Pensioni: lavoratori preoccupati per la riforma, scadenze troppo vicine

La riforma pensioni è parte dell’agenda del nascente Governo, come lo fu in quello presieduto da Mario Draghi. Tuttavia, per vederne il varo è praticamente sicuro che dovremo aspettare il 2023.

L’obiettivo di abbandonare la legge Fornero per dare forma e sostanza ad una riforma pensioni strutturale è obiettivo della nuova maggioranza, emersa dai risultati delle recenti elezioni politiche.

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Ma è praticamente impossibile entro fine anno mettere mano a tutto il complesso delle regole previdenziali, per varare un nuovo assetto delle norme proprio in vista del ritorno all’applicazione tout court della famigerata legge varata sotto il Governo Monti.

Insomma, la legge di Bilancio che sarà redatta come di consueto in autunno, avrà con tutta probabilità caratteristiche di cautela e prudenza. Per il momento nessuna riforma o rivoluzione del mondo previdenziale, ma molto più probabilmente il rinnovo di Opzione Donna e di Ape sociale, due misure che finora hanno riscosso un discreto successo e che non abbisognano di particolari correttivi. D’altronde quella dei prossimi mesi sarà una fase di ‘transizione’: il nuovo Governo non metterà da parte l’agenda Draghi e almeno nella fase iniziale verosimilmente porterà avanti almeno alcuni dei punti focali dell’ultimo Esecutivo. Senza dimenticare temi quali le tensioni internazionali, il caro energia, le misure di sostegno alle aziende e tanto altro. Per la riforma pensioni si profila un rinvio (quasi certo) al 2023.

Riforma pensioni: l’ipotesi più probabile è il rinvio al 2023

Se è questo lo scenario, con un nascente Governo che appare cauto riguardo alla gestione dei conti dello Stato – probabile una conferma del Superbonus ma con taglio della detrazione fiscale – l’obiettivo Quota 41 della Lega – una delle formazioni politiche della coalizione di centro destra – dovrà ritenersi rinviato a non prima del prossimo anno. Ricordiamo che Quota 41 prevede il pensionamento con il raggiungimento di 41 anni di versamenti al di là dell’età anagrafica e del sesso del lavoratore.

D’altronde come opportunamente notato da tutti gli osservatori, la prossima manovra non potrà che avere un taglio ‘pratico’ e badare alle necessità più immediate della collettività. Ecco perché si parla piuttosto di un rinnovo di Ape sociale e Opzione Donna, mentre per l’effettivo smantellamento della legge Fornero – che comunque resta un obiettivo del centrodestra – bisognerà aspettare ancora. Ma non è detto che avverrà con Quota 41 – essendo il dibattito sulle nuove soluzioni previdenziali tuttora aperto nel centrodestra.

I problemi del varo della riforma strutturale delle pensioni si giocano su due aspetti, uno relativo alle tempistiche e alla collocazione dell’obiettivo in un’agenda già ricca di impegni e scadenze, l’altro collegato invece alla fattibilità di una riforma strutturale in termini di finanze pubbliche. 

Riforma pensioni: il fattore tempo gioca contro

Lo abbiamo appena accennato: il tempo stringe e ciò di certo non gioca a favore di una riforma pensioni strutturale, che possa essere davvero un integrale riassetto delle regole previdenziali. Il Governo che si formerà a breve non avrà spazio per una discussione ampia e condivisa su questi argomenti, almeno nei prossimi mesi.

Infatti le consultazioni non avranno in inizio prima di metà di ottobre e, pur con una maggioranza ampia, i tempi tecnici ci fanno ritenere che il nuovo Governo non sarà nella piena operatività se non ad inizio novembre. Il paese dovrà evitare l’esercizio provvisorio, e per farlo dovrà approvare la legge di Bilancio entro il 31 dicembre.

Insomma, le settimane non sono molte e perciò, dal lato previdenziale, non è auspicabile che una ristretta serie di modifiche all’impianto della legge Fornero la quale, almeno per il momento, resterebbe in piedi.

I rischi di esercizio provvisorio si contrappongono ad una riforma pensioni nei tempi brevi

E’ importante ricordare che l’esercizio provvisorio consiste in una modalità di spesa pubblica nel nostro paese che fa riferimento, quanto all’entità, al dato storico degli anteriori esercizi finanziari. Detto esercizio scatta laddove non vi sia approvazione della legge di Bilancio entro i termini. Il problema dell’esercizio provvisorio è che adottarlo condurrebbe ad un vero e proprio blocco dell’economia nazionale: infatti le istituzioni sarebbero costrette a limitarsi alle spese di ordinaria amministrazione, senza poter investire e introdurre novità sostanziali. Pensiamo allora ai bonus o alle proroghe e a tutte quelle operazioni che servirebbero all’Italia, per rafforzare la propria economia e per non perdere credibilità nei confronti dell’opinione pubblica internazionale.

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Ecco perché per il momento la riforma pensioni strutturale sarà spostata a non prima del 2023. Al momento vi saranno piuttosto il rinnovo di Opzione Donna, o la rivalutazione delle pensioni di invalidità o ancora qualche norma sulla flessibilità in uscita per uomini e donne
(ma sempre nell’ambito del sistema contributivo). Insomma, per vedere grosse novità bisognerà aspettare l’anno prossimo e la redazione della legge di Bilancio.