Opzione Donna 2023, cambia (quasi) tutto: le novità nella legge di Bilancio che faranno discutere

Importanti novità per Opzione Donna nel 2023. Proroga nella legge di Bilancio ma con delle novità che di fatto limitano la portata di questo istituto. Vediamone i dettagli.

Come abbiamo già avuto modo più volte di vedere in queste pagine, uno degli obiettivi principali del governo per il prossimo anno sarà la riforma pensioni, da più parti attesa.

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L’Esecutivo dovrà lavorare ad un testo organico, che possa finalmente dare un nuovo volto alla materia della previdenza in Italia, ma nel frattempo non possono non introdursi ulteriori novità, modifiche, correttivi ai meccanismi di agevolazione alla pensione oggi previsti.

Proprio nell’ambito della legge di Bilancio che dovrà ricevere l’ok di Camera e Senato entro il 31 dicembre onde evitare l’esercizio provvisorio, trovano spazio misure espressamente legata al mondo delle pensioni. Non soltanto quota 103 oppure la proroga dell’Ape sociale, ma anche e soprattutto quella misura di uscita anticipata dal lavoro e dunque di pensionamento per le donne, che prende il nome di Opzione Donna e che, alla luce di quanto previsto il testo della manovra, sarà prorogata anche al 2023.

Il punto però e che il mantenimento di Opzione Donna porterà con sé alcune novità di rilievo che, di fatto, ne circoscriveranno di molto la portata applicativa. Di che cosa si tratta? Quali sono le novità attinenti a questo istituto di pensionamento anticipato e agevolato? A queste domande daremo risposta nel corso di questo articolo, ricordando appunto che cosa cambia in Opzione Donna, attraverso le novità di cui alla legge di Bilancio.

Opzione Donna 2023: quali requisiti? Le novità e le modifiche finora previste

Opzione Donna 2023: significative novità in arrivo con la proroga

In pratica su Opzione Donna il governo ha scelto la strada della conferma, ma con la stretta alle regole. La proroga della misura di agevolazione pensionistica non varrà infatti per tutte le donne lavoratrici, ma soltanto per le persone di sesso femminile con contratto di lavoro in condizioni di particolare svantaggio.

Ci riferiamo in particolare alle invalide con almeno il 74%, alle dipendenti di aziende in fase di crisi ed alle cosiddette caregiver. Non solo, oltre alla limitazione per categorie c’è anche una novità importante che riguarda l’età, la quale viene correlata al numero di figli della donna lavoratrice.

Il fattore dell’età è dunque destinato a mutare sensibilmente, se pensiamo che l’età d’uscita sarà aumentata da 58 a 60 anni. Come accennato poco sopra, il requisito anagrafico potrà essere combinato con il numero dei figli della donna lavoratrice.

Infatti l’età potrà essere ridotta di un anno per ciascun figlio avuto da colei che vorrà usufruire di Opzione Donna. Il massimo della decurtazione sarà pari a due anni.

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Cosa cambia a livello pratico per le donne che vogliono usufruire di Opzione Donna

In termini concreti ciò vuol dire che:

  • per le donne che non hanno figli l’uscita anticipata dal mondo del lavoro sarà all’età di 60 anni;
  • per quelle con un figlio a 59;
  • per quelle con due o più figli a 58;
  • mentre per le donne licenziate o lavoratrici in aziende in fase di crisi, la riduzione permane in ogni caso a 58 anni al di là di quanti figli si hanno.

Permane il requisito dei 35 anni di contributi regolarmente versati, ma l’assegno è quantificato pur sempre con il sistema contributivo, che sicuramente per la donna che intende usufruire di questo meccanismo di pensionamento agevolato è meno favorevole.

Non sono mancate le polemiche per le modifiche radicali ad Opzione Donna

In considerazione di modifiche così radicali al meccanismo, non sono mancate le discussioni e i contrasti di vedute. In particolare le critiche erano legate al requisito dell’età collegato al numero di figli, su cui anche la Ministra del Lavoro aveva espresso perplessità. Ha fatto seguito un dietrofront sotto questo punto, tanto che era di nuovo circolata l’ipotesi del ritorno alla versione originale.

Ma poi si è ritornati alla citata modifica: come visto poco sopra, infatti, siamo innanzi ad una nuova versione di Opzione Donna, che giunge in Parlamento in formato ‘ridotto’ rispetto a quello 2022.

Quest’ultimo – lo ricordiamo – prevede il pensionamento anticipato con almeno 35 anni di contributi regolarmente versati a 58 anni d’età per le lavoratrici subordinate e a 59 per le autonome.

Conclusioni: i numeri della nuova Opzione Donna

La versione di Opzione Donna per il 2023 sarà dunque limitata alle tre categorie di donne lavoratrici sopra menzionate. Ci riferiamo alle persone che assistono i familiari con handicap acclarato sulla scorta della legge 104, donne lavoratrici con una invalidità civile almeno pari al 74% e donne licenziate o che siano lavoratrici subordinate di aziende che abbiano aperto un tavolo di crisi e che dunque versino in una situazione delicata.

Interessante notare infine che le nuove condizioni restrittive per l’accesso ad Opzione Donna limitano il quadro delle possibili nuove uscite anticipate nel 2023 alla cifra di 2900. La spesa quantificata dai tecnici del governo sarà dunque pari a quasi 21 milioni di euro, contro i più di 100 della versione odierna. Ben si comprende quindi la logica legata ai tagli e alla conservazione dell’equilibrio dei conti pubblici. Ciò non toglie che secondo le prospettive saranno comunque 10mila almeno le uscite previste nei prossimi anni grazie alla nuova Opzione Donna.