La Russia nel baratro, il popolo russo volta le spalle a Vladimir Putin!

La Russia sembrerebbe sottosopra. A spopolare tra i suoi cittadini è la paura. Putin perde di credibilità ogni giorno che passa.

E nella ressa generale, i giovani fuggono.

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Alcuni sondaggi politici potrebbero dare l’idea di quello che sta accadendo. Sebbene detenga un favore ancora al di sopra del 70%, l’autocrate Vladimir Putin deve registrare una lenta ma inesorabile discesa. Perché per quanto possa mettere a tacere i dissidenti, imprigionarli, ammutolirli, il risultato plebiscitario del 2014, 84%, è ormai un lontano ricordo.

La Russia stravolta, la mobilitazione parziale il colpo di grazia

In terra russa son mesi che domina il caos. La proclamazione della mobilitazione parziale è solo la punta dell’iceberg. Stando a una statistica curata dall’Istituto Levada di Mosca, valutato come il solo indipendente dello Stato, a seguito della suddetta dichiarazione pubblica da parte del Cremlino, il sentimento preponderante registrato nel popolo russo è quello dell’ansia e della paura (47%), a seguire un senso di stato confusionale (23%).

L’orgoglio nazionalistico raccatta a malapena il 22%, per non parlare del risentimento, che si attesta al 13 %. Anche il sostegno alla guerra di Putin va calando, la cosiddetta “operazione militare speciale” a settembre contava il 44% dei favori dei partecipanti al sondaggio, a marzo la percentuale stimata era del 52. Sconfitte militari, economia in crisi, figli morti, detenzioni forzate, crimini contro l’umanità, futuro in bilico, dichiarazioni scellerate, ingredienti ideali per un cambio di passo o addirittura di vertice.

La preoccupazione del popolo russo

Sono diversi i giornalisti indipendenti a riportare la notizia che nel corso della giornata di lunedì, nel cuore di Mosca, mentre tutti i media nazionali passavano le terribili immagini della tempesta di missili si Kiev, le manifestazioni di plauso sono state quanto mai scarse.

Viceversa, il popolo russo sembrerebbe piuttosto impensierito, specie coloro che sono a rischio reclutamento per via della mobilitazione parziale, proclamata da Putin qualche settimana fa. Al fronte non ci si vuole andare, il panico non risparmia nessuno, ci si chiede quanto possa ancora durare il conflitto e quale futuro attende il proprio Paese.

A pesare su di un clima davvero tesissimo, non solo le sconfitte sul campo di battaglia, ma anche un contesto economico disastrato. Stando al primo ministro, Mikhail Mishustin, l’economia russa riprenderà la sua crescita entro un triennio, occorrerà adattarsi alle sanzioni. Ma sempre il primo ministro ha eluso ogni riferimento alle perdite previste per quest’anno. La Banca Mondiale ha calcolato che il tracollo dello sviluppo potrebbe sfiorare addirittura il 6%.

Putin, per la Russia il peggio deve ancora venire

Occorre anche considerare come alcune sanzioni cominceranno a incidere concretamente solo a stagione autunnale e invernale in corso. Per la Russia di Putin la parte peggiore potrebbe ancora arrivare.

A oggi ben più di un migliaio di importanti marchi esteri hanno abbandonato il Paese, innumerevoli negozi sono stati costretti a chiudere i battenti e non pochi articoli cominciano a scarseggiare svanendo dagli scaffali dei supermercati.

Il domani agli occhi dei russi sembra una grossa incognita. La proclamazione della prima mobilitazione, sebbene parziale, ha messo tutti in allarme. L’agitazione generale ha portato a un autentico assalto ai bancomat e a infinite file nelle sedi centrali e secondarie degli enti di credito al fine di ritirare quanto più denaro possibile.

Vi sono anche persone che fuggendo hanno portato i propri contanti in altri Paesi. In Georgia, sin dal divampare del conflitto, si è registrata l’apertura di ben più di 45mila conti corrente appartenenti a cittadini russi. Fuga di persone e di capitali, fuga dalla Russia. E chi non parte sprofonda nella povertà, anche per via dell’inflazione, che stando alle considerazioni degli addetti ai lavori alla fine del 2022 dovrebbe aggirarsi sul 13%. Percentuale eccessiva, per uno Stato dove il 20% ha affermato di aver constato l’erosione dei propri risparmi.

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