Il Mef ha pubblicato nelle ultime ore le “Linee Guida della gestione del debito pubblico per il 2023” rispondendo a queste ad altre domande inerenti ai Titoli di Stato.
Con il documento emergono molti dettagli da cui si ha un quadro utile non solo agli investitori ma a tutti i cittadini in relazione al finanziamento del debito pubblico.
Un dato lampante emerge su tutti; nel 2022 il costo medio all’emissione dei Titoli di Stato è stato più di 17 volte il minimo storico dello 0,1% toccato lo scorso anno. Si tratta di un’informazione che fa da guida su quello che potrà essere il programma per tutto il 2023.
Se quest’anno si avvia alla conclusione con un accresciuto debito pubblico il fardello sembra destinato ad aumentare nel 2023. È una situazione in linea con le aspettative di rallentamento della crescita che mette sul piatto i Titoli di Stato con rendimenti adeguati al maggiore rischio.
Nel 2022 sono state effettuate emissioni di titoli a medio-lungo termine per quasi 285 miliardi di euro; nello stesso tempo lo spread degli stessi è cresciuto di 300 punti base rispetto ai Bund tedeschi. Emerge evidente l’aumentare del costo dei finanziamenti che sconta le incertezze politiche; non è tanto l’attuale Governo ma il contesto anche in preparazione degli effetti dell’aumento dei tassi di interesse e della fine del sostegno della BCE all’acquisto dei Titoli sovrani.
Sulle obbligazioni pesa oggi un interesse medio complessivo del 2,9% sull’intero debito. Nel documento si sottolinea a questo proposito anche l’intenzione di emettere un nuovo BTP che sia esclusivo per la sottoscrizione dei cittadini italiani. L’intenzione è rimettere nelle mani dei connazionali il destino e la responsabilità sugli effetti politici della volatilità sui Titoli di Stato.
Nella sua pubblicazione mensile, la Banca d’Italia ha reso noto che gli stranieri hanno ridotto la loro esposizione verso i Titoli italiani; nello specifico tra settembre e ottobre la riduzione è arrivata a superare i 15 miliardi di euro. La spiegazione si deve in gran parte all’inefficienza dei titoli contro l’inflazione ma non solo.
Una spiegazione si deve anche al maggiore coinvolgimento dei piccoli investitori tramite una politica di gestione del debito finalizzata a tutelare i risparmi dall’erosione del potere d’acquisto. Oltre a questo, l’idea che sta venendo messa già in pratica in un contesto di gravi squilibri economici è quella di tutelare la tenuta dello stock di debito. Il fine di nuovi Titoli dedicati ed esclusivi è fornire adeguato sostegno alla liquidità e all’efficienza del mercato interno.
Con riferimento al BTP Italia e al BTP futura il Mef ha ricordato che; “nel corso dell’anno sono state effettuate emissioni che hanno raggiunto per i primi un ammontare complessivo di oltre 21 miliardi”. L’anno prossimo i BTP Italia in scadenza varranno complessivi 25 miliardi di euro. In questo contesto il Tesoro valuterà l’opportunità di effettuare una o più emissioni di BTP Italia nel corso dell’anno.
Per quanto riguarda il BTP Futura, il titolo fu introdotto nel 2020 per fare fronte alle necessita finanziarie dovute alla Pandemia. Diversamente da quanto preannunciato, il Tesoro non ha ritenuto opportuno effettuare nuove emissioni nel corso di quest’anno.
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