Pensioni, quota 41 con soglia d’età e Opzione Uomo: cosa può cambiare

Tiene banco il tema pensioni, con ipotesi sul tavolo: quota 41 con soglia d’età e Opzione Uomo, di cosa si tratta e dettagli

Continua a tener banco una importante questione qual è quella delle pensioni, con ipotesi di cui da più parti si parla in ottica nuovo governo, e tra queste vi sono Quota 41 con soglia d’età e anche una specie di Opzione Uomo. Ma ecco i dettagli.

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L’argomento pensioni è di assoluta rilevanza e tra i tanti temi di natura complessa che il nuovo Governo Meloni dovrà affrontare. In tal senso, rispetto alla quesitone previdenziale, varie le ipotesi e tra queste, come detto, vi sono Quota 41 con limite anagrafico, ma anche una specie di Opzione Uomo. Ovverosia qualcosa che è contraltare ad Opzione Donna.

Ribadendo che si tratta al momento di ipotesi, ecco di cosa si tratta e alcuni dettagli in più in merito.

Pensioni, Quota 41 con soglia d’età: come funzionerebbe e a quanti anni

Temi e questioni dall’assoluta rilevanza quelli che si legano alla riforma pensione, ad Opzione Donna, e a cosa può cambiare.

Per quanto attiene Quota 41, come spiega Risparmioggi.it nel proprio approfondimento, come noto si tratta di una opzione più volte al cento delle idee del Cdx. Tenendo conto dell’impatto della stessa, si ragiona su come poterla rendere meno pesante dal punto di vista dei costi.

Ecco dunque l’ipotesi di una Quota 41 con soglia d’età, ovvero sia una misura che andrebbe a prevedere l’accesso al pensionamento con quarantuno anni di contributi anzitutto. E con quantomeno sessanta – sessantuno anni di età anagrafica. Una opzione che, per ipotesi, avrebbe qualcosa di simile con Quota 102 e 102, si legge.

Opzione Uomo, come funzionerebbe e quanto si perderebbe sull’assegno

Altra ipotesi su cui si ragiona, spiega Risparmioggi.it, è Opzione Uomo, una versione per certi versi al maschie di Opzione donna, la quale precede l’uscita in antico con riduzione dell’assegno.

Tale ipotesi, si legge, non ha trovato convinto il segretario generale CGIL, Landini.  Per quanto attiene le donne, tale opzione ha convinto – si legge – soltanto il venticinque per cento delle platea. E gli uomini potrebbero essere anche in numero minore.

Sarebbe teoricamente corposa la perdita sull’assegno, dal momento che si legge di un meno trenta per cento al confronto dell’uscita ordinaria. Il minimo perdita stimato sarebbe del meno tredici per cento, a seguito della quantità di contributi minori versati.

Al di là di tutto comunque, a destare attenzione è anche la spesa pensionistica. Tale spesa pe pensioni nel 2022 è pari a 297,3 miliardi. Tale numero sembra destinato a crescere, via via con gli anni, giungendo a 320,8 miliardi nel 2023 e 338,3 miliardi nel 2024.

Nel 2025, si toccherebbero i 349,5 miliardi. Vi sarebbe all’orizzonte, dunque, un salto di cinquanta miliardi in 3 anni soltanto.

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