Carburante di nuovo a rischio speculazione: cosa cambia sui prezzi dei distributori e sciopero nazionale

Il Governo prova a rispondere all’ondata di rincari sul prezzo dei carburanti. Terminato lo sconto sulle accise le imposte tornano a pesare sul prezzo al dettaglio.

Il Governo cerca di tutelare i consumatori nonostante le imposte necessarie a finanziare le casse dello Stato abbiano di nuovo riacceso la polemica.

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Informazioneoggi

È una situazione complicata per i rincari dei costi energetici sempre sulla soglia di scatenare un’emergenza per cittadini, trasporti e indirettamente le imprese. Con l’inflazione ancora non arrivata al suo apice la decisione presa dal Governo è finita per riaccendere la polemica e il rischio di speculazione dei distributori di benzina.

Per evitare questo e mantenere più bassi possibili i prezzi di mercato ai benzinai viene imposta la trasparenza.

A tutela dei consumatori, questi dovranno esporre il prezzo medio nazionale dei carburanti rielaborato quotidianamente dal ministero dell’Ambiente. Il provvedimento dispone quindi che le stazioni di servizio espongano oltre al prezzo proposto dal singolo gestore quello medio di vendita in tutta Italia, così da avere un raffronto equo sugli aumenti.

Terminato lo sconto sulle accise che era in vigore dallo scorso marzo l’Antitrust vigilerà sull’assenza di possibili aumenti arbitrari creando un circolo vizioso sui costi locali. Per evitare questo, inoltre, la Guardia di Finanza effettuerà dei controlli sul rispetto della norma.

L’attività speculativa è già iniziata sui distributori di alcune autostrade

Secondo l’Osservatore dei prezzi del ministero dell’Impresa e del Made in Italy in autostrada è già iniziata l’attività speculativa. Il Codacons sta monitorando e denunciando il fenomeno e ha presentato un esposto all’Antitrust.

Con il costo della benzina che ha superato i due euro a litro e 2,5 in alcune autostrade; l’antitrust è intervenuta chiedendo di poter acquisire la documentazione relativa ai controlli recentemente effettuati dalla Guardia di Finanza, che ha rilevato oltre 2.800 violazioni accertate.

Ogni violazione comporta una multa e la recidiva può portare alla sospensione dell’attività fino ai tre mesi. Una parte importante degli aumenti è sicuramente sotto la responsabilità del governo; i fondi insufficienti dell’ultima legge di Bilancio hanno impedito di rinnovare a partire dal 1° gennaio lo sconto sulle accise.

Per dare sostegno ai consumatori a marzo dello scorso anno il Governo Draghi, aveva introdotto uno sconto di 30 centesimi sulle imposte dei carburanti. Questo è stato poi ridotto a 18 centesimi il 1° dicembre, per ridurre l’emorragia sulle casse dello Stato.

Da cosa dipende il costo di benzina e gasolio

Obbligando i gestori dei distributori a disporre un doppio prezzo per diesel e benzina si argina parzialmente la causa dei rincari. Il prezzo della benzina dipende molto dal costo netto del combustibile pari al 42% del totale. Escludendo il guadagno dei gestori delle pompe, le accise e l’Iva hanno invece un peso pari al 58% del costo finale.

Questo significa che con un prezzo di 2 euro al litro la componente fiscale è pari a 1,18 euro. Leggermente differente invece la composizione del prezzo del gasolio. In questo caso la componente fiscale del prezzo è inferiore a quella industriale. Esse pesano rispettivamente per il 45 e il 55%.

L’effetto del provvedimento può agire nel concreto sul 10% di margine che è solitamente gestito dai gestori della pompa in base alla posizione e alla concorrenza sul territorio.

Lo sciopero nazionale dei gestori il 25 e 26 gennaio

Nel frattempo, la categoria degli operatori e dei benzinai ha proclamato sciopero nazionale il 25 e il 26 gennaio. Lo sciopero nazionale dei gestori coinvolgerà città e autostrade;

che sulla viabilità ordinaria. È quanto si legge in una nota delle associazioni di categoria che condannano la scelta di eliminare di colpo il taglio delle accise che ha causato l’aumento dei prezzi dei carburanti.

L’obiettivo è ristabilire la verità circa le origini dell’aumento dei prezzi contro l’immagine negativa che il Governo ha dato a una intera categoria di lavoratori.

Il taglio delle accise è per il Governo “una scelta di giustizia sociale” obbligata per utilizzare le risorse sul taglio del costo sul lavoro, sull’aumento del 50% dell’assegno unico per le famiglie. I 10 miliardi necessari al taglio delle accise, sono stati ridistribuiti per aumentare il fondo sulla sanità di 2 miliardi di euro, oltreché una decontribuzione per i neoassunti, e i bonus sulla spesa di fronte all’aumento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità.