 125,3 miliardi di euro versandone 14. Non occorre altro per capire che proseguire su questa strada è in questo momento un danno economico maggiore dei possibili benefici derivanti in una crisi futura.

Quanto costa il Mes e quali garanzie fornisce alla mitigazione delle crisi future

Pur non avendo ratificato il nuovo trattato, Roma dovrebbe arrivare fino a 125 miliardi di versamenti su un totale di 708 miliardi, di cui 80 già sottoscritti. Il tema dibattuto è quanto fare richiesta di sostegno da parte del Mes renda più costoso il debito del Paese in questione.

Se ogni membro ha potere decisionale in base al capitale sottoscritto l’Italia rimane ai margini; volontariamente rifiuta il ricatto implicito di un Meccanismo che pone condizioni secondo il Governo troppo stringenti.

Il Meccanismo di Stabilità Europeo è stato istituito nel 2012 mediante un trattato intergovernativo. è composto dai 19 ministri delle finanze dell’area dell’euro che assumono all’unanimità le principali decisioni.

Non è il Mes a mettere in pericolo o salvare la democrazia e influire sui Titoli di Stato

In teoria, se a beneficiare dell’esistenza del Mes dovrebbero essere proprio i Paesi più indebitati come l’Italia o la Grecia, contando su liquidità a tassi agevolati anche in caso di forti crisi. Il debito sovrano impone al nostro Paese controllo e attenzione rispetto a ogni decisione, capace di mettere un altro pezzo della capacità decisionale della democrazia nelle mani di soggetti terzi.

L’alternativa a un salvataggio in condizioni di crisi, tuttavia, non è delle più rosee; l’Italia rischia di finire sotto tutela dei grandi prestatori privati, accettando comunque gravi condizioni sul credito.

L’aspetto controverso, del MES deriva dalle condizioni che impone per erogare i prestiti. Allo scopo di massimizzare le garanzie di restituzione del capitale impone tagli alla spesa pubblica e aumento delle entrate; data l’esistenza di un debito di 2.770 miliardi di euro tutto ricade sulla credibilità del Governo. Si tratta di un intervento che in caso di recessione sarebbe molto simile a quello di austerità prodotta durante il Governo Monti, che ha alimentato polemiche per diversi anni.

L’esistenza del Mes, anche senza le nuove modifiche ha comunque già esercitato una funzione positiva sul contenimento dei rendimenti dei Btp, scontata da tempo sulle quotazioni. A questo si è aggiunta recentemente la garanzia del Transmission Protection Instrument, lo scudo anti-spread pensato per proteggere gli investitori e i Paesi da ingiustificate dinamiche speculative sui Titoli di Stato.

Per questi motivi l’aspettativa che un’eventuale nuova crisi economica nazionale possa essere rapidamente tamponata rimane alta. Ciò riduce le possibilità future che un nuovo commissariamento nei confronti del Governo ripresenti situazioni di tagli trasversali e aumento delle imposte sul reddito, a tutela degli interessi sul debito pubblico.