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Pensioni

Pensione: attenzione ai contributi che diminuiscono l’importo dell’assegno

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Non tutti i contributi sono utili ai fini della misura dell’assegno. Alcuni, infatti, sono dannosi e riducono la pensione.

Nel momento in cui il lavoratore inizia a maturare i requisiti per la pensione, deve pensare non solo agli anni di versamenti previdenziali accumulati, al montante contributivo e all’anzianità anagrafica ma anche all’importo dell’assegno.

Foto Canva

Per la determinazione dell’ammontare finale della prestazione, infatti, non tutti i contributi hanno lo stesso valore. Ad esempio, i versamenti per un impiego full time hanno un’importanza diversa rispetto a quelli per un lavoro part- time.

Allo stesso tempo, esistono contributi utili e contributi dannosi per la pensione. Questi ultimi devono essere assolutamente eliminati, perché provocano un danno economico alla prestazione.

Non perdere il seguente articolo: “Pensione col sistema di calcolo retributivo, contributivo o misto? In un solo caso l’assegno sarà più alto“.

Contributi dannosi: come riconoscerli?

È bene precisare che la differenziazione tra versamenti previdenziali vale solo per il sistema retributivo. Con il contributivo, infatti, vale tutto, perché più si versa e più l’importo della pensione sarà elevato. Nel sistema retributivo, invece, le regole sono molto diverse. Quello che conta è l’ammontare dello stipendio a fine carriera, perché l’assegno pensionistico sarà ad esso proporzionato. Nello specifico, la quota retributiva della pensione si calcola sugli ultimi 5 o 10 anni di lavoro, prima del congedo.

Se, quindi, durante tale periodo la paga è bassa, anche il calcolo della quota retributiva dell’assegno previdenziale risentirà di tale dato negativo. Il pensionato, dunque, percepirà pochi soldi.

L’INPS, tuttavia, concede al futuro pensionato la facoltà di neutralizzare tutti quei contributi che sono dannosi per la pensione e che comporterebbero una riduzione dell’importo spettante. Tale operazione, però, è possibile solo a determinate condizioni. Innanzitutto, essa ha senso solo per le pensioni determinate con il sistema misto (cioè sia retributivo sia contributivo). Non ha, invece, senso per quelle elaborate con il solo sistema contributivo puro.

In che modo si neutralizzano i contributi dannosi? Presentando apposita richiesta all’INPS. Per la domanda, però, bisogna attendere la maturazione del requisito contributivo richiesto per l’accesso alla pensione. Inoltre, solo per i contributi che eccedono tale requisito e per un massimo di 5 anni.

Potrebbe interessarti anche: “Invalidità e contributi figurativi: attenzione non sempre sono utili, la verità che non dicono“.

Esempi di versamenti nocivi per la pensione

Qualche esempio di versamenti dannosi ai fini dell’importo dell’assegno possono aiutare a comprendere il meccanismo. Se un lavoratore ha raggiunto 45 anni di contribuzione e vuole rendere neutri alcuni contributi nocivi, potrà intervenire soltanto su 2 anni e 2 mesi di versamenti. Per la pensione anticipata, infatti, sono necessari 42 anni e 10 mesi di contribuzione.

Ugualmente, se un lavoratore con 30 anni di contributi ha intenzione di neutralizzare versamenti dannosi per la pensione di vecchiaia, potrà chiedere la sterilizzazione soltanto di 5 anni di contribuzione. Non potrà eccedere tale limite.

È necessario specificare, infine, che la neutralizzazione opera esclusivamente sul calcolo della quota retributiva. I contributi sterilizzati, invece, saranno utilizzati per il calcolo della quota contributiva, per la quale non rappresentano alcun rischio.

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