Caos canone Rai: si paga ma i canali non si vedono 🔴 protesta dei cittadini

Canone Rai, ecco la diffida collettiva per problemi nella ricezione dei canali televisivi. L’associazione Adico ha preso le difese dei telespettatori che, in varie zone d’Italia, stanno avendo problemi nel vedere i programmi delle reti pubbliche. 

Negli ultimi tempi, complici le modifiche e gli aggiornamenti al segnale, in diverse aree del nostro paese i canali televisivi non più visibili come in precedenza.

canone rai
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Ecco allora che la notizia della diffida collettiva contro la Rai non deve in verità sorprendere, perché protestano quei cittadini che avrebbero anche accettato di buon grado di pagare il canone Rai.. a patto di poter vedere i canali televisivi.

Di fatto il canone starebbe dunque rappresentando per non poche famiglie una voce di spesa ingiustificata, poiché – come accennato – vi sono aree della penisola in cui non viene erogato, di fatto, il servizio che comporta l’obbligatorietà del versamento del citato canone.

Che cosa sta succedendo in concreto? Quali sono le ultime iniziative adottate dai cittadini in tema di canone Rai? Vediamolo insieme nel corso di questo articolo, non prima però di aver considerato in estrema sintesi quelle che sono le caratteristiche del canone. I dettagli.

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Il canone Rai in breve

Il canone di abbonamento alla televisione:

  • è una voce di spesa che grava su chiunque abbia un apparecchio televisivo;
  • deve essere versata una sola volta per ogni anno;
  • deve essere versata una sola volta a famiglia, a patto che i familiari abbiano la residenza nella stessa casa.

Come precisato dal sito web delle Entrate a partire dal 2016 le norme in materia prevedono la presunzione di detenzione della tv, in ipotesi nella quale vi sia un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui un soggetto ha la propria residenza anagrafica. Non solo. Anche i residenti in un paese diverso dall’Italia devono versare il canone Rai, se detengono un’abitazione qui e in cui è presente un apparecchio televisivo. Le Entrate ricordano altresì nel loro sito che l’importo del canone è pari a 90 euro ogni anno.

Questi i tratti essenziali del canone Rai, ma la questione emersa recentemente in proposito merita di essere considerata un po’ più da vicino.

Arriva la diffida contro il canone Rai: il problema è lo switch off

Di diffida collettiva si tratta, ovvero una misura di tutela a favore dei cittadini che sarebbero costretti a pagare per un servizio cui non possono, però, accedere. Si tratta in particolare di una pratica intrapresa dal Presidente di Adico (Associazione in Difesa dei Consumatori) a protezione di chi ha pagato, di fatto, ‘a vuoto’.

Mai particolarmente amata o gradita dai cittadini, la tassa in oggetto si trova adesso ad essere argomento di discussione perché collegata ad un servizio oneroso, ma inesistente e non erogato di fatto. Importante notare che i problemi di accesso ai canali non sono stati né momentanei né localizzati in aree ristrette del paese, ma tutt’altro. L’impossibilità di seguire i programmi per ragioni connesse al segnale costituisce infatti un problema per zone abbastanza ampie della penisola, tra cui ad esempio il Veneto. E si tratta peraltro di guasti non temporanei, ma persistenti.

Non solo. Ad aggiungere benzina sul fuoco è stato il comportamento della Rai: infatti non si ha notizia di una risposta alle comunicazioni e richieste di chiarimento di Adico. Abbiamo accennato alle ultime novità ed aggiornamenti tecnologici per quanto riguarda la ricezione dei canali televisivi ed, infatti, la causa e fonte di questo problema sta proprio nello switch off effettuato nel corso del mese di marzo di quest’anno.

In estrema sintesi e senza entrare in tecnicismi, ricordiamo che lo switch off altro non è che il passaggio definitivo dalla televisione analogica a quella digitale.

Diffida collettiva: cosa chiede Adico

In particolare, Adico ha intrapreso la strada della diffida nei confronti della Rai:

  • al fine di conseguire il rimborso di tutte le quote del  anone Rai già versate, pur in assenza del servizio;
  • per ottenere altresì la cancellazione definitiva del canone in questione.

E a sostegno della richiesta dell’associazione c’è una norma specifica del Codice Civile, ovvero l’art. 1453, il quale stabilisce che nei contratti con prestazioni corrispettive, nel caso in cui uno dei contraenti non rispetti i suoi doveri, l’altro contraente (in questo caso il telespettatore) può a sua scelta domandare l’adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, comunque, il risarcimento del danno.

Vedremo dunque come proseguirà l’evoluzione della situazione ma, a quanto si apprende, il presidente dell’associazione, Carlo Garofolini, si è finora assai battuto per cercare di contribuire ad una soluzione alla vicenda, che vede di mezzo moltissimi telespettatori scontenti di dover pagare un canone per un servizio cui non hanno potuto accedere.

C’è chi ha rimediato comprando una televisione nuova o servendosi dell’assistenza a pagamento di qualche tecnico, ma resta che il nodo ‘canone Rai’ è ancora tutto da sbrogliare, con l’emittente pubblica che finora è rimasta nel silenzio totale.

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