Come cambia l’assegno pensionistico con 35 anni di contributi 🤔 quello che non ci si aspetta

L’assegno pensionistico cambia da lavoratore a lavoratore anche a parità di contributi. Ad incidere sul calcolo diversi fattori tra cui carriera e sistema di calcolo.

Oggi capiremo come cambia l’assegno pensionistico per un lavoratore con 35 anni di contributi in base alla carriera lavorativa.

cambia assegno pensionistico
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I contributi sono un parametro fondamentale nel calcolo della pensione. In generale, più contribuzione si sarà maturata maggiore sarà l’importo dell’assegno. Allo stesso modo può succedere che a parità di contributi un lavoratore riceva un’erogazione mensile più elevata per la tipologia di carriera svolta. Confronteremo l’ammontare della pensione di un cittadino con 35 anni di contributi di cui 15 maturati prima del 1996 e 20 dopo il 1996 per cui vige il sistema di calcolo misto e di una lavoratrice che sceglie di andare in pensione con Opzione Donna avendo maturato 35 anni di contributi ma accettando il calcolo puramente contributivo. Sarà proprio a causa del sistema di calcolo che uno dei due cittadini percepirà un assegno di importo inferiore.

Come cambia l’assegno pensionistico: esempio di calcolo misto

Oltre ai contributi, ad incidere sull’importo dell’assegno pensionistico intervengono diverse variabili legate alla carriera lavorativa del futuro pensionato. Il nostro esempio fa riferimento ad un lavoratore con retribuzione annua lorda di 30 mila euro che va in pensione con 35 anni di contributi avendo raggiunto i 67 anni di età (pensione di vecchiaia).

Aver accumulato una contribuzione di 35 anni significa aver iniziato a lavorare prima del 1996. Di conseguenza il sistema di calcolo da utilizzare sarà quello misto. Questo significa che occorrerà usare il sistema retributivo per i contributi versati entro il 31 dicembre 1995 e il sistema contributivo per i contributi successivi alla suddetta data.

Vediamo come procedere

Per i primi quindici anni sarà necessario calcolare la retribuzione media settimanale (dividendo la somma della RAL e della rivalutazione su base ISTAT per 260 se dipendente o 520 se autonomo) per moltiplicarla per il numero di settimane tra l’inizio dell’assicurazione e il 1° gennaio 1993 e per l’aliquota di rendimento.

Si troverà così una quota A che dovrà essere sommata alla Quota B (stesso procedimento della Quota A considerando 520 o 780 settimane dal 1° gennaio 1993) per ottenere l’ammontare della pensione lorda mensile. Partendo dai 30 mila euro dell’esempio la quota retributiva corrisponderà a 9 mila euro.

Si potrà passare, così, al calcolo della quota contributiva che dovrà tener conto della base imponibile per definire il montante contributivo. Quest’ultimo dovrà essere moltiplicato per il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età del lavoratore (5,575% per 67 anni di età) in modo tale da definire la pensione lorda annua. Partendo da 30 mila euro sarà di 11 mila euro. Sommando quota retributiva e contributiva si otterrà 20 mila euro.

E con Opzione Donna?

La lavoratrice che decide di andare in pensione con Opzione Donna accetterà il sistema di calcolo puramente contributivo. I 15 anni di contributi maturati prima del 1996 verranno, dunque, calcolati anch’essi con sistema contributivo comportando una diminuzione dell’importo finale. Nello specifico procedendo al calcolo come suggerito si arriverà ad una pensione annua lorda di 14.860 euro.

Stesso numero di contributi, 35 anni, ma una differenza sostanziale dell’assegno pensionistico.

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